La bottiglia prestigiosa violata, un classico in alcuni ristoranti

articolo perrucciLa sfacciataggine di alcuni ristoratori è senza ritegno. “E’ una bottiglia che avevi aperto tu stesso qui a pranzo, e siccome è molto bella la riempio sempre con un vino sfuso che faccio io, migliore del tuo, e la metto sul tavolo dei clienti, così ti faccio anche pubblicità”. Questa insulsa giustificazione da parte di un ristoratore pugliese la potete leggere nell’articolo di Nazareno Dinoi apparsa su “Corriere del Mezzogiorno”, la costola pugliese del “Corriere della Sera” di sabato 24 agosto. E’ inaudito. E’ accaduto con un vino prestigioso, il “Racemi” di Gregory Perrucci, ma, credetemi, accade pressocché abitualmente con gli oli migliori. Il metodo è il medesimo: il rabbocco delle bottiglie. E’ un malcostume spregevole che si fa fatica ad arginare, complici coloro che non comminano severe sanzioni. Paradossalmente, i produttori oltre a subire una perdita economica, ci rimettono anche in immagine, ma c’è pure il rischio che qualche sprovveduto controllore attribuisca il prodotto al vero produttore e non al mistificatore, con possibili danni conseguenti. Non credete sia il caso di risolvere una volta per tutte il problema? Ciò che stupisce, è il silenzio delle associazioni di ristoratori e chef, quasi fossero complici di un simile e vergognoso atto di vigliacchieria. Eppure alcuni ristoratori andrebbero forse espulsi, visto che esiste anche un’etica professionale. In certi casi sono necessarie le maniere forti per porre freno all’arroganza e all’impunità. E’ veramente inacettabile, in un Paese che si dice civile, imbattersi in casi di strafottenza come questi.

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8 risposte a La bottiglia prestigiosa violata, un classico in alcuni ristoranti

  1. nicola tonini scrive:

    sono concorde con le considerazioni sopra citate é una vergogna. cosa aspettano i politici a risolvere questo problema?

  2. Spiry scrive:

    Purtroppo, e ripeto, purtroppo, la prassi del “rabbocco” è più diffusa di quel che si possa immaginare, specie in alcuni locali, non proprio di Elite… e mi spiace. Nuoce gravemente alla nostra immagine, alla immagine della Puglia, dell’Italia e di tutti quei produttori che tra mille difficoltà cercano di portare il loro sacrificio a livelli dignitosi, se non di eccellenza. Si, è vero, farsi portare la bottiglia al tavolo e assistere all’apertura è un valido espediente, ma davvero pensate che sia sempre possibile? immaginate un locale, con 40 – 50 persone e relativi camerieri che corrono tra i tavoli…. l’imbroglio ci scappa di sicuro. Occorre la sensibilizzazione degli addetti al settore, serve la reale istituzione di un Albo che racchiuda tutti gli addetti al settore Eno-Gastronomico, e servono i controlli con relative sanzioni a chi trasgredisce. Altrimenti, sono solo favolette.

  3. Carissimo Luigi,
    fortunatamente con una bottiglia di vino non mi è mai capitato, se ne ordino una pretendo, e capita la maggior parte delle volte senza che venga espressamente richiesto, che la bottiglia sia mostrata e aperta sotto i miei occhi. Il fatto denunciato è veramente vergognoso.
    Confermo però quel che scrivi in merito all’olio nei ristoranti…trovarsi tra le mani la bottiglia con l’etichetta unta è presagio di travaso e ahimè questo capita nell’80% dei casi, a me personalmente spessissimo e mi causa profondo fastidio. A parte il nervoso che scaturisce in me questa “piccola” operazione truffaldina , non si scherza, non si può parlare di contraffazione o sofisticazione con le conseguenze di legge del caso? Innanzitutto, truffa nei confronti dei clienti, poco rispetto nei confronti del consumatore che è chiaramente considerato un fesso, somministrazione di prodotti certamente di qualità inferiore, dolo all’azienda di quella povera bottiglia che probabilmente è stata rabboccata 100 volte. Mi è capitato di parlare con un paio di produttori in merito a questo: qualcuno, più bonariamente, ha iniziato a produrre carinissime bottigliette da 0,10 lt proponendole ai ristoratori, altri, lamentandosi di clienti ristoratori che dopo l’acquisto delle prime sei bottiglie non sono più fatti vedere in azienda continuando, non si sa come, ad avere l’olio nel locale, invece hanno cambiato la parte in plastica anti goccia (scusa, non so come si chiama esattamente) sostituendo la classica con una che non si può togliere e rimettere (sinceramente dubito che funzioni).
    Pochissimi sono i ristoratori che prestano sufficiente attenzione a questo prodotto ed è un vero errore, essendo, in potenza, un valore aggiunto enorme da offrire al cliente. Tutti che vogliono fare i furbi…peccato, speriamo che prima o poi la situazione cambi.
    Piccola nota: dubito che se un produttore di olio si fosse trovato nella stessa “sit com” di Gregory Perrucci per una sua bottiglia non sarebbe stato pubblicato neppure un articolo sul Corriere.
    Ciao Luigi.

  4. roberto gatti scrive:

    E’ buona abitudine farsi ” stappare ” la bottiglia al tavolo, accertandosi che la stessa sia munita di capsula copritappo e la frode è già evitata.
    Ritengo invece che ciò non sia possibile con le bottiglie d’olio, in quanto il rabbocco è molto piu’ facile e nessuno se ne accorgerebbe, dal momento che nessuno potrà mai finire una bottiglia d’olio durante una cena o pranzo !!

    • caro Roberto,
      personalmente credo che tutto si possa frodare, volendo.
      In una gastronomia io ci vado con lo spirito dell’amicizia, del rispetto, con la voglia di scambiare due chiacchiere, e non mi piacerebbe affatto iniziare già con il senso di sfiducia verso il titolare costringendolo magari a farmi aprire la bottiglia di vino o di olio al tavolo per la paura di essere frodato.
      Sarebbe bello invece che tutti i ristoratori ritornassero ad avere quella educazione, quell’amore e quel rispetto che oramai abbiamo dimenticato. E mi lasci dire che non vale solo per le gastronomie. L’Italia va a rotoli non per la crisi, ma perchè sono venuti a mancare questi importanti valori di vita.

  5. E’ incredibile.
    Sono in vacanza in Puglia da 20 giorni e non riesco a trovare un olio di qualità, ho acquistato alcune bottiglie di vino spendendo non più di 10 euro (di varie cantine) ed ho trovato un ottimo prodotto. Pesce fresco nelle gastronomie? Manco a pagarlo oro. Sono arrivato in questa Regione con grande entusiasmo ma forse le aspettative erano troppo alte.
    Non sto dicendo che in questa Regione non ci sono prodotti di qualità, sarei ipocrita. So bene che la Puglia è ricca di tante eccellenze, però come al solito – ed in particolare in questi periodi – troviamo la solita tanta negligenza e malcostume di alcuni ristoratori che distruggono l’immagine della Puglia, del territorio e anche dell’Italia.
    In queste persone manca lo spirito di umanità, manca il senso della cultura e della storia, manca il rispetto verso il prossimo e soprattutto manca il valore più grande: quello di tutelare la propria terra e di essere orgogliosi di farne parte.
    Caro dott. Caricato, io sarei curioso di conoscere il nome di questa gastronomia, in modo da farlo leggere a tutti questo “modus operandi” e lasciare a tutti la libera scelta di ritornarci.
    Un Cordiale Saluto

    • massimo scrive:

      E’ vero, molto spesso in Puglia gli avventori nei ristoranti si imbattono in ristoratori scarsamente attenti alla qualità dell’olio. Fa specie che accada nella regione più produttiva del Paese. Tuttavia anche nel resto del Bel Paese accade, a Roma, a Milano insomma un pò ovunque.
      C’è da dire però che ci sono anche molti ristoratori che curano la qualità in generale compreso quella dell’olio. Occorre solo scegliere. Una guida in tal senso sarebbe auspicabile.

  6. walter scrive:

    Questo è purtroppo una pratica costante di una parte di ristoratori ( mi astengo dal commentare), e la cosa bella che appunto come detto nell’articolo ne le istituzioni ne le associazioni di categoria fanno nulla. Vado proponendo da anni che la ristorazione in quanto attività professionale a tutti gli effetti avrebbe necessariamente bisogno di un albo professionale, con tanto di prova di ammissione e di un regolamento comportamentale in rispetto di norme deontologiche ben precise. Cosi non si va da nessuna parte,ecco questo è l’esempio lampante della professionalità di alcuni ristoratori c (si fa per dire) che gettano fango sulla miriade di professionisti seri.
    Bella figura abbiamo fatto con l’ospite americano, complimenti, al pseudo ristoratore produttore di vino sfuso.!!!!!!!!!!!!
    Ma dai nel 2013 ancora queste cose!!!!!

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