Ormai sappiamo tutti come si prepara un campione da inviare ai concorsi

assaggiE’ proprio il caso che si inizi a riflettere in maniera seria intorno ai concorsi oleari. Dopo quanto ho scritto sul blog Olio Officina nei giorni scorsi (Tutti vincenti, perché siamo i migliori al mondo), ritorno ancora sull’argomento, a partire dalle riflessioni dell’agronomo Nazario D’Errico, direttore Consorzio Peranzana Alta Daunia, nonché responsabile qualità, tra l’altro, presso l’azienda agricola Marina Colonna. Non c’è scampo. Non si può sfuggire al pensiero, e nemmno si può insistere sulle strade già percorse e ripercorse. Tutto si evolve, anche i concorsi oleari. Se fino a ieri erano utili, così come erano impostati, preziosi perché mettevano in giusta luce le aziende più virtuose, stimolando così una crescita qualitativa realmente avvenuta, ora è il caso di non fermarsi alla solita formulazione dei concorsi oleari e di andare oltre, prfezionandoli. Partiamo allora dalle riflessioni di D’Errico, con la Peranzana, varietà che spesso fa vincere aziende che la utilizzano in purezza o nei blend. Una revisione dei concorsi oleari è dunque necessaria, e direi anche urgente. Proprio per questo sarebbe il caso che tutti gli assaggiatori professionisti si unissero insieme per ragionarci su, individuando nuove strade percorribili. La questione Peranzana è nota. Compare in molte bottiglie di tutt’altre regioni. Credo sia il caso di lavorare affinché siano gli stessi produttori del foggiano a ottenere il massimo risultato da una cultivar così eccellente, capace ogni volta di sorprendere sul piano sensoriale.

 

Gentile dr Caricato,

in relazione al suo articolo circa la “questio concorsi veri o falsi” posso solo dire che sono d’accordo con lei e con tanti altri colleghi; sono tanti i dubbi sulla regolarità e trasparenza di questi premi e concorsi che spuntano ormai fuori come funghi.

Credo che siano sensazioni condivise un pò da tutti gli addetti ai lavori.
Per acquisire immagine e prestigio si pagano fior di assaggiatori che si prestano…
Provengo dalla terra della Peranzana (Torremaggiore, Foggia) e non a caso evidenzio questo, poichè sono convinto che sia al corrente di quello che succede nel nostro territorio durante la campagna olivicolo-olearia: vagonate di olive (e un pò di olio …) di questa pregiata varietà parte in direzione della Toscana, Umbria, Garda, Abruzzo, etc.
Conosco personalmente diverse aziende del nord che utilizzano l’olio di Peranzana (in purezza o come blend) per la partecipazione ai vari concorsi nazionali e internazionali.

Senza dilungarmi troppo, posso dire che negli ultimi anni, con le aziende per cui presto consulenza, si è vinto quasi tutti i premi importanti, nazionali e internazionali, e questo è servito loro per farsi promozione e avere visibilità e immagine.

Tuttavia si rende necessario una radicale revisione e riorganizzazione dei concorsi a livello istituzionale, al fine di ristabilire la giusta credibilità e trasparenza nei confronti degli operatori e consumatori.

Alcune idee:
– accreditamento istituzionale: i concorsi seri dovrebbero essere accreditati dal Mipaaf con un riconoscimento ufficiale (in modo da riclassifcare questi in base alla professionalità dei
panelisti, organizzazione, prestigio etc.);
– differenziare le categorie di produzione: ossia dividere il premio in sezione frantoiani, filiera corta, confezionatori… E’ impensabile che tutte queste categorie vadano a gareggiare insieme
e giudicati nello stesso calderone…;

– sistema di controllo e trasparenza: da studiare bene poichè la tracciabilità di verifica degli oli può avere dei costi notevoli;

– puntare maggiormente sui monovarietali: sarebbe il caso di puntare più su questo modello
di concorso, in modo che si possa verificare la tracciabilità dell’olio (se un’azienda del Garda si presenta con la Peranzana deve dimostrare di avere piante di Peranzana, e così via…).

Questo sistema di valutazione, oggi, diventa pericoloso e controproducente, soprattutto nei confronti delle aziende serie e corrette, mentre i miscelatori di professione arraffano qua e la premi e riconoscimenti che non riceverebbero con maggiori controlli sulla tracciabilità degli oli e dell’origine.
Ormai sappiamo tutti come si prepara un campione da inviare al concorso…

Forse sarò troppo idealista, ma l’onore al merito credo che in molti dei concorsi attuali, anche quelli più blasonati, non ci sia più. Spero di sbagliarmi…

Cordiali saluti
dr. agr. Nazario Derrico

Direttore Consorzio Peranzana Alta Daunia

 

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8 risposte a Ormai sappiamo tutti come si prepara un campione da inviare ai concorsi

  1. Ettore Franca scrive:

    Vedo critiche (che ben vengano), perplessità e una diffusa “puzza” di business. Chi vuole può leggere il regolamento de “L’Oro d’Italia” sul sito di OLEA (olea.info) dal quale emerge che almeno gran parte di quanto viene lamentato è stato ridotto al minimo.

  2. Credo che siano interessanti i concorsi di oli monovarietali fatti nella zona di produzione di una data cultivar, un concorso quindi legato al territorio che fa cultura e stimola il turismo enogastronomico.

  3. Mario De Angelis scrive:

    in questi giorni ho letto la vincita del 1° premio “fruttato intenso” di un produttore dell’Ascolano. Subito ho pensato ad un olio da Nocellara del Belice, ma in provincia di Ascoli non c’è tale varietà ed allora mi piacerebbe sapere, per pura curiosità, da quale varietà di oliva ha ottenuto un olio “fruittato intenso”…..

    • Mario De Angelis scrive:

      in questi giorni ho letto la vincita del 1° premio “fruttato intenso” da parte di un produttore dell’Ascolano. Subito ho pensato ad un olio da Nocellara del Belice, ma in provincia di Ascoli non c’è tale varietà ed allora mi piacerebbe sapere, per pura curiosità, da quale varietà di oliva ha ottenuto un olio “fruttato intenso”…..

  4. Massimo scrive:

    Organizzare concorsi è diventato un business. Un business per chi li organizza che possono fare pubblicità e promozione alle loro guide o alle loro pseudo scuole per formare ” improbabili assaggiatori” . È motivo d’interesse economico molto probabilmente per gli stessi docenti, spesso non formati adeguatamente e peraltro scarsi conoscitori di oli internazionali.
    La platea è formata quasi esclusivamente da addetti ai lavori, poco pubblico- consumatore, disinteressato. Non entro nel merito delle ” politiche” adottate per dichiarare i vincitori . È probabile che gli oli siano preparati a ” tavolino” per vincere, poi bisogna vedere i riscontri di mercato.
    Sarebbe interessante vedere la relazione tra olio vincitore e risultati di mercato. Personalmente credo che siano piuttosto deludenti.
    Ho letto alcune recensioni di oli che hanno dell’incredibile. Ad esempio ci sarebbe un maestro d’olivo che riesce ad avvertire l’arnica o le note di pepe rosa o andirivieni di altri vegetali, tra cui la marca ” Tabasco”.
    In conclusione il tutto mi sembra, come diceva il Montesano, di tanti anni fa in televisione, nei panni di una romantica donna inglese, ” molto pittoresco”.

  5. Mario De Angelis scrive:

    Ho iniziato a conoscere l’oliva Peranzana sin dal 1974 quando, all’Istituto Sperimentale per la Elaiotecnica di Pescara, abbiamo iniziato a fare le prime prove di trasformazione della stessa come oliva da tavola.
    Come ha giustamente scritto il Dr. Derrico, anche a me è noto che nei mesi di novembre e dicembre tante olive di Peranzana viaggiano verso l’Abruzzo e parte delle Marche; l’olio ricavato da esse entra in diversi blend.
    In relazione alla urgente necessità di una revisione dei concorsi oleari e visto che è facile preparare i campioni di olio da inviare ai concorsi, comunico la mia proposta:
    1- Ogni concorrente deve comunicare i propri dati, il nome commerciale dell’olio che partecipa al concorso e dove è posto in commercio;
    2- Gli organizzatori del concorso incaricano dipendenti di enti statali e/o regionali (ai quali saranno comunicati gli oli ammessi al concorso) che provvedono a prelevare i campioni di olio di cui all’elenco stesso. I prelevatori provvederanno a conservare i campioni ed a spedirli alla sede del concorso o ritirati da persone all’uopo autorizzate.
    3- Per quanto riguarda il panel esaminatore dei campioni, si potrebbe prevedere che sia un unico panel test per tutti gli oli e per tutti i concorsi..
    Saluti.
    Mario De Angelis

  6. mario scrive:

    I concorsi sono validi se i campioni vengono acquistati nei supermercati o nei negozi, con scontrino allegato, altrimenti non hanno senso e valore.
    Se la Peranzana ha tutto questo successo perché non si sente parlare della Dop (Torremagiore, Foggia)?
    Mario.

  7. Nicola scrive:

    Concordo totalmente e non solo! Poi capita anche che gli oli arrivano alla sede dei concorsi e guide, vengono ritirati, aperti e portati in degustazione e come un’azione magica poi si perde ogni tracciabilità di questi oli!!!
    Non parliamo poi di informazioni non veritiere negative pubblicate da guide blasonate…!
    E’ meglio stare lontano da questa giungla!

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