In Italia si è maestri nel fare blend, eppure c’è chi demonizza i blend

due oliE’ proprio uno strano Paese l’Italia. Non saprei quantificare, magari sono soltanto una esigua minoranza che tuttavia si fa sentire, ma il nostro Paese è abitato da persone inclini a demonizzare tutto ciò che funziona e va bene, dimostrando l’insana vocazione a distruggere le proprie virtù più distintive, quelle nelle quali siamo considerati universalmente unici, veri e autentici maestri, come appunto siamo, nell’arte di creare i blend, nel comporre un profilo d’olio peculiare – sul piano sensoriale, chimico-fisico e per certi versi anche nutrizionale – scegliendo tra i vari extra vergini a disposizione. Siamo considerati i migliori nel mondo, ma ci sono, pronti in prima linea, coloro che pur di sminuire tale professionalità, non comprendendone il senso – per mancanza di cultura e, mi spiace dirlo,forse anche di intelligenza – sono pronti a banalizzare tale operazione, anche sul piano lessicale, definendola in modo denigratorio “miscela”. Che strano Paese, l’Italia. Ieri, nel corso dell’evento che l’Interprofessione olio di oliva ha realizzato in collaborazione con Olio Officina Food Festival, si è parlato di blend. Lo ha fatto Pina Romano, che dell’Interprofessione è la presidente: “si dice blend – ha specificato – e non miscela”. Lo ha ribadito pure Alissa Mattei, studiosa del Sissg, Società italiana per lo studio delle sostanze grasse: “con i blend – ha riferito – si riesce a comporre un profilo organolettico e chimico fisico per ogni consumatore del mondo”. L’attenzione per i blend è doverosa, chi pensa il contrario non solo si sbaglia, ma mistifica la realtà, non capisce, ha necessità di rivedere le proprie posizioni per dare senso alla propria (presunta) passione per l’olio. Anche Giovanni Zucchi, chief executive officer della Oleificio Zucchi Spa, ha difeso il blend in occasione del recente incontro che si è svolto a Roma, organizzato da Assitol: “salvaguardiamo la capacita italiana di fare blend, che ci rende ad oggi ancora più competitivi. Ricordiamoci – ha affermato – che c’è da valorizzare la capacita di fare blending, che, per ora, è solo nostra”.

Qualcuno ha forse dubbi sull’importanza e centralità dei blend nel percorso della “costruzione” di un olio extra vergine di oliva?

Una bottiglia d’olio – sappiatelo – è frutto di una progettualità.

Non demonizzate il blend, solo perché alcuni lo associano (solo per puro pregiudizio) alla cosiddetta industria olearia – espressione infelice, questa, giacché non esiste una industria olearia in senso stretto, dal momento che l’olio da olive è, e resta, un prodotto agricolo.

Il blend è un’arte e una tecnica, materia viva per un bravo e competente oleologo. Chi non effettua blend non ha capito nulla di cosa significhi produrre qualità.

Luigi Caricato

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3 risposte a In Italia si è maestri nel fare blend, eppure c’è chi demonizza i blend

  1. Per mia consuetudine non riporto qui i commneti ai miei post che compaiono sul mio profilo facebook.
    faccio un’eccezione questa volta, anche perché il commento di MICHELE LABARILE, di Monini, mi sembra alquanto utile ai lettori del mio blog che non mi seguono anche sul celebre social network.

    Da molti anni, allorquando durante le visite aziendali, giungiamo al reparto blending & filtrazione, mi viene posta la solita domanda con tono sibillino: “E’ QUI CHE FATE LE MISCELE ?” E da sempre non rinuncio ad evidenziare che le “miscele” possono avere un significato molto positivo nell’armonizzare le fragranze di oli fino a quel momento stoccati separati tra loro per affinità (erbacei piuttosto che mandorlati, con note di pomodoro, intensamente odorosi piuttosto che vigorosi nella persistenza delle fragranze). Il blending è un’arte del tutto “artigianale” non sostituibile con alcuno strumento analitico.

    …naturalmente il “blending” può essere anche uno strumento per attenuare, nascondere difetti altrimenti più evidenti.
    Michele Labarile

  2. massimo scrive:

    L’Italia per un noto squilibrio tra domanda e offerta di olio di oliva , nel senso di una minore produzione di olio italiano (le cui quantità per questioni comunitarie, tipo quote latte ma senza sanzioni, non sono mai state rese note anche in termini qualitativi) rispetto alle richieste dall’estero, è diventata maestra del blend.
    L’Italia è l’unico Paese al mondo che usa oli provenienti da diverse aree produttive nazionali ed estere.
    L’olio offerto dagli spagnoli è spagnolo (salvo rare eccezioni di produzione minore come in questa campagna olearia) Quello dei greci è greco, Tunisia , tunisino, Marocco, marocchino e così via.
    Inoltre tale capacità era indispensabile anche per diffondere l’olio extra vergine di oliva nel mondo. Una coratina ad esempio era impensabile offrirla alla “massa” dei consumatori. D’altra parte il consumatore medio ancora oggi, non apprezza determinate note positive degli oli in Italia come all’estero.
    Paradossalmente proprio all’estero da pochi anni a questa parte le incominciano ad apprezzare. Ma la strada è lunga.
    Occorreva dunque rendere l’olio più confacente ai gusti del consumatore anche delle stesse aree di produzione (abituato com’era all’uso inconsapevole di oli vergini o lampanti che incontravano ed incontrano i loro gusti.)
    Questa capacità italiana va lanciata e diffusa in tutto il mondo per cercare di contrastare la concorrenza estera che è sempre più agguerrita.

    Oli italiani in blend dunque, ma anche monocultivar, per chi li desidera ma anche oli blend europei e non.
    Perchè tutti gli oli di oliva sono buoni, basta saperli riconoscere.

  3. La premessa al tuo sfogo è condivisa, ma cosa fare? Ricominciare da capo a partire da diritto romano?
    Trovo che i blend potrebbero tuttavia riportare un’identità, come i vini. Ciò significa essere firmati, come un Chianti. Identificati dall’autore o da un simbolo come il Putto, il Gallo, ecc. Che ne pensi? Decorare l’etichetta, come un cognac!
    Marco, grande enologo internazionale, li firmava e rappresentava la garanzia d’immagine. I suoi clienti privilegiati erano parte di se stesso, come i tuoi oli privilegiati dal tuo sapere personale lo sono.
    Un giorno cultura, intelligenza ed etica saranno premiate. Provaci!

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