Fare finta di nulla

Se avete notato, nonostante alcuni articoli apparsi di recente sui giornali, per esempio il mio editoriale su Olio Officina Magazine, ma anche altrove per fortuna, il tutto a partire dalla brillante inchiesta di Agricolae.eu sul direttore generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, gli agricoltori tacciono, non commentano: o sono pavidi e hanno paura, il che non li giustificherebbe; o sono complici e si accontentano delle briciole, il che li rende ancora più biasimevoli. Intanto Coldiretti sa come manovrare le masse: ordina ai politici, ministri compresi, di indossare la casacca gialla, organizza proteste di piazza a difesa della razza italiana, ora incitando all’olio italiano, ora al latte italiano, ora ad ognuno dei frutti della terra tratto dal suolo italiano e mette tutto a tacere. “Capito mi hai?!” diceva quel tale, e così l’Italia complice tace e fa finta di niente, nel silenzio generale e con la complicità degli agricoltori (che poco hanno da lamentarsi, visto che sono pieni di soldi). Evviva l’Italia, dalle camicie nere alle casacche gialle nulla è cambiato.

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14 risposte a Fare finta di nulla

  1. Davide Giuseppe Tassielli scrive:

    Giordano Bruno Guerri, in un suo libro, scrive: “Il protezionismo doganale inaugurato dalla Sinistra agevolò il settentrione industriale, con ricadute tremende sul Meridione agricolo: le altre nazioni risposero con un’uguale chiusura e i prodotti italiani – soprattutto vini e formaggi – furono esclusi dal mercato europeo. Fra il 1885 e il 1898 il Sud attraversò così una crisi gravissima: i grandi proprietari non ebbero più interesse a migliorare e produrre, finendo per trascurare vieppiù, o addirittura abbandonare, le terre.”…..pensare che i problemi dell’agricoltura italiana siano le casacche gialle e l’opinione di questa o quella persona è veramente banale!….i problemi dell’italia attuale stanno nel non aver fatto i conti con la propria storia, nel non fare tesoro degli errori del passato, … una discussione che si rispetti deve vedere tante posizioni esprimesi… in questo tipo di blog non leggo altro che gente che asseconda la posizione di chi gestisce il blog ma così non si cresce….dov’è la dialettica!

    • Suggerisco la lettura dell’articolo di Alfonso Pascale, or ora pubblicato su “Olio Officina Magazine”, partendo dal libro “Il mais ‘miracoloso’. Storia di un’innovazione tra politica, economia e religione”, di Emanuele Bernardi (Carocci editore, 2014): http://www.olioofficina.it/societa/cultura/ritratto-dell-italia-agricola.htm

      Quanto alle casacche gialle, non sono le uniche responsabili del declino dell’agricoltura italiana, ma hanno senza dubbio la responsabilità maggiore, visto che hanno dominato invano la scena nazionale senza far ricavare alcun vantaggio agli agricoltori. Piaccia o meno, la Coldiretti ha colpe talmente gravi che la sua difesa d’ufficio, pur meritoria, non potrà mai giustificare il grande scempio dell’Italia agricola a opera di una organizzazione che si è dimostrata ostile prima ancora che poco collaborativa verso le altre voci. Altro che mancanza di dialettica interna al mondo agricolo.

  2. Davide Giuseppe Tassielli scrive:

    Qualche giorno fa ho commentato negativamente gli amari toni di un suo articolo, in cui, senza neanche tanti giri di parole, si attaccava la libertà di espressione (di una comica che fa satira peraltro molto apprezzata), finanche la democrazia…questa stessa libertà le permette, in questo Blog, in una sorta di confronto assai provocatorio (per usare un eufemismo), di accostare le camicie nere alle casacche gialle…. non le sembra di godere di quella libertà che lei tanto critica? io, fossi in lei, penserei che ci possa essere gente che di me pensa ciò che io penso della comica/satira …. accostare le camicie nere alle casacche gialle, per quanto con intento provocatorio, costituisce un affronto al vero storico! lei ed io apparteniamo a generazioni che godono dei frutti dei sacrifici di partigiani e combattenti che hanno perso la vita per la libertà e probabilmente adesso, o qualche anno fa, hanno indossato le casacche gialle, visto che tra i partigiani c’erano molti della DC. Come in altri commenti, rinnovo l’invito a leggere qualche libro di storia in più….

    • Fa bene Davide Giuseppe Tassieli, eserciti il diritto di critica e lo faccia sempre – compresa l’autocritica, altrimenti serve a poco criticare.

      Le stupidaggini della comica Guzzanti si commentano da sè, basta un briciolo di buon senso per comprendere l’insesatezza di certi commenti: http://www.olioofficina.it/societa/italia/tutti-esperti-anche-sabina-guzzanti.htm

      Accostare le camice nere a quelle gialle lo trovo azzeccatissimo, anche se si tratta di due momenti storici diversi e di due realtà comunque differenti, ma nemmeno poi tanto in verità: prevale effettivamente la logica della sudditanza da parte dei soci coldirettiani verso i loro capi (“signorsì, comandi”).

      Grazie per l’invito a leggere, ho una casa che esplode di libri e per fortuna non mi sento in colpa nel comprarne tanti. Mi indichi pure alcuni titoli che lei reputa essenziali e sarà mia cura procurarmeli, non mancherò di leggerli.

      • Tassielli, con due elle, mi scusi l’errore di battitura

      • Davide Giuseppe Tassielli scrive:

        Come lei insegna: “c’è olio e olio”… lo stesso vale per i libri….per il suo caso consiglio: “mito, storia e civiltà 3° volume”

        • Ed esattamente: “Mito, storia, civiltà. Corso di storia per la Scuola media”, di Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro.

          Si può anche andare oltre un volume scolastico.

          Il mio professore di Storia Medievale all’università – correvano gli anni Ottanta, nella Milano da bere – ci consigliò di leggere l’illuminante libro “Apologia della storia o mestiere di storico”, di Marc Bloch, edito da Einaudi, testo che rappresenta un capisaldo per tutti, e che le consiglio caldamente, ma non per il suo caso specifico, per la sua vita in generale.

  3. Io per natura non voglio dare giudizi; nella cooperativa di cui io sono presidente siedono nel cda produttori agricoli che appartengono alle diverse espressioni dei sindacati di rappresentanza agricola ma quando si esprimono sanno bene che devono farlo sui concetti e sulle strategie della cooperativa e non basandosi sui pensieri delle organizzazioni o su mandati ricevuti più o meno palesi. Male sarebbe il contrario perchè se si ragiona di agricoltura si ragiona di imprese che tutti i giorni vanno in guerra, praticamente contro tutti e gli slogan servono a poco. Questo per dire che concordo pianamente con il tuo pensiero ma dico anche che purtroppo in italia non siamo ancora maturi per capire che se vogliamo salvare il comparto agricolo, quello che lavora nei campi e dai campi deve portare a casa la pagnotta, dobbiamo lasciare da parte gli interessi di parte; se c’è qualcuno che pensa di essere più bravo dell’altro a parole o dal punto di vista mediatico sarebbe bene che lavorasse per il bene comune e non per il proprio tornaconto. A me in cooperativa hanno insegnato in questo modo e ne vado orgoglioso. Buon lavoro

    • Grazie Massimo Carlotti, per la preziosa testimonianza: è vero, occorre lavorare per il bene comune; ed è proprio ciò che è venuto a mancare in Italia in tutti questi anni.

      Non credo si riesca a farlo, la mia esperienza personale non mi offre uno spaccato positivo della realtà, tranne rare eccezioni – che appunto sono eccezioni.

      Io comunque ci credo sempre; e forse, per salvare il Paese, occorre superare le logiche divisive, ma non lo so se come popolo siamo pronti per accogliere e far proprio un simile attggiamento. Siamo sempre gli eredi di Guelfi e Ghibellini, non dimentichiamolo.

  4. Gli agricoltori tacciono. Tacciono perché si sentono impotenti, e forse lo sono pure. Tutti ci sentiamo impotenti, ecco perché si tace. Alla fine, siamo tutti coldirettiani. Ricorda?

    Questa Italia, nonostante gli sforzi di qualcuno come Lei, non si può cambiare.

  5. massimo scrive:

    Ho la netta sensazione, osservando qua e là queste bandiere giallo verdi che ci sia , da parte degli agricoltori un grande spirito di appartenenza per fede. Una fede difficile da scalfire come in una religione. Ed è questa fede che li fa sentire “protetti” per volere quasi divino. Protetti da qualsiasi attacco esterno di qualsiasi genere , una sorta di protezione anche da controlli ad esempio. Chi sarebbe quell’organo , tra i tanti, disposti a controllare ad esempio un mercatino di poveri agricoltori ? Sarebbe come un attacco alla croce rossa in fondo. E se qualcuno attacca il vertice loro non ci credono e pensano che si tratta semplicemente di un attacco insulso e strumentale e tutto è falso. Dio esiste, è basta.

    • Sì, Massimo, è proprio così: è proprio un atto di fede, per alcuni; ma una fede malata, perché la vera fede non annulla mai il valore della persona.

      E’ la fede di chi si rifugia in una setta

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