Oliveto visto dall’alto, con effetto sorpresa

tito 1aCome potete notare dalla foto tratta da Google Maps, da una visione dall’alto compare la soprendente scritta TITO. E’ un oliveto situato alle porte di Vabriga, un borgo poco distante da Parenzo, in Istria. A passarci da vicino non si nota nemmeno. E’ un omaggio arboreo a una figura controversa del Novecento. “Li avevano piantati quando io ero poco più che bambina”, mi confida l’artista Lory Musizza. Lei è creatrice di bellissime maschere, ma è anche produttrice di extra vergini d’eccellenza, etichettati con il nome “Meraviglia”, da olivi coltivati sempre a Vabriga, in odore di mare.

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Una risposta a Oliveto visto dall’alto, con effetto sorpresa

  1. A Parenzo a 5 anni feci le prime bracciate, all’isoletta di San Nicolà. All’epoca l’olio d’oliva vergine fresco era nel cucchiaio che mio papà mi regalava con il rosso d’uova all’ostrica, per ricacciare nell’oblio il sapore dell’olio di fegato di merluzzo che era d’obbligo. Non ricordo nè Musizza né Vabriga. Tra Visignano e Parenzo c’era la campagnia istriana, senza Tito.
    A mia nonna, Paolina Brdr Marecich, a Novaki di Pazin, i Titini rubarano tutto, con la legge che dominò. Comiso non riuscì, nonostante la presenza nella lista dei 50 proprietari riconosciuti, a completare l’iter di riconoscimento della proprietà di famiglia fino alla sua restituzione perchè i seguaci, dopo avere espropriato, volevano che per legge non venisse mai più riconosciuta ai nati nel territorio.
    Sono uno di quelli e intendo rivendicare il diritto agli eredi croati alla cui radice ho tratto linfa. Nel territorio di Cerreto, Ceruljie, a ridosso di Novaki e di Pazin, la Pisino d’Istria che si legge nella mia carta del Codice Fiscale di questa Repubblica!

    Caro Luigi, l’olio è ottimo, la terra è generosa, l’acqua è sempre stata scarsa e bisognava cercarsela, il mare eccezionalmente ricco di sali e di profumi, vite e vino d’antica memoria, un papa e una mamma giovani e allegri e amici di tutti, di chi parlava in dialetto e di chi ostentava la sua lingua con orgoglio. Brava gente, gli istriani erano arrivati in loco da ogni dove, dalle Venezie all’Albania. “Bevemo e magnemo fin che ghe semo, e c…emo quando podemo!”

    Bei ricordi, fissati indelebilmente. Resta l’olivo? Perchè no? Ma non metto in archivio la foto, per il nome.
    Un cugino della mamma, dall’altra parte, fece l’ultima guerra da renitente nel carcere di Cuneo. Con la resa ritorno nei monti di casa sua, a Marecich, e divenne generale. Corpi persi nelle foibe da una parte e dall’altra. Che legami piovono sulle genti senza che se ne rendano conto! Molti ne soffrono ancora, ma tra una generazione non ci saranno più. Solo libri servono a ricordare, al di là de ricordi.

    I libri restano, i ricordi si perdono nelle menti che restano confuse da clamori e nuove immagini.
    Sono un pacifico, e spero di continuare a godermi quanto mi resta. Tito “non mi piace”, se lo dovessi dire in FB!

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