Io sono io, non mi autoproclamo né vincente né migliore

Italia miglioreOggi ho fatto un salto in fiera, alla biennale Tutto Food. Vivendo a Milano sarebbe ingiustificato mancare all’appuntamento. Così, prima di fare il mio ingresso nei padiglioni, mi sono guardato tutt’intorno con curiosità, prendendo visione di un tabellone gigante che riporto a beneficio di chi mi legge qui in foto. Chi si occupa d’olio sa dell’esistenza di Unaprol. Vanta una storia quasi cinquantennale, portando con sé la responsabilità di quanto è avvenuto in tutto questo tempo nel settore oleario. Nel bene o nel male, la storia contemporanea dell’olio è stata fatta da chi ha avuto il potere di agire e imporre le proprie scelte. Ciascuno può giudicare da sé. In Unaprol lo fanno con un messaggio che non lascia spazio a equivoci: “L’Italia migliore vince”. Sono contento per loro, vincitori per definizione. Io preferisco starne fuori. Non mi sento parte di quell’Italia che si riconosce in Unaprol, autodichiarandosi vincente e migliore. Ciascuno, appunto, decide del proprio futuro, della propria identità, del proprio stare nel mondo. Io sono io, io sono qui, e il mio impegno quotidiano nel nome dell’olio lo si vede a partire dal mio blog, in limpidezza, spirito di indipendenza e libertà da appartenenze.

Dire Unaprol equivale a dire Consorzio Olivicolo Italiano; quindi Foi, filiera olivicola italiana, già I.O.O.% italiano; ma anche Aifo, acronimo di associazione italiana frantoiani oleari; come pure Federdop, la federazione dei consorzi di tutela degli oli a denominazioni di origine; e ancora Pandolea, le donne unaproliane; e, a seguire, i consorzi Elaion, Evolio, nonché le associazioni Olilà e Uliveti del Lazio, ma anche Portfoil e via elencando: il sole con i suoi satelliti.

Questa Italia vincente copre a Tutto Food un’area attrezzata di circa 1.550 metri quadrati: “il meglio dell’olio extra vergine di oliva di alta qualità italiana”, come dichiarano nel proprio sito istituzionale. Chi non è con loro, è automaticamente un perdente, non rappresentando l’Italia migliore. Gli altri, di conseguenza, non producono olio, è chiaro, ma solo un sedicente olio. Vi pare?

Luigi Caricato

Questa voce è stata pubblicata in Buoni o cattivi?. Contrassegna il permalink.

11 risposte a Io sono io, non mi autoproclamo né vincente né migliore

  1. martina scrive:

    E noi poveri giovani che ci illudiamo che le cose in Italia possano cambiare…!Che amarezza sentire ancora discorsi di rogne,zizzanie,di invidia e gelosia.Questi discorsi sono diventati pesanti,monotoni.Basta!E’possibile che ancora pensate a scannarvi l’un l’altro?Siete rimasti all’epoca del bianco o nero, della destra o la sinistra, di questa o quella associazione.E’ per questo che le cose in Italia non vanno avanti,perchè pensate alle vostre questioni personali,perchè l’obiettivo è mettere i bastoni tra le ruote, non è collaborare e crescere.Sono una studentessa,non mi importa nulla di “Unaprol” o “non Unaprol”!Credo semplicemente in quello che faccio,vorrei,un giorno,svolgere al meglio il mio lavoro e ,ad ora, cerco di imparare da chi ha più esperienza…ma è una tortura sentirvi parlare. Non siete propositivi,non siete innovativi.siete solo critici.Ma è una critica vuota,la vostra.La critica distruttiva. Ho letto anche una frecciata su Pandolea, molto fuori luogo direi. Appoggio i progetti di Pandolea e credo nell importanza dell educazione alimentare;di sicuro non ho guardato nè al denaro,nè ad Unaprol,nE agli affari privati di ognuno..ho semplicemente apprezzato la “voglia di fare,insieme”! Basta con il criticare tutto e tutti,basta con il riportare a galla vecchie questioni personali,basta con lo smontare ogni volta progetti di giovani volenterosi e non contagiati (per fortuna) dai vostri virus di pessimismo e critica.

    • Che bel commento Martina, grazie. Arricchisce e nobilita l’esercizio della critica, segno che quando si mettono a nudo le questioni alla fine si viene al punto della questione. Sbarazziamoci dunque degli errori del passato, guardiamo al futuro, con occhi nuovi, senza divisioni ne’ fratture, ne’ tantomeno argomentazioni dal fiato corto.

      Più leggerezza, e’ vero. Infatti non si capisce bene perché mentre in altri ambiti (esempio: Donne del Vino, Donne della Grappa…) esista una unica associazione identitaria, nel caso dell’olio valgono come al solito le divisioni! Brutto male italiano di chi pur di sentirsi padrone del mondo tende a separare, a smembrare, a dividere. l’associazione delle Donne dell’olio risale al 2000, poi c’e’e stata la scissione, con la nascita ingiustificata di Pandolea, un doppione inutile. Che senso ha tale separazione?

      Fa bene a credere in quel che fa. Le consiglio oltretutto di aggregarsi al pensiero unico di Unaprol, ha tutto da guadagnarci, mi creda, da giovane qual e’, ha tutto il futuro davanti. Cosi, se dietro al nome Martina vi e’ davvero la giovane studentessa, che lei dice, le faccio i migliori auguri, evitandole la malcapitata ipotesi di incappare nel lupo cattivo che mangia i bambini e li priva del futuro e del desiderio di stare insieme, tutti uniti nella casa comune di Unaprol, tutti con la stessa maglia, per vincere uniti, per sentirsi i migliori. Perché l’Italia che vince e’sempre nella scelta più comoda.

      Grazie per avermi suggerito di parlare nuovamente di Pandolea, sarà l’occasione per un altro post, di critica costruttiva, propositiva, senza il virus funesto del pessimismo.

    • massimo scrive:

      Martina, se lei vuole l’unione, aderisca alla pagina facebook che si chiama “noi che vogliamo l’unione del comparto olio di oliva”. Avevo già invitato il giornalista di Unaprol ma non ha voluto aderire, almeno per il momento..Perchè non si vive di soli contributi, offuscano le menti. La ringrazio.

  2. Mauro Monaco scrive:

    Caro direttore Luigi Caricato, non replichi alle provocazioni…. io la stimo e reputo una gran persona. Quando lei scriveva articoli e libri sull’olio qualcuno ancora leggeva Topolino…..
    Io non mi sento parte di quest’Italia che si riconosce in Unaprol vincente e migliore. Basterebbe uscire, andare in altre realtà olivicole del mediterraneo per accorgersi che le cose non stanno così. Ho potuto verificare in prima persona, che quanto esposto in materia elegante dal direttore Luigi Caricato corrisponde a verità. Nella mia realtà n Abruzzo, provincia di Teramo, sono stato escluso più volte da progetti, pubblicazioni, manifestazioni varie, solo perchè sono una persona pulita che ragiona e quando lo ritiene necessario manifesta il proprio disappunto motivandolo. Un’ultima cosa…. lo sapete con quali soldi è stata finanziata l’area di 1550 mq??? Dimenticavo….. sempre perchè vogliono aiutare i piccoli produttori….dovrò rifare tutte le etichette!!!!
    Un’ultima cosa….qualcuno sul post che ho inserito parlava di terrorismo; forse le notizie sensazionaliste di blocchi alla frontiera o megasequestri, queste sì che fanno bene all’Italia…. giusto??

  3. Demetrio scrive:

    il giorno che la vedrò a braccetto con le lobby spagnole daremo evidenza dei fatti …….

    • Il giorno che lei si spoglierà dai pregiudizi e da una visione miope avremo un Paese diverso, aperto a una visione globale.

      Demetrio, c’è spazio per tutti, ma occorre essere all’altezza del compito, e soprattutto e’ necessario essere intellettualmente onesti, senza accusare chi la pensa diversamente di far parte di lobby.

      • massimo scrive:

        Caro Demetrio, lei che condanna chi osa sollevare critiche nei confronti dell’Unaprol, mi dica cortesemente cosa è cambiato negli ultimo ventennio in favore degli olivicoltori italiani. Si lamentavano ieri, si lamentano oggi. Mi dica tutti i 550.000 olivicoltori italiani associati all’Unaprol (da verificare uno per uno, non vorrei ce ci sia scappato il morto) sono contenti della politica dell’Unaprol? Tutte le società da essa create hanno una valida ragione economico-strategica? E se si quale è visto che i risultati sono sotto gli occhi di tutti? Ad esempio cosa ne è stato del magico accordo con una nota azienda olearia italiana, tanto sbandierata sui media con grande enfasi? E’ questo il loro marketing? Allorché in vari comunicati stampa l’Unaprol vanta il successo del made in Italy dell’olio di oliva, vorrei sapere da lei a chi appartengono questi numeri? Agli associati UNAPROL o alle imprese agroindustriali, che comprano l’olio dalle aziende agricole e frantoi italiani ed europei? A quanto ammonta la quota di mercato delle aziende UNAPROL nel loro complesso? Vogliamo dunque prenderci in giro o vogliamo al contrario ragionare seriamente sul futuro del comparto oleario italiano? Sono aperto, personalmente a qualsiasi confronto su questi temi, sempre, anche in presenza del MIPAAF e del Ministero dello sviluppo economico. Facciamo un’analisi ragionata e seria su tutta la questione. A disposizione con tutta la mia umiltà di chi pensa che una vita non è sufficiente per imparare. Se sbagliassi, lo riconoscerei, per l’obiettività che chi mi conosce, sa che mi contraddistingue.

  4. Massimo scrive:

    A proposito di UNIRE personalmente ho creato una pagina facebook che si chiama , per l’appunto ” quelli che vogliono l’unione del comparto dell’olio di oliva”. Ho invitato con un messaggio privato un giornalista che rappresenta l’Unaprol a farne parte. Non ha avuto neanche l’educazione di rispondermi. Questo è solo un piccolissimo esempio . Per l’unione ci vuole disponibilità da parte dell’Unaprol al dialogo che manca assolutamente e questa si chiama arroganza. Mi pare che l’Unaprol non partecipi neanche al l’interprofessione cioè la sede in cui si incontrano tutti i rappresentati degli attori della filiera. Non è anche questa una forma di arroganza,sig. Demetrio? O mi sbaglio?

  5. Massimo scrive:

    A proposito di UNIRE personalmente ho creato una pagina facebook che si chiama , per l’appunto ” quelli che vogliono l’unione del comparto dell’olio di oliva”. Ho invitato con un messaggio privato un giornalista che rappresenta l’Unaprol a farne parte. Non ha avuto neanche l’educazione di rispondermi. Questo è solo un piccolissimo esempio . Per l’unione ci vuole disponibilità da parte dell’Unaprol al dialogo che manca assolutamente e questa si chiama arroganza. Mi pare che l’Unaprol non partecipi neanche al l’interprofessione cioè la sede in cui si incontrano tutti i rappresentati degli attori della filiera. Non è anche questa una forma di arroganza,sig. Demetrio? O mi sbaglio?

  6. Demetrio scrive:

    Non capisco il significato di questa critica sollevata da chi si ritiene un esperto oleologo italiano. Invece di fare critiche costruttive che portano ad UNIRE i diversi pensieri italiani per una “lotta” comune per una Italia unita incita in modo ironico la divisione del prodotto italiano e quindi anche i produttori e consumatori italiani.
    Complimenti al giornalista che scrive e si ritiene esperto del settore…

    • Demetrio, quando lei capirà il significato della mia critica, ci sarà finalmente un’Italia olearia diversa, più unita e coesa. Unaprol rappresenta l’arroganza e la presunzione, non capirlo e’ un suo problema o una complicità o connivenza. Occorre andare oltre l’Unaprol per voltare pagina. Se non e’ d’accordo, pazienza, il mondo andrà avanti ugualmente, io continuerò a fare il mio lavoro, l’Unaprol a raccontarci storie di un’Italia migliore che vince anche per lei.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *