Competenza e severità, quanto serve per rendere credibili i concorsi

Ettore Franca

Ettore Franca

Concorsi oleari, altra puntata. Volete trascorrere una bella giornata, ricca di buoni spunti? Leggete allora quanto scrive Ettore Franca, il presidente e fondatore di Olea. Le provocazioni come al solito servono. Dopo i vari post che si sono susseguiti su Olio Officina, gli interventi si sono rivelati sempre più interessanti: leggete qui, qui e qui. E’ ciò a cui aspiravo. Io sono per un sano esercizio della dialettica. Gli scambi di opinione quando non sono fini a se stessi arricchiscono. Servono a stimolare risposte, entrando nel dettaglio di aspetti che magari si ritenevano a torto già acquisiti per pura abitudine. Non è così: se una provocazione scatena reazioni, è segno che c’è motivo di ragionare intorno a una questione evidentemente non ancora pensata a sufficienza. E’ importante che vadano dunque approfonditi alcuni aspetti così cruciali per un comparto, quello oleario, poco incline al dibattito e al confronto. Per questo sono molto contento di sottoporvi il punto di vista di un attento osservatore e conoscitore della materia qual è Ettore Franca. Buona lettura.

 

Caro Luigi,

non mi piacciono i “tutt’erba un fascio” e queste righe non vogliono fare graduatorie fra i concorsi.

Premetto che, modestamente, sono uno di quelli che, tra i primi in Italia e oltre venti anni fa, ha promosso alcuni dei primi concorsi nati in Italia.

Dopo diverse esperienze di ‘giurato’ in rassegne olearie anche blasonate, con OLEA, abbiamo scelto di farne alcuni “nostri” che, se non soli, sono fra i pochi promossi da un’Associazione di assaggiatori.

Sono distinti dal logo “L’Oro di …”, tutti registrati, e spaziano dai produttori di piccole-medie aree (Provincia, Regione) fino a “L’Oro d’Italia”, di valenza nazionale, e a “L’Oro dei due Mari” cui partecipano oli delle terre, italiane o estere, bagnate da Adriatico e Ionio.

Fin dalle prime edizioni, che risalgono al 1990, lo scopo di OLEA è stato quello di “costringere” i produttori a confrontare prodotti ed esperienze di ciascuno al fine di migliore gli oli che, in quegli anni, spesso, lasciavano a desiderare.

I concorsi di OLEA non hanno scopi di pubblicità, non promettono incontri con i buyers, consentono solo l’autorizzazione dell’uso dei logo ma garantiscono la diffusione dei risultati sui media di settore e non.

L’adesione è sempre volontaria, la partecipazione è quasi sempre gratuita o, al massimo, non supera i 40/50 euro + 3 bottiglie piene, più una etichettata ma vuota, per le mostre e, a fine concorso, quelle piene tenute a garanzia, sono donate in beneficienza.

Anonimità dei campioni, regolarità delle operazioni, assegnazione dei codici e la loro decrittazione finale sono affidate ad un pubblico ufficiale estraneo al settore.

La giuria è costituita da 25-30 giudici per lo più membri di panel, quasi tutti formati da OLEA nei suoi 20 anni di impegno.

Tutte le operazioni della valutazione si svolgono sotto il controllo di un direttore del concorso. Ogni giudice dei sub-panels di 8-10, che si formano estemporaneamente per ogni campione, si avvale di una scheda che OLEA ha studiata, elaborata, testata e mirata ad indagare e discriminare gli attributi positivi.

Compilata sul pc di ogni giudice, la scheda viene trasmessa via wireless ad un server che, con uno specifico software dedicato e creato da OLEA, stabilisce la categoria di “fruttato” fra le tre classiche – leggero, medio, intenso – e formula una prima graduatoria di “screening”.

Di ognuna, un terzo-un quarto dei campioni, quelli con valutazione più alta, vengono riproposti con i codici variati ad altri 8-10 giudici, diversi di coloro che li hanno già valutati, ma che ignorano i giudizi dei precedenti.

Le nuove valutazioni integrano le precedenti raddoppiandole. Il server le rielabora e ricompila la graduatoria fra i campioni di prima e seconda valutazione.

I primi 5-10 di ogni categoria così ricalcolata, con un terzo codice sono proposti alla analisi, stavolta, di tutti i 25-30 giudici.

Il software, che gestisce l’immensa quantità dei dati, una volta inputati non consente modifiche o correzioni o, quel che spesso si dice capiti, … aggiustamenti.

E’ quindi il server che, in modo assolutamente automatico, determina le classifiche definitive dalle quali scaturiscono i primi tre “vincitori” di ciascuna.

Una commissione assegna ora “Le Gocce d’Oro di O.L.E.A” stabilite per fasce di punteggio, in genere raggruppando gli oli con punteggi oltre 95, 90 e 85/100.

Solo a questo punto si passano i tabulati al pubblico ufficiale che, unico a conoscerlo, decritta l’abbinamento fra i codici e le aziende.

Il significato de “Le Gocce d’Oro di O.L.E.A” non è quello di distribuire medaglie a tutti ma ha il valore di riconoscimento ad una qualità pregevole, che si vuole affermata, e premiare lavoro e impegno di produttori sicuramente meritevoli.

E’ chiaro che i 3-4-500 oli a concorso non sono tutti uguali ma, seppure a vario livello, tutte le aziende meritano rispetto di chi ha valutato. Sono aziende che, a nostro avviso, vanno almeno menzionate pur evidenziando le sottili differenze.

In un concorso, per forza di cose, i “vincitori” sono i primi assoluti, o i primi tre, ma gli altri non sono da sottovalutare.

Chi arriva nel gruppo dei ciclisti vale forse meno di chi, in volata, è giunto primo per mezza ruota? Riteniamo non sia giusto trascurare i “non vincitori” né OLEA è disposta a svalutare il senso dei suoi concorsi.

In quest’ottica a tutti gli oli di ogni azienda, senza timori della Commissione disposta a “spiegarla”, viene rilasciata la scheda di valutazione che, pur se non valida come referto di Panel test, è utile a capire meglio il livello qualitativo.

OLEA si vanta di non aver mai avuto, in venti anni di concorsi, né contestazioni ufficiali né mugugni. Si vanta invece d’aver sempre avuto apprezzamenti dai produttori, compresi quelli che s’aspettavano più successo ma che, coi confronti e chiarita la motivazione del giudizio, hanno avuto modo di comprendere e, se vogliono, migliorarsi.

OLEA non chiede riconoscimenti o primogeniture. Opera con umiltà, seriamente e con severità di giudizio come è richiesto ad una gara tra i migliori ma, senza rincorrere soldi, ha solo l’obiettivo di un servizio agli olivicoltori, ai produttori e perché no, anche ai consumatori che, se attenti, hanno sottomano il meglio.

Ben vengano quindi i concorsi se valutano in maniera corretta e seria e che, a favore del settore, valorizzano gli oli migliori delle aziende produttrici più attente.

Purtroppo i “furbi” ci sono e bisogna aspettarli cercando di smascherarli perché danneggiano l’immagine del concorso, i suoi premi, organizzatori, produttori e consumatori.

Dopo qualche caso in cui OLEA ha provveduto a ritirare qualche premio e alcuni riconoscimenti già assegnati, con la segnalazione del provvedimento in rete e sui media, il fenomeno è praticamente… scomparso.

Competenza e severità è quanto serve per rendere credibile i concorsi. Forse sono troppi, alcuni sembrano mal organizati e gestiti ma, quelli seri, hanno fatto e fanno il bene del settore e dei produttori che OLEA ritiene con il confronto… crescono.

Ettore Franca

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3 risposte a Competenza e severità, quanto serve per rendere credibili i concorsi

  1. Marta Mugelli scrive:

    Caro Ettore Franca,
    la ringrazio per aver spiegato cosí chiaramente come funzionano le cose, spero che si capisca che non é cosí facile organizzare un concorso, e neanche redditizio. Le bottiglie richieste servono per gli assaggi e le analisi, non credo proprio che gli organizzatori si facciano la propria “carta degli oli” con le bottiglie dei concorsi, mi sembra assurdo anche solo pensarlo. Ribadisco che i produttori sono fortunatamente dotati di libero arbitrio e possono liberamente decidere se partecipare o no ad una guida o un concorso, accollandosene i costi; nonostante l’elaborato conto su costi di trasporto, olio ecc… che qualcuno ha fatto posso tranquillamente sostenere che i problemi finanziari dei piccoli produttori non sono questi.
    Certamente alcune cose sarebbero da rivedere o da innovare, ed é bene che provengano da piú parti consigli e suggerimenti, non capisco peró chi intende stroncare tutto il settore a priori.
    Per quello che riguarda la mia esperienza ho sempre partecipato con entusiasmo ai concorsi ed ho sempre respirato un’aria “sana” alle diverse giornate di premiazione, che ho percepito come occasioni per esaltare il prodotto e proclamare la qualitá.
    Il concorso di olio organizzato dalla mia associazione (A.I.R.O.), conclusosi recentemente, ha introdotto anche un ulteriore sistema di caratterizzazione degli oli (TDS) che ha suscitato molto interesse nel pubblico presente e nei produttori stessi (vi invito a leggere il file completo nel sito http://www.associazioneairo.com sezione concorso liquor d’ulivi), ed é stata un’occasione per parlare di olio da diversi punti di vista, erano presenti politici, professori, tecnici ecc…
    Forse perché ero coinvolta in prima persona non sono in grado di dare un giudizio obiettivo ma ritengo che sia stata veramente una giornata ricca di emozioni e di voglia di valorizzare il prodotto, invito giá da ora tutti gli scettici a partecipare il prossimo anno.

  2. Ettore FRANCA scrive:

    Se Marco Antonucci, o chi altro volesse, può prendere visione del regolamento “L’Oro d’Italia” (www.olea.info) dal quale si evince che dev’esser certificata
    – la quantità dell’olio a concorso, lotto e numero del contenitore;
    – la certificazione ha la firma di un pubblico ufficiale (vigile urbano, in genere) o un incaricato di OLEA;
    – l’eventuale autocertificazione autorizza visite e controlli di un incaricato di OLEA e rende responsabili esponendo al ritiro dei riconoscimenti e la pubblicazione dell’accaduto.
    – nella domanda di partecipazione sono dichiarate località, superfici, cultivar, ecc.

  3. Marco Antonucci scrive:

    Un’analisi semplice e chiara che spiega uno dei tanti modi “normali” di lavorare nel mondo dell’olio.
    Dico “normali” perchè questa dovrebbe essere (con mille sfaccettature) la normalità dei concorsi.
    Invece dai vari post esce che la normalità è preparare campioni e fare oli per concorsi e vincere a tutti i costi questi concorsi. E quando non si vincono la colpa è ovviamente della giuria pilotata.
    Forse sono davvero troppi, forse alcuni sono male organizzati, forse alcuni sono costosi….
    NON PARTECIPATE. Non riesco a capire sinceramente perché:se i concorsi e soprattutto le guide fanno così schifo i produttori continuano a partecipare; perché gli organizzatori sono tempestati di domande e di esortazioni da parte dei partecipanti; perchè si producono campioni per i concorsi.

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