Fare finta di nulla

Se avete notato, nonostante alcuni articoli apparsi di recente sui giornali, per esempio il mio editoriale su Olio Officina Magazine, ma anche altrove per fortuna, il tutto a partire dalla brillante inchiesta di Agricolae.eu sul direttore generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, gli agricoltori tacciono, non commentano: o sono pavidi e hanno paura, il che non li giustificherebbe; o sono complici e si accontentano delle briciole, il che li rende ancora più biasimevoli. Intanto Coldiretti sa come manovrare le masse: ordina ai politici, ministri compresi, di indossare la casacca gialla, organizza proteste di piazza a difesa della razza italiana, ora incitando all’olio italiano, ora al latte italiano, ora ad ognuno dei frutti della terra tratto dal suolo italiano e mette tutto a tacere. “Capito mi hai?!” diceva quel tale, e così l’Italia complice tace e fa finta di niente, nel silenzio generale e con la complicità degli agricoltori (che poco hanno da lamentarsi, visto che sono pieni di soldi). Evviva l’Italia, dalle camicie nere alle casacche gialle nulla è cambiato.

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Il torbido nel mondo dell’olio

Se c’è un merito da attribuire alla presidente di Pandolea Loriana Abbruzzetti, questo è senza dubbio la costanza nel perseguire l’unico obiettivo che si è posto nella vita: smascherare le frodi, il torbido che c’è nel mondo dell’olio. Questione di punti di vista. E’ opera meritoria, sia ben chiaro: se le frodi ci sono, perché allora non smascherarle? Così, immancabile arriva l’equazione: “Abbasso la Frode: Extravergine = Qualità”. Non sto esagerando: è scritto proprio così, nel programma Enoliexpo al Fermo Forum, maiuscole in eccesso comprese. Un titolo esemplificativo di una tendenza a invocare giustizia in atto ormai da qualche anno. Se viviamo, come sembra dai toni concitati, dei tempi bui, dobbiamo dunque attrezzarci, evidentemente. Così, alcuni intrepidi volenterosi, li notiamo impegnati in prima persona a smascherare una società corrotta e corruttrice. Per fortuna – è il caso di dire – che esiste un gruppo ormai coeso e agguerito, pronto a sacrificare la propria vita, il proprio tempo libero, pur di difendere la società dalle dinamiche criminali che la sta investendo. Per fortuna – aggiungo – che esistono costoro e non demordono mai, altrimenti sarebbe per tutti la fine: sommersi da olio adulterato. Non so in che modo (e mondo) vivano i seguaci di Coldiretti e i loro affiliati, ma so che da anni non hanno altri argomenti al centro dei loro dibattiti che non siano quelli evocanti frodi e sofisticazioni. L’imprinting dell’arcinota associazione di categoria c’è e si nota in maniera evidente. Hanno tirato dentro perfino le stesse istituzioni, per la prima volta non più coinvolte in veste di soggetti autonomi, operanti nel sistema Stato, ma in qualità di soggetti inclini a indossare con spensieratezza casacche, come brillantemente fece a suo tempo l’ex ministro agricolo Nunzia De Girolamo al confine di Stato in una protesta organizzata alle frontiere. Se questo è il nuovo corso, ne prendiamo atto. Evviva l’Italia! – ma noi, in ogni caso, e che lo si sappia, scriviamo da un’altra Italia.

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Atlante degli oli italiani

Vi avevo promesso una sopresa qualche settimana fa, quando ho detto di aver terminato un bel lavoro che mi ha impegnato quest’estate, e non solo. Ecco la sorpresa: ha per titolo Atlante degli oli italiani ed è un libro illustrato edito da Mondadori. Lo presenterò a Milano il 23 gennaio, in occasione di Olio Officina Food Festival 2015. Con me l’antropologa e scrittrice Daniela Marcheschi, la teorica del linguaggio Rosalia Cavalieri, e lo scrittore Guido Conti. Come potete notare nessuno di essi ruota intorno al mondo dell’olio. E’ un libro dove ho lasciato parte di me, frutto di oltre due decenni di impegno costante e assoluto nel sensibilizzare intorno alla cultura dell’olio. Ne sono fiero, segno che chi ci crede porta a casa tanti buoni frutti. Questo libro è dedicato a una persona cui voglio bene e stimo tanto. Ecco, ve l’ho comunicato di domenica perché è uan comunicazione da domenica mattina. Buona domenica a tutti, e non mancate all’appuntamento della presentazione in anteprima assoluta. Sì, perché il volume, di 260 pagine, sarà in libreria solo dal primo febbraio. Chi verrà a Olio Officina Food Festival potrà averne copia in largo anticipo. Non solo, per chi ama le cose fatte bene, sempre nella giornata di venerdi 23 è possibile farsi mettere l’annullo filatelico anche sul libro, e io vi assicuro che firmerò le copie molto volentieri. Credetemi: è bello veder nascere un libro, dalla pagina bianca fino alla sua pubblicazione con i profumi della stampa ancora freschi. Continua a leggere

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La svolta parte da qui

Anche oggi è domenica, il tempo scorre in fretta, mentre si sta avvicinando sempre più Olio Officina Food Festival 2015. Fervono i preparativi, senza sosta. Ciò che mi appare ogni giorno, nei lavori preparatori dell’evento, è quanto tutti voi – tra coloro che avranno il piacere di esserci, dal 22 al 24 gennaio a Milano – vedrete in tutta evidenza nel corso dei tre giorni della manifestazione. Sono emozioni, grandi, intense, profonde. Ieri ho lavorato a una grandissima sorpresa, a qualcosa di unico, di cui darò notizia solo il 15 gennaio, nel corso della conferenza stampa. Ed è bello, credetemi, costruire qualcosa di utile per tutti. Ho dedicato all’olio da olive il miglior tempo della mia vita, tanti libri, articoli, eventi. Nonostante tutto, nonostante questo Paese sia immobile e anche un po’ depresso (forse anche un po’ corrotto, sin nelle istituzioni) ha ancora tante energie vive e idee che vogliono diventare espressione di concretezza. Non finirò mai di ringraziare le tante e belle persone che mi sostengono e con cui sto portando avanti un progetto così importante e a cui pensavo da lungo tempo, sin da ragazzo, poco più che adolescente. Insomma, per chi ha obiettivi da realizzare, occorre solo crederci e i risultati arrivano, Quando si dice restituire valore e dignità a un prodotto per tanto tempo bistrattato come l’olio da olive, io intendo proprio ciò che di volta in volta sto realizzando, talvolta anche senza gli appoggi di chi dovrebbe spendere tutto se stesso per aiutarmi. Fare cultura dell’olio non significa riempirsi la bocca di parole, ma concretizzare con segni tangibili ciò che realmente può apportare qualcosa di utile, senza mai mescolare la cultura vera con pretesti puramente di sfondo commerciale. La svolta, per tutti, parte da qui: l’ingrediente principale è la propria buona volontà.

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Non si riduca l’olio a pura merce

Forse sarò estremo, ma, almeno sotto Natale, consentitemi di esserlo. Per questo vi chiedo di non fermarvi a ciò che appare, ma di avere uno sgaurdo che vada oltre il consueto e il prevedibile. Io non accetto l’idea che l’olio venga banalmente considerato l’olio. Per me ha qualcosa in più della semplice e scontata apparenza. L’errore in cui incappano in tanti, è di ostinarsi a guardare all’olio da olive quale pura merce, quando invece c’è una profondità spirituale ignorata non solo da chi l’olio lo consuma, ma perfino da chi lo produce e ne ha fatto una professione il produrlo o benderlo. C’è chi, da professionista, magari bravo e serio, continua a trattare tale materia prima senza a volte rendersi conto di ciò che ha concretamente tra le mani. Ecco, io credo che occorra aspirare ad altro e non fermarsi alla sola evidenza. Occorre avere una visione diversa, non più legata alla sola mercificazione. Volete volare alto? Leggete QUI, allora. Se non conoscete la vita di san Benedetto, colui che ha scritto la regola dell’Ora et Labora, allora fermatevi un po’. Rfiflettete, meditate. Non lasciatevi scivolare addosso la vita professionale pensando solo a far quadrare i conti o guadagnare di più.

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Dove ero finito

L’ultimo post sul blog Olivo Matto l’ho postato lo scorso 25 ottobre. Ne è passato di tempo. Non che siano mancate le idee da mettere nero su bianco. Sono stato, anzi, proprio dentro, nel vivo delle idee, quasi rapito da esse, da non avere altro tempo. In compenso le tante idee in cantiere le ho tradotte in realtà. Una di queste idee si sta traducendo in qualcosa di molto concreto, proprio in questi giorni: in tipografia. Sarà un oggetto fisico: un libro di 260 pagine di cui presto vi riferirò. Tenete presente una data: il 20 gennaio. E’ quella dell’uscita in libreria. Prima di questo giorno ci sarà invece, il 15 gennaio, la conferenza stampa di presentazione di Olio Officina Food Festival 2015. Sempre al Palazzo delle Stelline, a Milano. E’ un grande lavoro che sottrae tantissime ore del giorno. Un festival, quando lo si vede da pubblico lo si vede nell’atto del suo compiersi, ma ogni ingranaggio va pensato e meditato. C’è tutto un tempo prima, destinato a costruire Continua a leggere

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