Basta allarmismi, pretendiamo una informazione migliore

lupo

C’è un giornalismo, o pseudo tale, vocato all’allarmismo. Confesso che c’è da aver paura di fronte a uno scenario così sprovvedutamente aggressivo. In certi casi varrebbe la pena applicare la dicitura “Nuoce gravemente al lettore”. Alcuni, tra i nuovi talebani dell’informazione, puntano solo a suscitare clamore, molto banalmente per attrarre qualche lettore in più, non certo per la nobile causa di informare e aprire gli occhi ai lettori, mettendoli in guardia da eventuali rischi ai loro danni. Molti, tra i mestatori più accaniti, manco si curano delle conseguenze che possono derivare da una informazione urlata. Non si preoccupano nemmeno di verificare l’attendibilità di quanto pubblicato, e soprattutto di verificare la portata di quanto denunciato. A volte ingigantiscono la realtà al solo scopo di polemizzare pretestuosamente. Così, nel grande magma del settore agroalimentare, è il mondo dell’olio da olive – se avete notato, più di altri – a essere la vittima sacrificale preferita per consumare tale frenesia sensazionalistica. Forse questo accade perché si sfruttano le debolezze di un comparto poco compatto. Resta però da chiedersi a chi giovi tutto ciò. Anche perché è inammissibile che per una manciata di lettori in più si possa mettere a repentaglio l’onorabilità di aziende imprenditrici, la totalità delle quali sono serie e oneste. Il perverso meccanismo di chi punta alla spropositata denuncia quotidiana di magagne e frodi, va necessariamente interrotto. Ci vuole l’intervento di un’Autorità che impedisca lo stillicidio continuo di notizie allarmanti. Se vi sono casi da esaminare e risolvere, lo si faccia; se vi sono casi che richiedano un intervento repressivo, si intervenga pure, e anche in maniera dura e severa, con pene certe, ma senza infondere alla gente inutili sentimenti di paura e disagio. Forse il miglior modo per contrastare i continui e ripetuti atteggiamenti denigratori di certa stampa, è di non rendersi complici di chi si mostra afflitto da una vocazione a seminare dubbi su ciò che si mangia. Un conto è fare informazione per educare, che è il compito più difficile, altro conto è informare per spaventare, spesso anche a sproposito. Alla volte si esagera in maniera paradossale. Ditemi un po’ voi se è il caso di mettere in commercio un libro dall’infausto titolo Cibo criminale. Certo, cattura di più l’attenzione dei lettori, è vero, ma insisto nel chiedervi dove sia ormai – in tale clima di costante allarmismo, ciò che un tempo tutti riuscivano a comprendere e a definire con due sole e semplici parole – il buon senso.

Luigi Caricato

Nella foto: un’opera esposta alla mostra “Ri-generazioni”, a cura di Città Infinite; Massarosa, La Brilla

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3 risposte a Basta allarmismi, pretendiamo una informazione migliore

  1. ettore franca scrive:

    Quando da giovane giornalista che mi pagavo l’università scrivendo per Gazzetta dello sport, avevo ascoltato il grande Montanelli venuto a Pesaro per una sua conferenza.
    Al termine, fra altri, gli posi questa domanda: “… per lei, chi è un bravo giornalista ?”
    Dopo un momento di riflessione, rispose: “… chi, nei suoi articoli, riesce a spiegare una cosa che non ha capito”
    meditate su tanta saggezza !

  2. Alessandra scrive:

    io sarò sicuramente una strana lettrice, forse una ‘cattiva lettrice’ ma almeno provo ad essere una onesta imprenditrice agricola ed è per questo che, un libro come quello di cui tu parli, non potrei mai comprarlo, e poprio a causa del suo titolo (senza neppure voler approfondire altro) e i motivi sono plurimi: non mi attira il sensazionalismo, trovo che debba sempre coprire qualcosa di sporco, proprio come ciò che, invece, da dar vedere di voler scoprire; non sopporto il sottolineare solo e sempre le negatività soprattutto quando queste, in media, sono di gran lunga inferiori alle positività, ed ultimo, se non primo, non stimo chi si trastulla, scrivendo senza capire da un lato che sta fomentando terrori dall’altro che sta infangando un comparto ecco perché, a priori, salto la lettura di tutti gli articoli o i libri che, nel titolo, ricordano un film dell’orrore, di quelli dozzinali però!

  3. michele labarile scrive:

    me lo chiedo spesso quando vedo affermate o dichiarate cose oscene per chi ha una minima conoscenza dell’argomento. E tuttavia in tanti casi mi convinco che è purtroppo il prezzo da pagare pur di difendere la libertà di stampa. La via d’uscita non è semplice: dobbiamo tutti prendere coscienza ed imparare a leggere criticamente la realtà, senza preconcetti. Ci riusciremo ?

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