Una svolta radicale per rilanciare l’olio italiano, ma serve uno psicologo

ooff 2013, tra le bottiglie. Foto IAI DesignDomani sarò all’Inea, a Roma, nella sede di via Nomentana 41. Protagonista di primo piano l’olio da olive. A parlarne saranno le principali figure del comparto. Oltre a un seminario su norme e regole per la commercializzazione, si prenderanno in esame luci e ombre delle dinamiche di mercato. Vi informerò sulle novità che emergeranno, se ne emergeranno. Io intanto sarò moderatore di una tavola rotonda sul tema “Prospettive e proposte per la competitività del prodotto italiano”. In omaggio a voi che mi seguite sul blog Olio Officina, vi anticipo un testo che ho preparato proprio in questo momento, e che porterò con me da inserire in cartella stampa.

 

 

Il comparto oleario italiano ha bisogno di una svolta radicale

di Luigi Caricato

Ha davvero senso parlare di futuro per il comparto oleario italiano? In tutta sincerità ho grossi dubbi. Certo, l’olivicoltura resisterà, nonostante tutto; le aziende si impegneranno nel fare la propria parte, come sempre in solitudine, ma il quadro generale è fosco. Già una legge che ha per titolo “Salva olio italiano” è un chiaro sintomo di una crisi profonda, ma soprattutto di una disfatta inarrestabile. Poi, si sa, si resiste in ogni caso, nulla può svanire dall’oggi al domani, ma una lettura oggettiva della realtà dimostra un forte arretramento del settore che non è smentibile dai fatti.

Il comparto oleario italiano vanta un glorioso passato, che consentirà di usufruire dei vantaggi residui derivanti dal buon nome che l’Italia vanta ancora all’estero. Si fa insomma il possibile, ma manca il gioco di squadra: manca una filiera unita e coesa. Vince l’arroganza di chi vuole dominare la scena senza avere partner con cui condividere il cammino e soprattutto senza avere la forza, e le idee, per dettare una linea comune, armonica e mai conflittuale.

La frattura, mai voluta dagli addetti del settore, tra mondo della produzione, olivicoltori e frantoiani, e aziende di marca, ha di fatto indebolito il sistema, rendendolo vulnerabile e fragile, senza prospettive, con il fiato corto; al punto tale che le innovazioni, anche quando sono state introdotte, di fatto sono state avversate o comunque rifiutate. In questa logica di assenza di dialogo e di confronto reale, con atteggiamenti che affondano nell’ideologismo fine a se stesso, ciascuno ha agito per conto proprio, in perfetta solitudine, evitando di cadere nelle logiche di appartenenza. Tenere incatenati gli imprenditori, non più liberi di agire, pur nel rispetto delle regole, li ha demotivati, rendendoli non più pionieri come lo erano alla fine dell’Ottocento, e negli anni tra prima e seconda metà del Novcecento, al di fuori del contesto delle grandi guerre. Così, per impedire l’apertura al futuro, sono stati desautorati gli impenditori, la ricerca non è stata sostenuta a sufficienza, la comunicazione è stata condotta in maniera fallace, gli esiti sono sotto gli occhi di tutti.

In ogni caso, nonostante il quadro funesto che ho tracciato, purtroppo veritiero e non immaginario, sono convinto che possa ancora esserci un grande futuro per l’Italia dell’olivo e dell’olio, seppure non nel breve e nemmeno nel medio termine. Oggi i protagonisti della scena mondiale sono gli altri Paesi produttori. Da noi spiccano le individualità, le quali da sole non hanno tuttavia la forza sufficiente per agire e imporsi sui mercati, così come vorrebbero, così come meriterebbero. Per guadagnare la risalita e aspirare alla tanto auspicata rinascenza, occorre abbandonare le secche dell’ideologia e favorire la guarigione di un associazionismo afflitto da complessi di superiorità morale che poco si conciliano con le reali esigenze di un comparto in carenza di idee e di pianificazioni. Il comparto è vecchio e il nuovo nasce già vecchio. Più che nuove leggi, che producono solo un corto circuito burocratico, serve uno psicologo che curi lo stato di inedia in cui sembra essere caduto ormai da tempo l’intero comparto olivicolo e oleario italiano. Non sono pessimista, ma da persona volitiva e determinata, libera e indipendente quale sono, voglio e pretendo un cambio di marcia.

Luigi Caricato

Direttore di Olio Officina Food Festival

 

Ed ecco invece il programma del Seminario INEA

NORME E REGOLE PER LA COMMERCIALIZZAZIONE DELL’OLIO DI OLIVA. LUCI E OMBRE NELLE DINAMICHE DI MERCATO

26 febbraio 2013 – Via Nomentana 41, Roma

PROGRAMMA

9.40 Registrazione dei partecipanti

10.00 Introduzione ai lavori

Dott. ssa Sabrina Giuca, Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA)

Le denominazioni di origine degli oli e il sistema di qualità nazionale > Prof. Alberto Germanò, CNR – Istituto di Diritto Agrario Internazionale e Comparato (IDAIC)

La qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini: la c.d. legge “salva olio” > Prof. Stefano Masini, Università di Roma “Tor Vergata”, Dipartimento di Diritto e Procedura Civile

L’art. 62 e l’innovazione nei modelli contrattuali di settore > Prof. Ferdinando Albisinni, Università della Tuscia – Viterbo, Dipartimento di Economia Agroforestale e dell’Ambiente Rurale

Le dinamiche di mercato e il marketing degli oli > Prof. Gervasio Antonelli, Università di Urbino, Dipartimento di Economia e Metodi Quantitativi

11.30 Pausa caffè

11.50 Tavola rotonda: Prospettive e proposte per la competitività del prodotto italiano

Introduce e modera: Dott. Luigi Caricato, direttore della rivista specializzata “Teatro Naturale” e di “Olio Officina Food Festival”

Partecipano: Dott. Nunzio Scaramozzino (Responsabile nazionale tracciabilità UNAPROL – Consorzio Olivicolo Italiano), Dott. Stefano Petrucci (Presidente Consorzio Sabina DOP), Dott. Giampaolo Sodano (Vicepresidente AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari) Prof. Maurizio Servili (Università di Perugia, Dipartimento di Scienze Alimentari), Dott. Luca Veglia (Dirigente MIPAAF – Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari), Dott. Luciano Zoppi (Regione Toscana, Settore produzioni agricole), Prof. Agostino Macrì (Responsabile Area Salute e Alimentazione, Unione Nazionale Consumatori), Claudio Ranzani (Direttore ASSITOL – Associazione Italiana dell’Industria Olearia

13.45 Chiusura dei lavori

 

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