Il mondo dell’olio sta sclerando

Proprio così, non c’è più il senso della misura ormai. Ognuno si sente portatore di verità rivelata. Tutti assolutizzano il proprio verbo: chi sostiene i monocultivar, bocciando irrimediabilmente i blend; chi i denocciolati, bocciando il resto della produzione; ma vi è perfino chi si inventa gli oli a Km 0, contrapponendoli agli altri, rei di non venire dallo stesso luogo; e altri pronti a evangelizzare un nuovo futuro, all’opera da veri ispirati del Signore, gli unici bravi, i migliori sulla piazza, quasi fossero i loro oli realizzati con sapienza artigiana, cesellando ogni oliva con le proprie mani, prima di averla ascoltata, fino a dialogare con ogni molecola, salvo poi comprare e vendere, come propri, gli oli che si trovano in abbondanza in Puglia e in ogni angolo del Sud. Poi ci sono quelli che come culturisti esibiscono i polifenoli: “noi che i polifenoli li abbiamo nel sangue che irrora il nostro cervello”. E in questo stato confusionale, c’è addirittura chi demonizza gli oli verdi, ritenendoli veleno. Ormai accade di tutto, nella proliferazione della chiacchiera universale e nell’abitudine di esprimere pensieri assoluti su tutto. Forse, io dico, era molto meglio quando nessuno si occupava d’olio ed era tutto meno caotico. Ci vorrebbe un po’ di serietà e buon senso. Meno assolutizzazioni ed estremismi, ecco cosa ci vorrebbe. Anche perché, a furia di affermare verità rivelate, i prezzi dell’olio crollano vertiginosamente. Il mio punto di vista, a pochi giorni dalla fine del 2013? Viva l’olio democratico, ecco cosa dico io: senza tanti fronzoli, l’olio di tutti e per tutti, bello e buono com’è, puro succo di oliva, genuino e piacevole, ricavato da olive coltivate con dedizione e spirito di operosità e senza tanti grilli per la testa.

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