Una pura esibizione di muscoli

Avete presenti le note di grande entusiasmo miste a boria, relative ai presunti successi di cui l’Italia vanta ai quattro venti, in materia di indicazioni geografiche concernenti i propri prodotti agroalimentari? Ebbene, ogni volta si leggono comunicati stampa di giubilo. Al raggiungimento dell’ennesimo traguardo sono tutti a pontificare, sentendosi maestri indiscussi. L’onore e l’orgoglio. Soddisfazioni, sicuramente, ma il sapere – come dice in molte occasioni pubbliche il minsitro alle Politiche agricole Maurizio Martina – che l’Italia è leader in Europa per numero di attestazioni di origine conseguite, costituisce di per sé un successo, se poi sui mercati queste Dop e Igp sono presocché assenti? Noi ne possiamo vantare ben 271, tra Dop e Igp, e non ci batte nessuno in Europa, ma non vi sorge nemmeno lontanamente il sospettto che si tratti solo di una pura esibizione di muscoli?

Ci sarebbe da interrogarsi su questa corsa compulsiva ad acquisire sempre nuove indicazioni geografiche, ma serve soprattutto il mercato, la giusta remunerazione per chi lavora, oltre a una consapevolezza del valore da parte del consumatore. Finora mi sembra che ci sia stata solo la fretta nel partecipare a una gara, ma una volta ottenuta la canditatura a parteciparvi poi non si corre più per raggiungere durante la corsa l’agognato targuardo Continua a leggere

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La grande paura dei grandi simboli global

Il tema portante di Expo 2015, “Nutrire il pianeta”, è così vasto e onnicomprensivo che non lo si può eludere, nemmeno a volerlo. Tutto sta alla nostra coscienza accettare di affrontare il tema a partire da alcune sollecitazioni di carattere simbolico che mi pare siano tutte presenti in Expo. Occorre solo spogliarsi di pregiudizi inconsapevoli di cui possiamo essere vittime ignare. La presenza tanto contestata, tra gli sponsor, di realtà come Mc Donald’s e Coca Cola non mi impensierisce: sono così presenti ovunque, in qualsiasi contesto, che averli o non averli a Expo non cambia di fatto nulla. Le nostre scelte sono scelte (io sono convinto che debbano necessariamente esserlo) autonome, di conseguenza non vedo alcuna minaccia nella presenza di simboli storici della globalizzazione quali Mc Donald’s e Coca Cola. Non sono nemici, sono opzioni che ciascuno può accogliere o non accogliere. Non vedo la ragione di essere contro Continua a leggere

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Expo sì, Expo no

Ciò che più mi fa ridere (non sorridere, ma ridere), sono coloro (e io li chiamo perditempo) che si organizzano per esprimere il proprio “no” a Expo, andando in strada a manifestare, magari imbrattando o distruggendo ciò che trovano davanti agli occhi. Vuoi andarci e sei curioso? Ci vai. Non vuoi andarci e nemmeno ti piace lontanamente l’idea dell’Expo? Allora, non ci andare. Le alternative per chi è contrario sono tante: una sana masturbazione ristorativa, o una canna per esempio, possono bastare, ma non c’è necessità, solo perché si è contrari all’Expo, di disturbare il prossimo, e soprattutto chi – nonostante tutto – intende costruire qualcosa, non disfare. La domanda non è se Expo riuscirà a essere coerente o meno con il tema portante (“Nutrire il pianeta”), o se sarà capace di affrontarlo. E’ che mi sembra assurdo, dinanzi a una simile occasione internazionale, che si debba sempre essere critici e ostativi comunque e sempre. Se l’alternativa a quanto si è realizzato per Expo è la protesta, preferisco anche un Expo male impostato piuttosto che il non fare. Riusciranno gli italiani – maestri nel disfattismo – a fare di un grande evento qual è appunto Expo una grande opportunità (diretta o indiretta che sia) per il proprio Paese e per se stessi?

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Una televisione senza agricoltura

Ieri, il televisore acceso, mi sono trovato a seguire mio malgrado, visto che ero in compagnia, una trasmissione domenicale su Rai Uno, e così mi è venuto spontaneo scrivere un brevisismo post sul mio profilo facebook, che riporto qui, tal quale, senza ulteriori commenti:

Cosa abbiamo fatto per meritarci “Linea Verde”? Quante colpe ancora dobbiamo espiare pur di vedere soppressa questa assurda e inutile trasmissione Rai?

Mi chiedo soltanto – oggi, a pensarci – perché l’agricoltura sia scomparsa dalla televisione. Vi sono tante belle trasmissioni, perché allora non si riesce a fare qualcosa di buono e di moderno che parli e affronti temi agricoli in modo diverso e più interessante e coinvolgente rispetto al deserto attuale?

“Linea Verde” è tutto tranne che agricoltura, ma soprattutto è la peggiore televisione che si possa immaginare. Paradossalmente, è di gran lunga migliore perfino l’arcinota TV spazzatura dei reality. Insomma, quando si deciderà di far qualcosa di utile in materia di agricoltura e ruralità, possibile che non vi sia la volontà di uscire dai soliti schemi?

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Il proprio orticello

Dopo aver lavorato per almeno cinque mesi di fila dalle 14 alle 20 ore al giorno, adesso che sto rientrando nella (quasi) normalità non mi sembra vero avere tempi più dilatati e lenti. I grandi progetti richiedono infinite energie e a volte comprendi come sia meglio essere egoisti e pensare unicamente a se stessi, al proprio bene, anziché lavorare per progetti comuni. Ecco, l’anomalia, tutta italiana, è che i progetti comuni siano in pochi a coltivarli, ed è proprio per questo che l’Italia arretra, proprio perché in pochi sono disposti a spendere energie per la collettività, per progetti comuni condivisi. Che si può fare? Credo nulla. Accettare lo stato della realtà e proseguire per la propria strada, con coerenza. Peccato che a lamentarsi siano esclusivamente i nullafacenti, o chi spudoratamente bada solo al proprio orticello e non si cura di lavorare per il bene comune. Mentre scrivo e agisco, concretamente, altri chiacchierano e discettano intorno al nulla, come dieci, venti, trent’anni fa; e magari stanno elaborando una legge, l’ennesima, per risolvere annosi problemi del comparto oleario italiano, dimenticando che per andare avanti occorre fare, non poltrire o addirittura opporre resistenza al nuovo. Chiudo segnalando una intervista che ho rilasciato a Jeanne Perego su InsalataMente: QUI

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Una metastasi nel mondo dell’olio

Ieri ho letto su facebook commenti di minaccia e diffamazione pura ai danni di una persona che conosco e stimo, un caro amico. Non c’è da stupirsi di quanto accade intorno a noi, evocando spettri come l’Isis, quando il male in realtà sta attraversando le persone senza che queste si rendano conto della stupidità del male. Conoscevo un mondo dell’olio diverso, migliore come qualità delle persone, da quando alcuni di loro hanno perso il lume della ragione inseguendo l’odio come unico linguaggio interiore, questo mondo si sta progressivamente sfaldando distruggendosi con le proprie mani. La responsabilità di questo degrado umano la attribuisco ad alcune associazioni di categoria che per coprire i propri fallimenti e abusi decennali indicano un nemico da combattere, individuandolo quale capro espiatorio. Questo stato di tensione incontra sempre l’adesione di chi non ha una personalità ben strutturata e stupidamente si lascia prendere dall’odio generando male su male, senza nemmeno porsi il dubbio sulla liceità dei propri comportamenti. Io non appartengo a questa metastasi del mondo dell’olio. Mi tiro fuori da questo degrado umano, e non ho nulla da condividere con tanta mediocrità in circolazione. L’olivo è simbolo di pace e l’olio è alimento che unisce e non divide.

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