Se l’agricoltura deve morire, almeno muoia con il giusto necrologio!

repubblicaCi sono persone vere e persone che alla verità nemmeno aspirano. Tutti sappiamo come gira il mondo, ma c’è chi lo sa e agisce, e perfino si ribella, e c’è chi lo sa e fa finta di niente, troppo attento a curare il proprio particolare. Eppure questa Italia che va alla deriva ha bisogno di persone vere e coraggiose, sincere e propositive. Per questo oggi ho avuto piacere nello scambio intercorso tra me e la produttrice Alessandra Paolini, una donna speciale, che stimo moltissimo per la dedizione al lavoro, la lungimiranza e la capacità di guardare alla verità delle cose senza indugiare. E se tanti altri produttori fossero meno inclini a lamentarsi e più audaci nel ribellarsi? Leggete quanto scrive la Paolini, di un’agricoltura morente, se non già morta. Il suo grido di dolore è il nostro grido di dolore. Noi lo condividiamo qui, sul blog Olio Officina, perché alla verità non si può tacere, perpetuando l’inganno che si ripete sempre uguale, come una litania. “Siamo morti – scrive Alessandra Paolini – e vogliono truccarci e far credere che godiamo ottima salute! Che insulto! Perché offrire questa realtà edulcorata e falsa che inganna chi non sa nulla di agricoltura, e offende chi di agricoltura sta morendo? Perché non parlare delle tasse, dell’Imu, della pressione fiscale, della mancanza di mercato, della burocrazia, degli imbrogli degli enti pubblici preposti con complicità delle associazioni di categoria? Perché non raccontare delle aziende ferme, dell’Italia che sta perdendo definitivamente il suo comparto agricolo, perché? Perchè a questo dramma aggiungere anche l’insulto della menzogna?!”

 

Alessandra Paolini1Carissimo Luigi,

scusa lo sfogo, ma penso che tu, amichevolmente, lo possa accogliere e capire!

Ma come è possibile che il settore agricolo sta morendo dopo una lunga indignitosa agonia e “la Repubblica” e Coldiretti cantano alla sua rinascita?

Ma che rispetto c’è nei confronti di aziende che stanno chiudendo, che si trovano in liquidazione, che stanno fallendo, che si stanno riconvertendo (chi ha un minimo di credito con gli istituti bancari) in distese di biomassa (licenziando, quindi, sempre più manodopera) ed oggi si debbono subire la berlina di essere settore di rinascita alla crisi?

Ma come ci si può permettere di ingannare un impiegato di banca, perché questo è l’esempio fatto, dicendogli che fare il “contadino” è meglio, e di offendere un operaio agricolo a tempo derminato senza tutte le garanzie che un pur logorante lavoro fisso può dare, dicendo che la sua posizione è ambita!?

La posizione di chi piange al pensiero che il prossimo anno altre aziende estirperanno, altri ettari diventeranno incolti! E guarda gli esempi che portano! chi coltiva bambù, o cose del genere, certo, perché questo è il vero volto del settore agricolo! Oppure la farmacista che torna alla terra, e beata lei! Peccato che fra poco la sicurezza che la aveva assicurata con il precedente lavoro la vedrà ora perdersi nei meandri del buio agricolo! Siamo morti e vogliono truccarci e far credere che godiamo ottima salute! Che insulto! Perché offrire questa realtà edulcorata e falsa, che inganna chi non sa nulla di agricoltura e offende chi di agricoltura sta morendo? Perché non parlare delle tasse, dell’Imu, della pressione fiscale, della mancanza di mercato, della burocrazia, degli imbrogli degli enti pubblici preposti con complicità delle associazioni di categoria?

Perché non raccontare delle aziende ferme, dell’Italia che sta perdendo definitivamente il suo comparto agricolo, perché?

Perchè a questo dramma aggiungere l’insulto della menzogna?!

Perdonami, Luigi, ma il bolo è troppo forte per tenerlo solo per me!

Ho scritto il fiume di rabbia che non riesco a contenere, e perdonami le focosità verbali e le ricadute formali. Io sono esausta, Luigi, vivo ogni giorno di precarietà sottoposta alla perversa inquisizione che mi chiude, mi angoscia. Siamo nella morsa di un sistema che è al degrado morale, e fluttuiamo senza sapere dove ci trascinano le correnti, teniamo registri, di carico scarico, rifuti, antiparassitari, il Sian: dobbiamo iscriverci, sì no, forse, forse il prossimo anno. Il Sistri: è partito, si, no, c’è una proroga, un cambio, una clausola, stoppato, poi è partito, e, non lo so?

Le fatture a 30, 60, 90. Va scritto, no, va detto, sì, va detto e scritto? Il DVR, quante unità, come si calcolano, chi è il competente, il responsabile, chi mi aiuta, chi devo pagare per sapere, nessuno, qualcuno, cosa, il penale, il penale, il penale, su tutto, su quasi tutto, le sanzioni?

Qual è il corso, il corso per il mulettista, per l’antincendio? Per cosa, ma il muletto rientra? No, fino al 2015 no! E il trattore, sì. Quello sì? Il medico, le visite mediche, ogni quanto farle? Che cosa? Se viene un accertamento in azienda non bisogna fornire i libretti medici altrimenti passiamo i guai con la privacy, ma non li ha presi il medico i libretti? E per la proroga delle assunzioni? no, la normativa che prevede l’aumento è solo per il settore industriali, per questa volta siamo salvi!

Luigi, non son pazza, non ancora, ma forse a breve sì! Ecco, dove vuole finire l’impiegato insoddisfatto! Con tutto il rispetto della sua insoddisfazione, io intanto mi barcameno per farmi pagare le fatture, per farmi fare qualche ordine, perché a breve partono le pesche e la mia cooperativa mi lascerà con i frutti pendenti e i binz non consegnati la mattina per raccogliere! E fra poco i soldi che mi dovevano dalla Regione se ne vanno fra un consulente e un altro, e io ho passato la mia via crucis fra i poveri impiegati tanto annoiati da non poter protocollare le mie carte! Perdonami.

Hai letto il commento di Mauro all’articolo che ho riportato?

(MAURO MONACO: …non ce l’ho fatta a finirlo di leggere l’articolo! la giornalista che trae conclusioni dal comunicato Coldiretti la farei venire, a turno, per uno stage lavorativo nelle nostre aziende… I nuovi giovani “contadini” saranno forse quelli che hanno usufruito del contribbuto per il primo insediamento??)

Ecco quando l’ho letto ho sentito la vicinanza di un fratello di sventura offeso. Sì, offeso come lo sono io!

Ma perché offenderci dopo averci uccisi? Perché?

Perché questi romanzetti rosa? Perché, Luigi, la telenovelas del contadino che almeno ha da mangiare!? Ah, beato lui, vuol dire che almeno è riuscito a pagare tasse e consulenti, altrimenti la terra gliela espropiano! E certo non avrà pagato con i cavoli che ha prodotto, anche se ho letto che una delle idee geniali era il mercatino del baratto: io ti do una pesca, tu mi fai una causa contro l’Anas. Che ne pensi, Luigi, carino carino, no? Molto bohemien, e poi tutti intorno al fuoco a raccontare le storielle che abbiamo letto sul quotidiano “la Repubblica”!

Grazie a te, Luigi, e scusa se ti ho travolto, un po’ come quando si alza la cornetta e si urla la rabbia a un amico, al solo che può capire e non semplicemente per le tue radici, per la tua competenza, per la tua intelligenza, ma perché prima di tutto ciò si capisce con il cuore, quello che impone alla nostra coscienza di non tollerare l’oltraggio e l’obbrobrio della menzogna!

Se l’agricoltura deve morire, almeno muoia con il giusto necrologio!

Un abbraccio. Con la stima di sempre,

Alessandra

Che aggiungere altro oltre a quanto già si è letto? Nulla se non un grande grazie ad Alessandra per aver espresso un pensiero che non lascia adito a dubbi, e che è una lucida rappresentazione di ciò che stiamo vivendo.

Un grande grazie per le dolenti parole, che condivido in pieno, lettera dopo lettera, parola dopo parola.

Io già immagino i contadini puri, quelli senza studi, senza le spalle protette di chi ha studiato e ha la conoscenza dalla sua parte, con la capacità di fronteggiare in qualche modo la burocrazia.

Stanno uccidendo l’agricoltura, è vero, come stanno cercando di umiliare i pochi che ancora resistono. La tua lucida lettura della realtà non contribuirà a cambiare nulla, ma solleverà gli animi di chi si sente solo, una magra consolzione, forse, ma restutuisce la dignità di chi ancora vive e opera in agricoltura. In fondo, dobbiamo ammetterlo, molti accettano supinamente la realtà. La colpa è anche degli imprenditori e degli agricoltori che non denunciano, che non urlano la propria rabbia, la propria indignazione. Resisteremo, resisteremo.

Il vero volto dell’agricoltura non è quello di chi ubbidisce ai soliti noti che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura.

Luigi Caricato

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4 risposte a Se l’agricoltura deve morire, almeno muoia con il giusto necrologio!

  1. Lo sfogo di Alessandra ha suscitato in me una vampata di rabbia e una fitta allo stomaco perchè va a mettere il sale sulla ferità più aperta.
    Ho scelto con convinzione di proseguire l’attività olivicola di famiglia: io e mia sorella dopo la laurea e il master, siamo rientrate in azienda, ci siamo formate, e trasfomate in contadine. Che poi come ben spiega Alessandra, nemmeno contadini siamo, visto che la maggior parte del nostro tempo purtroppo la dobbiamo passare tra carte, cartacce e burocrazia.
    Si è vero, è stato ed è tutto un inganno, l’agricoltura continuerà solo ad essere utilizzata come strumento fittizio per far circolare soldi comunitari a tutto e unico vantaggio del sistema e non degli agricoltori.
    Per quanto riguarda poi nel caso specifico l’olivicoltura, ho capito in questi anni che l’Italia non è un paese di produttori, MA DI CONFEZIONATORI e IMBOTTIGLIATORI, che comprano dall’estero e confezionano con marchi italiani, che all’estero l’italian sounding piace very much.
    Quale interesse possono avere le colluse e criminose associazioni di categoria a promuovere la qualità, difendere i piccoli, favorire la diversificazione, tutelare la nostra biodiversità, se campano grazie ai grandi industriali?
    Il sistema è marcio, ci ho messo qualche anno a capirlo, ma ora vi confesso che mi fa paura: l’agrimafia che domina il mondo dell’olio, lo sappiamo, è molto più potente del mercato mondiale della droga.
    Ma fortunatamente con l’olio miscelato, rettificato, inquinato, con l’olio di nocciola spacciato per oliva, mica si muore, meno male, stiamo a posto, mica come quegli sfigati del metanolo.
    E andiamo avanti.
    Cara Alessandra, il comunicato della Coldiretti e il conseguente articolo de La Repubblica sono atti strategici di comunicazione istituzionale, volti a rappresentare un mondo edulcorato e a costruire una facciata bucolica che non esiste, certo, ma che serve a coprire invece una realtà ben diversa e a farsi belli, come si dice.
    Noi agricoltori veri serviamo solo come specchietto per le allodole.
    Non voglio dirti di tenere duro, andare avanti, resistere nel nome di un cambiamento che mai ci sarà, e lo dico senza il timore di sembrare codarda.
    Salviamoci finchè possiamo, riconvertiamoci, salviamo la pelle, il sonno, l’amore per la vita, l’amore per il lavoro (me lo stanno facendo passare) finchè siamo giovani e siamo in tempo.
    Che senso ha parlare di qualità, lavorare 18 ore al giorno, investire tutto il proprio tempo e il proprio sapere in un progetto di produzione di olio extravergine di oliva vero quando la quotazione media di mercato da l’olio extravergine di oliva a 3 euro al kg, quando anche i migliori chef d’Italia comprano “ottimo Extravergine” a 4 euro al litro?
    Che senso ha tutto questo quando ottimi colleghi vendono “ottimo olio extravergine di oliva” a partire da 3 euro al litro?
    Stiamo lottando contro i mulini a vento, cara amica mia, smettiamola.
    Userò i miei ulivi come magnifici pensatoi da affittare ai viaggiatori bohemienne che invadono il Salento.

  2. Antonio L. scrive:

    Purtroppo secondo i nostri burocrati è sufficiente avere da mangiare per poter andare avanti, ma ci hanno ridotto alla fame…. Tra le altre colture ho provato a metter su un piccolo orticello per il mio fabbisogno, ma intanto devo pagare l’imu sul terreno agricolo, che indecenza se pensiamo che le fabbriche di denaro (vedi istituti bancari) non lo pagano.
    I tempi sono cambiati e non trovo più il contadino o il bracciante che lavorava in cambio di un pezzo di pane, la guerra non c’è più, almeno quella militare, ma si combatte e ci si dimena ogni giorno tra mille e più avversità.
    Siamo una categoria abituata ai sacrifici, è vero, a “stringere la cinghia”, ma oggi non abbiamo molto da reggere. Ho sentito parlare di baratto, ok, ci sto, ma se vado da Equitalia pensate che si prendano un pò di frutti in cambio di una quietanza???
    Poi vai ai vari simposi e senti parlare di grandi cose, l’agricoltura che traina l’economia, i prodotti migliori e tra i più ricercati al mondo;nei fatti solo parole che vorrebbero incontrare voti utili, ma su non prendiamoci in giro.
    Lancio una proposta al banchiere, all’impiegato statale, al farmacista, vi regalo le terre in cambio del vostro posto di lavoro … vediamo chi ci sta! Io intanto mi guardo intorno e vedo abbandono…

  3. chiara mina scrive:

    Non voglio interpretare questa lettera come un grido di chi si è fatto sopraffare dalla disperazione , ma una lucida constatazione di una situazione permeata ahimè in molte categorie della nostra società .
    Io vorrei dire no!
    No alla desolazione, fa parte delle grandi risorse dell’ Imprenditore Agricolo quella di far fronte agli ostacoli della natura , dell’immanente , e fra questo ( immanente) sicuramente oggi più che mai è compresa la politica e la burocrazia!
    Siamo abituati a rialzarci,ad avere orgoglio e dignità , ma questa volta dobbiamo guardare più lontano , con più lungimiranza!
    I progetti e gli investimenti in agricoltura sono stati sempre di lungo e lunghissimo periodo e mal si adattano ad una economia effimera , con politiche fragili , poco lungimiranti che mirano ad un monocorde e miope obbiettivo di monetarizzazione a dispetto di tutto .
    Noi agricoltori dobbiamo essere e siamo un riferimento saldo per la garanzia del futuro che rispetta la Natura pur antropizzandola!
    Siamo noi che dobbiamo difendere il nostro futuro dicendo no all’immagine bucolica dell’agricoltore , siamo noi il riferimento ,soprattutto in Italia, di un futuro responsabile , di una economia solida , della dignità del lavoro.
    Siamo noi Imprenditori Agricoli ad essere artefici del nostro futuro ,consci di avere un ruolo importantissimo nel soddisfare i fabbisogni , quelli piu’ importanti nell’esistenza degli esseri umani su questa terra!
    Dunque perchè non rivedere il futuro con prospettive diverse? le normative sulla sicurezza (cito solo queste come esempio) non saranno certo ostacoli per noi che abbiamo affrontato ben altro!
    Abbiamo la grande forza di chi sa confrontarsi ogni giorno con eventi che spesso non si possono contrastare , ma sappiamo comprenderli per poterli governare, dunque esercitiamo la nostra capacità per non sentirci vittime di un sistema estraneo ,ma “fabri “delle radici di un futuro più giusto.
    con stima
    C.MINA

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