Mai più prodotto commodity

un olioE’ questo il messaggio di fondo emerso ieri nel corso dell’incontro organizzato dall’Interprofessione olio di oliva in collaborazione di Olio Officina Food Festival. Sarà solo l’unità della filiera a poter restituire il valore perduto dell’olio extra vergine di oliva. “Occorre ridare dignità alle categorie merceologiche degli oli di oliva che abbiamo abbandonato nel corso degli anni”, ha riferito la presidente dell’Interprofessione Pina Romano. “Senza reddito – ha aggiunto – nessuna delle parti può stare assieme”. Anche Lucio Carli, della Fratelli Carli Spa, è intervenuto al riguardo: “la lotta deve essere fatta all’esterno, non all’interno delle categorie”. E Mena Aloia, dell’azienda olearia molisana Aloia, ha a sua volta ribadito come vi sia “grande confusione nel mondo dell’olio, rispetto ad altri settori agricoli nella quale anch’ella opera. Non si è investito”, ha precisato. “Ora è più difficile farlo, perché i prezzi non ripagano. Siamo costretti a lavorare in condizioni difficili, ma stiamo comunque investendo. Ci dobbiamo tuttavia chiedere perché altri Paesi investono più di noi”.

Queste sono solo alcune dichiarazioni, rese dai relatori. Con altri post approfondirò quanto è emerso nel corso dell’incontro “I mille volti dell’olio di oliva”. Per intanto, vi riporto, di seguito, i due comunicati stampa. Per quanti vogliano approfondire, posso inviare loro – su richiesta – i documenti prodotti per l’occasione, scrivendo all’indirizzo posta@olioofficina.com.

 

Salviamo le molteplici espressioni degli oli di oliva

Mai più prodotto commodity. Sarà l’unità della filiera a restituire il valore perduto all’olio extra vergine di oliva. L’Organizzazione nazionale dell’Interprofessione olio di oliva punta a una piattaforma on line per facilitare gli scambi commerciali tra le parti, il tutto all’insegna dell’eticità delle contrattazioni. Così, per uscire dalla crisi di mercato in cui versa il settore, l’unica strada è educare consumatori e chef al corretto utilizzo degli oli in cucina

C’è un atto di consapevolezza chiaro ed evidente a tutti: così come sta procedendo, il mercato è insostenibile. Occorre imprimere una decisiva svolta, restituendo il valore perduto all’olio extra vergine di oliva. Il prodotto in quanto tale ha una vita lunga, di almeno sei millenni, ma in alcuni mercati esteri viene percepito come fosse un alimento nuovo, tutto ancora da scoprire, apprezzato in particolare per i suoi valori nutrizionali e salutistici, prima ancora che per i profili sensoriali unici e peculiari, tali da rimandare a profumi e sapori variegati, assenti in altri grassi alimentari.

 

L’Italia vanta una tradizione consolidata nei consumi, ma accanto a una qualità sensibilmente migliorata, tale da conseguire livelli di eccellenza finora mai raggiunti, c’è da riscontrare un mercato che di volta in volta ha sottratto valore e confinato l’olio ricavato dalle olive nell’ambito dei prodotti commodity, con prezzi in molti casi sottocosto. Per uscire da una situazione imbarazzante, che non giova a nessuno, e ancor meno al consumatore, è necessario riposizionare in maniera strategica l’olio extra vergine di oliva, senza tuttavia trascurare tutte le categorie merceologiche che scaturiscono dall’oliva.

Secondo Pina Romano, presidente dell’Organizzazione nazionale Interprofessione olio di oliva, per ridare slancio a un settore che appare in sofferenza occorre puntare a una maggiore capacita di aggregazione, creando coesione e condivisione tra produttori, oltre che nell’ambito della filiera, senza trascurare la grande distribuzione organizzata e in particolare la ristorazione.

Fare strategia italiana, puntando a una migliore organizzazione logistica per condividerne le scelte insieme, è questa la via d’uscita secondo l’Interprofessione olio di oliva. I propositi sono chiari, e consistono nell’attivare una maggiore integrazione verticale. “Fare sistema con le imprese agricole italiane e ridurre la dipendenza dalle importazioni”, è questa la sintesi vincente che ancora non si è riusciti a concretizzare. Pina Romano si è cucita addosso il ruolo di portavoce di un impegno corale e condiviso, nel tentativo, non facile, di coniugare i bisogni di tutti, facilitando anche i rapporti commerciali tra i diversi attori della filiera.

“Facilitare gli scambi commerciali – spiega la Romano – sarà d’ora in avanti possibile attraverso una piattaforma on line fruibile attraverso una password. Si avranno offerte e richieste di prodotto e nel contempo vi è, a disposizione di tutti, un contratto tipo per garantire le parti, soprattutto le più deboli. Il prezzo base sarà dato dalla media delle quotazioni della borsa più vicina al luogo in cui si produce l’olio. I dati presenti nella piattaforma on line saranno anonimi e riporteranno le medie delle contrattazioni convenute. In tal modo sarà possibile recuperare efficienza, creando da un lato relazioni stabili tra le parti e, dall’altro, creando valore e restituendo dignità alle altre categorie commerciali diverse dall’olio extra vergine di oliva”.

Il quadro che emerge non è a tinte rosee. I consumi di olio di oliva nel frattempo diminuiscono, complice anche la persistente crsi economica generale, mentre crescono per contro i consumi di oli di semi. Si deve dunque partire da qui. “Dobbiamo riprendere a fare cultura dell’olio” avverte Pina Romano. E prosegue: “ci aspettiamo competitività da parte delle aziende, ma soprattutto una concentrazione dell’offerta e una migliore collocazione sui mercati a partire dall’aumento del prodotto di qualità e del prodotto confezionato in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale”.

I consumi interni da un lato diminuiscono, così come pure la produzione interna, mentre, per contro, i costi di produzione restano ancora alti, rendendoci poco competitivi. L’ancora di salvezza viene per ora dall’estero, che infonde fiducia a fronte di un leggero incremento dei prezzi. Di buono, in prospettiva, c’è che crescono le aziende di maggiori dimensioni, con grande beneficio per l’aggregazione dell’offerta. Sono poco più di 600 mila le aziende realmente presenti sul mercato dell’olio, mentre nel 2000 superavano il milione.

 

Cambiare modalità di approccio all’olio

Spesso e volentieri non tutti, pur impiegando di frequente, e in gran quantità, gli oli da olive in cucina, sanno fruire dell’olio extra vergine di oliva in modo adeguato e competente. E’ un motivo in più per comprendere che la strada da seguire non è più l’uso indistinto degli oli da olive, ma l’applicazione pratica dell’olio in cucina. Ecco la fortunata esperienza di Olio Officina Food Festival, la cui terza edizione si svolgerà a Milano dal 23 al 25 gennaio 2014

Ciò che è emerso nel corso dell’incontro organizzato a Milano dall’Interprofessione olio di oliva, in collaborazione con l’oleologo Luigi Caricato e Olio Officina Food Festival, è che il comparto ha necessità di cambiare subito approccio. Non si possono percorrere strade già battute, sono necessari percorsi alternativi, adatti a un mercato interno ormai maturo che ha bisogno di nuovi stimoli e di curiosità. C’è infatti la forte necessità di promuovere una spinta culturale che avvicini sempre più l’olio al consumatore, rendendolo fruibile in modo diverso rispetto al passato. L’obiettivo, in un contesto così problematico, è di creare valore a partire infatti da un nuovo approccio con l’olio. Per farlo, è necessario ripensare anche il prodotto stesso, imparando a formularlo in maniera diversa rispetto al passato, a beneficio di chi lo utilizza senza essere in grado di farlo correttamente. Luigi Caricato, il direttore di Olio Officina Food Festival, lo ammette: “Spesso e volentieri non tutti, pur impiegando di frequente, e in gran quantità, gli oli da olive in cucina, sanno fruire dell’olio extra vergine di oliva con una deguata competenza. E’ un motivo in più per comprendere che la strada da seguire non è l’uso indistinto degli oli da olive, ma l’applicazione pratica dell’olio in cucina, condotta attraverso l’acquisizione di un sapere che finora è mancato in cucina anche a livello professionale”.

Il successo di Olio Officina Food Festival, un grande happening proiettato in tale direzione, dimostra di essere la risposta giusta per ridare valore a tutta la gamma merceologica degli oli ricavati dall’oliva. L’appuntamento con la terza edizione è a Milano dal 23 al 25 gennaio 2014, presso il palazzo delle Stelline. Il tema portante del prossimo anno sarà l’anima sociale dell’olio e del cibo.

Il traguardo che ci si prefigge non è impossibile. Attraverso il canale della ristorazione e delle oleoteche, oltre che con l’ausilio delle stesse scuole di cucina, si potranno risolvere in parte i tanti problemi che affliggono il settore. La strada da percorrere è sulla scia della valorizzazione di tutte le categorie merceologiche degli oli di oliva, a partire dall’olio extra vergine di oliva, per poi passare dall’olio di oliva vergine all’olio di oliva, senza escludere l’olio di sansa di oliva. Per il resto, tutte le possibili implicazioni nei diversi impieghi, a crudo come in cottura, oltre che nelle più svariate formulazioni alimentari, rimane il compito futuro di oleologi e cuochi. Meglio si utilizzano gli oli, più si qualificano i consumi, restituendo indirettamente il valore perduto agli oli extra vergini di oliva.

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