Oli da olive in sofferenza, massima attenzione

Oli visti dall'alto. Foto di Luigi CaricatoLa verità fa male, lo so. Abbiamo lavorato tanto, in tutti questi anni, nel cercare di promuovere al meglio una sana cultura dell’olio da olive, ma poi arriva sempre il momento in cui alcune notizie lasciano un fondo di amarezza. Secondo i recenti dati forniti da Assitol, l’associazione degli industriali del settore, il mercato nell’ultimo bimestre 2012 ha registrato una forte diminuzione, sia sul mercato interno, sia sul fronte dell’export. A pesare – si legge nel comunicato stampa Assitol – è il clima di aspettativa per un probabile rialzo dei prezzi legato a una minore disponibilità della materia prima, ma può essere considerata la sola e unica ragione? Con ogni probabilità sì, perché le dinamiche del mercato sono soggette a tali condizionamenti, ma c’è anche da riflettere sulle conseguenze della penosa campagna di “inquinamento” lanciata da una nota organizzazione agricola, Coldiretti, attraverso una serie di comunicazioni che hanno saputo creare solo mancanza di fiducia nei confronti degli oli da olive da parte dei consumatori. La storia infinita delle frodi, tanto sbandierate, e di cui non siamo certi incidano in maniera così drammatica come alcuni vogliano farci intendere, sicuramente non porta a una scelta serena. A furia di screditare il comparto, i danni prima o poi emergeranno, anche a causa di tali voci maligne. Per ora, la questione più evidente di un simile arretramento, è giustificata dalla minore disponibilità di olio, ma, attenzione, quando i fattori si combinano, gli esiti posso rivelarsi alquanto deleteri.

Ed ecco, intanto, in coda al post odierno, uno stralcio dellla nota Assitol diffusa lo scorso venerdi da Silvia Cerioli.

Luigi Caricato

Tra novembre e dicembre dello scorso anno, l’extravergine, da sempre prodotto di punta del comparto, ha registrato in Italia una riduzione delle vendite a due cifre. Sul dato, pesa soprattutto la perdita di quote da parte della Grande Distribuzione, sbocco privilegiato delle vendite. In sofferenza appare anche l’olio d’oliva, che diminuisce di oltre il 13%. Resistono la produzione biologica e le Dop/Igp, ma su consuete quotazioni di nicchia, mentre è in fase di ripresa il sansa (+56%).

Anche sul fronte dell’export, nell’ultimo bimestre del 2012, sono giunti segnali negativi per il settore: l’extravergine, vale a dire il “top” del comparto dell’oliva, perde circa il 21% delle esportazioni.

La tendenza al ribasso delle vendite non è, tuttavia, una diretta conseguenza della crisi economica. I dati di previsione sulla produzione olearia a livello mondiale indicano una forte diminuzione dei quantitativi rispetto alle scorse annate. In particolare, la Spagna, principale produttore a livello mondiale, ha più volte annunciato, negli ultimi mesi, una pesante contrazione dei volumi di olio d’oliva rispetto ai tre anni precedenti, considerati da record. Per questa ragione, a fronte di un’offerta in calo, i prezzi all’origine sono aumentati e, nel bimestre finale del 2012, le vendite si sono fermate anche sul territorio spagnolo (-18%).

“Le dichiarazioni spagnole sulla minore disponibilità di olio – osserva Claudio Ranzani, direttore generale di Assitol – hanno contribuito a provocare un certo nervosismo, anche se in altri paesi le produzioni sono buone e le giacenze della scorsa campagna sono elevate”. Gli stessi operatori spagnoli hanno ammesso che i prezzi all’origine potrebbero aumentare ancora. Il timore di un ulteriore rialzo ha quindi indotto le imprese a frenare le vendite promozionali e rallentare gli scambi nella parte finale dell’anno, sia sul fronte interno che estero, attestandosi su posizioni già consolidate.

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