Nessuno crede più nel futuro?

L’Italia sarà un disastro, se non torna a fare figli – a sostenerlo è stata in queste ore il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Anche l’olivicoltura italiana – aggiungo io – vivrà evidentemente il medesimo disastro, se gli olivicoltori non torneranno più a piantare olivi. Un Paese con un tasso di natalità bassissimo, con culle vuote, è un Paese che non crede pù in se stesso. Lo stesso in fondo vale per il mondo dell’olio, ma soprattutto per quella che molto amabilmente preferisco definire la “Comunità dell’Olivo”. Ora però mi chiedo, se vi sia per avvero un desiderio di futuro. In olivicoltura si vive (e si tenta di sopravvivere) di ciò che esiste, e a volte nemmeno si cura l’esistente. Non c’è manuntenzione. Si parla e si scrive tanto di funzione paesaggistica degli olivi secolari, ma nemmeno questa valenza viene più valorizzata. A piantare nuovi olivi, al di là dei rinfittimenti, nessuno ci pensa, nemmeno lontanamente: dove sta finendo allora l’Italia olivicola? Sta forse riniunciando al proprio futuro? Toccherò l’argomento anche nel mio prossimo libro, in uscita per gennaio. Il titolo del libro lo comunicherò nei prossimi mesi, appena tutto sarà pronto. Intanto, la domanda riportata nel titolo di questo post – “Nessuno crede più nel futuro?” – resta una domanda malinconimanente aperta. Malinconicamente, perché forse già conosciamo la risposta.

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2 risposte a Nessuno crede più nel futuro?

  1. Il controsenso, un dato per riflettere.

    In Italia produciamo circa 300.000 tonnellate di olio e acquistiamo per circa 700.000 tonnellate. Ne esportiamo, inoltre, 300.000 tonnellate grazie al Made in Italy. Siamo quindi “costretti” ad acquistare olio dall’unione europea e non solo. Nel frattempo però ci lamentiamo degli oli provenienti da altre nazioni, le grandi associazioni ci inducono a consumare olio 100% italiano, invece di riflettere e realizzare una politica olivicola seria. Invece di organizzarci, sostenere la realizzazione di nuovi oliveti e proiettarci a nuove forme di allevamento per soddisfare l’esigenza interna del paese, pensiamo alle frodi, agli allarmismi e alle sofisticazioni per fare inutile sensazionalismo. La Spagna continua a crescere sul fronte della qualità, e l’Italia?

    Grazie dottor Caricato per questa riflessione, Lei che ha dedicato e continua a dedicare molta della sua vita all’olio da olive dovrebbe essere ascoltato da chi del giornalismo fa pura audience.

  2. domenico laruccia scrive:

    la poesia muore nei piccoli asfissianti problemi di tutti i giorni che in generale l’imprenditore in Italia incorre. Nella valanga di regole e regolette, spesso fini a se stesse e affermare sempre piu’ il potere del burocrata, nelle tasse, nei contributi previdenziali che di fatto sono a vuoto perduto, nella mentalita’ di chi, in molti, pensa di vivere ancora negli anni ’70 o al massimo ’80 e nulla sa del Mondo. L’impresa, che e’ poesia, pertanto, fa la medesima fine orribile, che accompagna la fine della poesia negli uliveti … e resta la tristezza.

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