Ma quanti oli difettati ci sono in giro?

Olio mosso. Foto di Luigi Caricato

Lo so che è un tema scivoloso e insieme impervio, ma alle volte va affrontato. Serve per capire che è pur sempre necessario agire per il meglio, rendendosi conto che non sempre sia possibile sorvolare sulle problematiche della qualità degli oli confezionati. Un lettore esperto, un consulente professionale, Vincenzo Nisio, mi scrive che è in vacanza con la famiglia nel Leccese, sottoponendomi un seria riflessione, che estendo anche a voi. Per ragionarci su. A un certo punto leggo l’espressione “indignazione!” Proprio così, quasi fosse uno sfogo. Il fatto, in sostanza, è questo: è possibile assaggiare oli che probabilmente non sono nemmeno extra vergini? Nisio tira in ballo extra vergini a marchio Dop Terra D’Otranto, o certificati Bio. Offro volentieri spazi di replica al Consorzio di tutela, e quanti si sentiranno di dissentire. La questione va comunque posta, perché è reale. E’ davvero possibile che si certifichino oli Dop con presenza di difetti? E’ stata una coincidente eccezione? Da salentino quale sono – anche se ormai vivo a Milano da quasi trent’anni – non mi fa piacere leggere una riflessione così tranchant, però è giusto anche accogliere le osservazioni, credendo sempre nella buona fede delle stesse, come appunto io credo, senza avere dubbi al riguardo.

 

Egr. Dott. Caricato,

scrivo per raccontarle cosa mi è successo ieri sera, e lo faccio anche per dare vita ad uno sfogo che ho dentro perché sono in vacanza con la famiglia e nessuno capisce di olio, per cui non posso esprimere la mia

Prima però voglio ringraziarla per la sua attività, io La seguo da tempo con molto rispetto e soprattutto con passione. Sono d’accordo quando dice che la questione frodi e sofisticazioni è seria e va affrontata in maniera forte e seria, ma è sicuramente più giusto ragionare su temi più ostici come sensibilizzare ed educare il consumatore, fare cultura dell’olio in maniera propositiva ecc.

Insomma sono con Lei.

Io da molti anni seguo aziende olivicole, con grande passione cerco di portare avanti la cultura dell’olio e di sensibilizzare il consumatore. Sono un libero professionista, assaggiatore professionista e grande appassionato di olio, ma non voglio farle credere di essere un luminare perché assolutamente non lo sono. Anzi, ho tanto tanto tanto ancora da imparare. Però ci credo.

Ho anche una associazione con la quale organizzo serate di assaggio, eventi sull’olio, cerco di aiutare gli olivicoltori a produrre un olio sempre migliore (e ce ne vuole davvero tanta) ecc. Ma non mi dilungo in queste cose che potrebbero interessarle poco.

Come accennato sono in vacanza in Puglia, precisamente a Marina di Morciano di Leuca, ed è la mia prima visita in questa zona. Da quando sono arrivato non ho fatto altro che ammirare e fotografare i maestosi alberi di olivo, migliaia, uno spettacolo unico! Vedo moltissimi cartelli, sui cigli delle strade e sui cancelli d’ingresso alle aziende agricole: “vendesi olio extravergine tracciato/certificato/garantito/100% italiano…e chi più ne ha più ne mette! Ma comunque questo lo si potrebbe anche accettare. Peccato, che facendo sosta in tre aziende agricole per acquistare qualche bottiglia e dopo una chiacchierata simpatica con i titolari, ho assaggiato degli oli che probabilmente non erano nemmeno extravergini. Ma comunque ho acquistato le mie tre bottiglie e quello sto mangiando.

Ieri sera infine sono stato a Presicce, un paesino poco distante, dove l’associazione “I Colori Dell’Olio ha dato vita alla V edizione della festa.

Ovviamente, fra le tante attività presenti perché la festa è stata organizzata molto bene, c’erano anche una decina di stand che esponevano il loro olio extravergine. Tra cui anche il DOP Terra D’Otranto ed olio Biologico.

Ovviamente ho assaggiato tutti gli oli pensando di cogliere tutte le fragranze di questo bel territorio, e invece no! A quel punto, mi creda dott. Caricato, mi sono indignato. Non è possibile, tutti gli oli presentavano un difetto, chi più chi meno. E le persone contente acquistavano, ringraziavano, degustavano…insomma ma Lei mi capisce???

Ora quello che chiedo, a Lei che sicuramente ha molta più esperienza di me (e consapevole io di non poter e voler giudicare la Puglia oliandola con quattro oli assaggiati) è questo: è possibile che ci siano così tante aziende che ancora non hanno capito come fare un extravergine di qualità oppure sono stato così sfortunato io a trovare tutti oli difettati?

La ringrazio e La saluto Cordialmente.

Vincenzo Nisio

20 agosto 2013

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10 risposte a Ma quanti oli difettati ci sono in giro?

  1. Egregi signori,
    abbiamo appreso casualmente (purtroppo), nel corso di una occasionale conversazione, della questione in essere sulla Ns. DOP ed in particolare su quanto sembrerebbe essere stato riscontrato, da un “esperto, … consulente professionale”, in una bottiglia di Olio DOP TERRA D’OTRANTO, degustata nella serata del 19 agosto u.s. durante la frequentatissima manifestazione all’aperto “I Colori Dell’Olio” a Presicce (LE), ossia nell’estremo sud del Salento, per chi non conoscesse la località.

    Riteniamo che, trattandosi di una “tagliente” questione riguardante una DOP, sollevata e diffusa da esperti del settore, si dovesse valutare l’opportuna e circostanziata segnalazione diretta al Consorzio di Tutela, che ha riferimenti facilmente reperibili da internet. Infatti, gli esperti del settore conoscono, ma anche molti e semplici consumatori, che i Consorzi di Tutela esercitano le attività principali di tutela del prodotto certificato e della stessa denominazione di origine, oltre al naturale servizio di informare e tutelare il consumatore finale. L’ulteriore e fondamentale attività di vigilanza, annualmente concertata con l’IcqRepressioneFrodi del Mipaaf, che questo Consorzio è chiamato a svolgere, completa il quadro della delicata ed incresciosa situazione posta in essere.

    Questo Consorzio si è già adoperato per risalire agli espositori in questione, ma sarebbe opportuno da parte dell’esperto ed appassionato Sig. Vincenzo NISIO in particolare, fornire direttamente a questo Consorzio:
     il numero identificativo della confezione apposto sul sigillo (altro esclusivo requisito degli Oli a DOP su cui si basa la vigilanza);
     oppure, gli estremi dell’etichetta (anch’esse preventivamente approvate);
     oppure ancora, gli estremi del venditore da cui poter poi risalire al prodotto certificato.
    Pertanto, attendiamo fiduciosi una circostanziata segnalazione dal Sig. Vincenzo NISIO, magari opportunamente e tecnicamente commentata con i difetti organolettici (sia pur individualmente) riscontrati sull’Olio DOP, tali da aver provocato l’indignazione giustamente palesata dal dott. Caricato.

    Inoltre, il dott. Caricato si chiede: E’ davvero possibile che si certifichino oli DOP con presenza di difetti? Nel Ns. caso NO! Gli Oli DOP sono gli unici extravergini, per disciplinare, ad essere preventivamente testati organoletticamente al fine di ottenere la certificazione di origine. Ciò avviene presso Laboratori sensoriali riconosciuti ed incaricati direttamente dalla Struttura di Controllo (Camera di Commercio di Lecce per la DOP TERRA D’OTRANTO) che si occupa del prelievo e spedizione, in forma anonima, dei campioni ai laboratori (Multilab_Lecce per analisi fisico-chimiche, e Chemiservice_Monopoli per le analisi organolettiche – Panel Test).

    Infine, da esperti del settore quali siamo noi tutti, anche nel caso si fosse trattato di oli privi di certificazione a DOP, ci sono modi e modi di raggiungere e sensibilizzare gli organizzatori di una pubblica manifestazione. Atteggiamento che questo Consorzio, al di fuori delle competenze sulla propria DOP, non manca di portare avanti con garbo costruttivo nei confronti degli organizzatori di sagre, fiere paesane e quant’altro (I Colori dell’Olio e Presicce compresi), che punteggiano questo Ns. meraviglioso Salento. A tal proposito, Sig. Vincenzo NISIO, mi auguro che lei oltre alla “ … chiacchierata simpatica con i titolari …” abbia potuto spendere qualche garbato consiglio da esperto appassionato, come ad esempio: invitare gli interlocutori a testare i propri oli prima di porli in vendita. Spesso riscontriamo che un semplice consiglio dall’ospite forestiero sia più stimolante dell’energica azione portata avanti dagli esperti locali e, mi creda, certo non mancano di numero e valore nella Terra d’Otranto.

    In attesa di circostanziato riscontro, salutiamo cordialmente.
    IL PRESIDENTE (dott. Antonio Rollo)
    Consorzio Tutela Olio DOP TERRA D’OTRANTO – info@oliodopterradotranto.ithttp://www.oliodopterradotranto.it

    • Egregio Dottor Antonio Rollo,
      eccomi pronto alle mie considerazioni. La ringrazio per la sua analisi e sono contento di poter esprimere anche a lei la mia opinione.

      Ci tengo a precisare, in primis, che non mi sono concentrato e/o accanito sulla DOP Terra D’Otranto, assolutamente no! Mi dispiacerebbe molto se passasse questo messaggio, il Salento è una Terra che amo molto, compresi i suoi magnifici oli.
      Nella lettera, inviata al dottor Caricato, ho scritto che fra gli oli c’era anche la DOP Terra D’Otranto. Riporto, a tale proposito, quanto scritto: …”Ovviamente, fra le tante attività presenti, perché la festa è stata organizzata molto bene, c’erano anche una decina di stand che esponevano il loro olio extravergine. Tra cui anche il DOP Terra D’Otranto ed olio Biologico”.

      E’ vero, ho riscontrato il difetto di Rancido nell’olio che ho assaggiato, flavor caratteristico degli oli che hanno sofferto un processo ossidativo, ma ho sentito anche il fruttato di oliva ed alcune note positive – caratteristiche della vostra DOP – in sottofondo. Segno che probabilmente l’olio, appena estratto, non presentava alcun difetto.
      Ho inviato la lettera al dottor Caricato perché lo seguo da tanto tempo e so che è molto attento ai suoi lettori, scrivo molto sul suo blog – che tra l’altro è molto seguito – ed ho pensato che fosse stato giusto e costruttivo sottoporre tale riflessione a tutti. Per ragionarci serenamente su.
      Il “problema” non è stato quindi segnalato al Consorzio di Tutela perché la DOP – secondo il mio modesto parere – non presentava difetti tali da portarmi a comunicarlo al Consorzio.
      Sono cosciente inoltre, caro dottor Rollo, del fatto che il Consorzio eserciti egregiamente tutte le attività per la tutela del prodotto, le fondamentali attività di vigilanza e tutto quanto sia necessario per garantire qualità e trasparenza, ma ci tengo a precisare ancora che il mio intervento era mirato più che alla vostra DOP, agli altri oli presenti e non solo alla citata manifestazione. Ho voluto segnalare un dato reale, tutto qua.

      Purtroppo – ma perché non era e non è mia intenzione alzare un polverone oppure creare un “caso eclatante” – non ho reperito informazioni sul numero identificativo, estremi dell’etichetta o venditore. Ripeto, non ho pensato fosse il caso. E non lo penso ancora oggi.
      L’indignazione è stata provocata dai tanti oli che nel corso del mio soggiorno nel meraviglioso Salento ho assaggiato, quando mi sono accorto che l’80% degli stessi presentava un difetto. La bella manifestazione “I Colori dell’Olio” è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e semplicemente ho posto in maniera privata il mio pensiero al dottor Caricato, che ha pensato di pubblicare la questione sul suo Blog perché reale. Ed io sono contento che lo abbia fatto.

      Infine, non mi meraviglio affatto che il Consorzio ponga molta attenzione nella cultura e nella sensibilizzazione delle persone e che lo faccia in maniera costruttiva e propositiva. E’ giusto che sia così, per tutti, per il popolo e per la splendida terra Salentina. Per mia natura, amo molto conoscere le persone, gli olivicoltori, scambiare delle parole con loro e visitare l’azienda, magari assaggiare l’olio insieme – anche per comprendere le fatiche del lavoro che svolgono – e non le mento se le dico che (dove posso) in maniera educata espongo sempre il mio parere sul prodotto. E quindi sui pregi e/o difetti.
      La credo, davvero, sull’energica azione portata avanti dagli esperti locali che di certo non mancano, e sono anche molto molto d’accordo con lei quando dice che bisognerebbe fare l’analisi chimica e soprattutto sensoriale degli oli prima di porli in vendita. Sto facendo personalmente una battaglia sul mio territorio ed a breve pubblicherò anche un articolo sul mio blog su questo argomento.
      Voglio concludere precisando ulteriormente un aspetto: qui sembra come se io avessi attaccato con violenza la vostra DOP e detto che era uno schifo e presentava mille difetti. Non è così, e lo scrivo anche per correttezza nei vostri confronti, dell’espositore e di tutti coloro che ci stanno leggendo, non sarebbe giusto.
      L’olio DOP presente alla manifestazione presentava il difetto di rancido, probabilmente dovuto all’età dell’olio o alla cattiva conservazione, non saprei. Ma non era assolutamente da buttare. Solo che quando è DOP fa più clamore perché sinceramente ti aspetti qualcosa di diverso.

      Spero di aver chiarito degli importanti aspetti, e la ringrazio ancora per le sue considerazioni e per il lavoro che svolge il Consorzio.

      Un Cordiale Saluto
      Vincenzo Nisio

  2. Emilio scrive:

    Siamo alle solite. Finché un produttore decanta il suo olio da olive come il migliore in assoluto non cambierà mai nulla. Lampantari siamo e tali resteremo. Prima di bollare gli oli esteri come le peggiori schifezze del mondo, invito i produttori ad acculturarsi. Verificare, assaggiare, conoscere sono le basi per crescere. Non basta comperare una bottiglia al supermercato, frutto di una ricetta studiata a tavolino, bisogna avere l’apertura mentale e la cultura per fare l’olio da olive degno di tale nome. Il Caricato da anni consiglia un risorgimento dell’olio prendiamolo in parola.

  3. Gentile dottor Maurizio Liseno,
    sono molto contento di aver conosciuto una nuova azienda olivicola, che presto contatterò e visiterò.
    Sarò a Bari il prossimo mese per lavoro.
    Conosco abbastanza bene le tante questioni dell’olio importato, commercializzato come 100% italiano e quant’altro – che lei giustamente pone – ma purtroppo basta pensare che la normativa UE consente di poter commercializzare olio di origine comunitaria con marchi nazionali purché sia indicata in etichetta la denominazione “olio comunitario” per capire da dove parte la truffa.
    So anche che nel Marzo 2011 la Guardia di Finanza ha sequestrato 53.000 litri di olio proveniente da Valencia con destinazione Puglia, ma i documenti di viaggio testimoniavano un altro percorso: le false fatture che venivano sostituite al momento dello sbarco del prodotto, indicavano olio acquistato da una ditta di Andria e rivenduto a un produttore di Spoleto. Tutto falso, perchè non solo la società pugliese era inesistente, ma l’olio spagnolo lavorato in Umbria veniva rivenduto come made in Italy all’estero.
    Ho avuto modo quest’anno di capire che la Puglia è terra di Ulivi e so (perchè ne ho provati tanti) che è anche terra di oli straordinari, essendo anche la Regione olivicola più importante in Italia e nel Mondo con i suoi circa 380.000 ettari di superficie olivetata. So che il 12% dell’olio d’oliva prodotto nel mondo è pugliese, numeri che fanno capire la dimensione e l’importanza di questa Regione, come l’importanza che ebbe – nel lontano 2008 – il sequestro delle 2300 tonnellate (se non ricordo male nella zona di Andria) di finto olio extravergine italiano proveniente da Spagna, Grecia e Tunisia che veniva commercializzato in Italia e all’estero come 100% italiano ed anche come biologico. E non mi dilungo ancora. Perché ci sarebbe altro da dire, ma comprendo che lei lo sa abbastanza bene.
    Pertanto dottor Liseno, io lo so che in Puglia in particolare – ma in tutta l’Italia – esistono tali problemi, però mi piace dialogare, porre una questione reale, affrontare i temi che possono sembrare scivolosi o impervi – come scrive il dottor Caricato – per cercare di trarre cose positive. Secondo me è giusto ed è anche pacifico.
    Lei mi sembra rassegnato, e questo un pò mi dispiace. Nella lettera che ho scritto al dottor Caricato, si legge che è sicuramente più giusto ragionare su temi più ostici come sensibilizzare ed educare il consumatore e fare cultura dell’olio in maniera propositiva. Questa, secondo me, è la ricetta giusta. Si è vero, è la strada più lunga, ma è quella vera.

    Un cordiale saluto.

    • massimo scrive:

      Non mi pare che possa essere definita “truffa” la circostanza che aziende italiane commercializzino oli di origine dell’Unione Europea, scrivendolo in etichetta nella misura minima richiesta dalla legge. L’Italia consuma circa 700.000 tonnellate di prodotto ma ne produce circa 300.000 e poi esporta. Quindi è naturale che le aziende italiane acquistino tanto da Paesi appartenenti all’Unione (siamo in Europa) così come da Paesi extra europei. La carenza di materia prima agricola è un problema atavico per l’Italia da decenni, avviene per il grano, per il mais eccetera. Eliminare questa possibilità significa arretramento economico, tanto più che ci fissiamo limiti spesso più restrittivi rispetto a quelli europei con un aumento dei costi il che porta ad ottenere un prodotto non competitivo.

      • caro Massimo,
        quando ho scritto la parola “truffa” volevo dire che la normativa UE consente di poter commercializzare olio di origine comunitaria con marchi nazionali purché sia indicata in etichetta la denominazione “olio comunitario”, e quindi – in parole povere – smerciare un bene (spesso di bassa qualità) come italiano e lucrare ai danni dei consumatori e dei produttori onesti.
        Conosco la qualità degli oli spagnoli, è vero ci sono oli eccellenti. E ce ne sono anche altrove in giro per l’europa, basta sfogliare la guida Flos Olei per rendersi conto che oli pregiati ce ne sono in tutto il mondo.
        Quello che io ho scritto nel precedente post è riferito a illeciti commessi, a importazioni illecite di olio di scarsa qualità miscelato con olio locale e rivenduto come prodotto italiano – anche biologico – sia in Italia che all’estero. Sono dati certi e reali, e questo è il male.
        Io ho detto che in Italia sono stati scoperti e si continuano a scoprire falsi, che fanno solo male ai produttori onesti ed ai consumatori, sia alla loro economia che al prodotto che molte volte presenta notevoli difetti.

        E poi la mia era solo una risposta al dottor Liseno in merito agli oli importati ecc…. Il dottor Caricato voleva dare altro senso alla discussione…

        • massimo scrive:

          Caro Vincenzo, nel merito delle sue considerazioni circa la qualità degli oli da cui Caricato ha tratto spunto per il post, concordo. Se è per questo trovo molti oli non etichettati a norma di legge, in aggiunta. Quindi oli con difetti ed in più non etichettati come dovrebbero.
          Se ho scritto in merito agli oli europei l’ho fatto giacchè lei ha fatto una osservazione. Anche adesso , con quest’ultimo suo post,non la comprendo, forse sono io a non coglierne le sfumature correttamente. Sembrerebbe, da quello che scrive , che sarebbe una “truffa” che aziende italiane con marchio italiano, commercializzino olio europeo, pur riportandolo in etichetta. Questa sua considerazione , lo ripeto se l’ho compresa bene, sarebbe fuori dal mondo. Lei probabilmente accetterebbe solo che gli italiani vendano olio italiano che gli spagnoli vendano olio spagnolo ecc. , anche nel mercato italiano.
          Per quanto concerne le frodi, queste esistono nel comparto olio di oliva, ma ne esistono molte di più nel comparto vitivinicolo, ad esempio , ma queste non hanno il “disonore” delle cronache e quindi sconosciute ai più.
          Lo dimostrano i dati forniti dal Ministero nei report annuali.
          I motivi sottostanti sono diversi, ma non è questa la sede per scriverne.
          In generale le frodi esistono e sono , purtroppo, quasi fisiologiche, in molti comparti produttivi.
          Quindi il discorso è molto più complesso di quel che sembra. La ringrazio e la saluto cordialmente.

          • Gentile Massimo,
            sono convinto che abbiamo lo stesso pensiero.
            L’olio di qualità esiste in tutto il mondo, e di questo ne siamo tutti felicemente convinti. A riguardo, la invito a leggere questo articolo sempre del dottor Caricato molto interessante (http://www.olioofficina.com/articoli/124-viaggio-tra-gli-olivi-di-spagna-verso-jaen.html).
            Non è una truffa che aziende italiane, con marchio italiano, commercializzino olio europeo, pur riportandolo in etichetta, anche se sappiamo bene che il made in italy nel mondo è molto richiesto e quindi poter presentare una bottiglia con etichetta italiana fa gola a tutti perchè è garanzia di qualità. Ma questo è un altro punto.
            Dalla lettura del libro “Cibo Criminale” ho appreso che un chilo di olio spagnolo di ottima qualità costa solo 50 centesimi, in Tunisia, per ottenere un chilo di olio bastano 10 centesimi. In Italia ci vogliono 4-5 euro, 7 euro al centro nord, 3,53 in Puglia, 3,64 in Calabria.
            Quando parlo di “truffa” mi riferisco agli illeciti che hanno scovato gli organi preposti, di oli provenienti dall’estero (di bassa qualità o addirittura non extravergini) e commercializzati come 100% extravergine italiano. Italiano.
            Spero di essere stato chiaro.
            La ringrazio comunque delle precisazioni.

            Un Cordiale Saluto

        • Massimo scrive:

          Sig. Vincenzo, ma lei davvero crede a quanto scritto su Cibo Criminale? Quella è una bufala colossale! Davvero lei crede che l’olio spagnolo o quello tunisino costino così poco? È sufficiente fare due cose. Leggere le mercuriali ( disponibili su vari siti compreso quello di Unaprol) per rendersi conto delle baggianate che scrivono.
          Ho avuto modo di far notare il copia incolla che avevano fattoa gli autori non mi hanno voluto rispondere nel merito. Semplicemente perché erano falsità . Mi spiace solo che ci sia cascato anche lei nonostante sia da molti anni consulente ( credo agronomo) di aziende olivicole.
          Inoltre può scaricare gratuitamente l’e-book in alto su questo blog, per verificare che le aziende olearie italiane non navigano certo nell’oro.
          Cordialmente , Massimo Occhinegro

  4. Egregio Dott. Caricato

    sinceramente sorrido e mi sorprendo nell’apprendere che un esperto come il gentile lettore Sig.re Vincenzo Nisio non rifletta sulle quantità incredibili di olio importato.Dove pensa che finisca?E di che olio si tratta?Quì in Puglia,maggior produttore di olive,non conoscono,mediamente,neppure lontanamente le caratteristiche dei propri prodotti.E’ sufficiente una caratteristica un pò pungente dell’olio fresco per scartarlo come ‘acido” e pesante.Incredibile!In Puglia i frantoi sfornano olio tra i 3.50 e 4 Euro a litro e da quanto mi risulta,altrove,non si eccelle affatto.
    Personalmente la nostra azienda coltiva uliveti e trasforma la propria produzione-vera spremuta di olive ben curate-ma ha difficoltà a entrare in un mercato adulterato.Non è un caso che la nostra azienda compare nel sito del maggior importatore-distributore polacco.

    cordialmente

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