Leggi e burocrazia stanno ammazzando l’olio di oliva

io, luigi, vi dico che...Resto ogni volta sorpreso dalla spudoratezza di chi si contraddice senza alcun ritegno. In Italia è una prassi ormai consolidata. Così, nella grande bolgia del nostro Paese, accade come sempre l’inverosimile. Coloro che scatenano attraverso le proprie azioni le peggiori conseguenze, sono incredibilmente i primi a lamentarsene – ma è solo per pura strategia. Da una parte si agitano scompostamente, inventandosi problemi che non esistono. Poi si affrettano a trovare nemici cui far ricadere la colpa dei propri disastri e fallimenti. Quindi c’è la caccia a individuare il capro espiatorio. Il bersaglio è piuttosto facile: basta colpire gli altri. Non contenti, questa gente così brava nel creare disastri, approfitta delle proprie entrature, oltre che delle cospicue e generose elargizioni pubbliche, appropriandosi dei meccanismi del potere e arruolando a man bassa politici di piccola taglia in modo da introdurre nuove leggi e creare ulteriore burocrazia. Il meccanismo è piuttosto semplice: si dichiara guerra a un nemico (che può essere una persona fisica, una società, un sodalizio o perfino un’idea diversa dalla propria) e lo si copre di insulti. Quindi si trova subito la soluzione di ogni male, mettendo in campo leggi restrittive ma di dubbia efficacia proprio perché frutto dell’improvvisazione e della fretta. Risultato: il distastro più totale. Basta rendersi conto di ciò che di aberrante è avvenuto per esempio con la stoltissima legge “Salva olio italiano”, bocciata da Bruxelles. Questa pessima legge, redatta da soggetti che si nascondono dietro l’anonimato in modo da poter dire un domani “io non ho responsabilità”, anziché sollevare i produttori e liberarli dalle difficoltà di un mercato complesso ma promettente, li mettono in ginocchio imponendo loro una burocrazia terrificante e antieconomica e per giunta anche inefficace nei risultati. Io? Io allargo le braccia. Da parte mia continuo a fare il possibile, ma non compio ancora miracoli. Ho fatto però la mia parte, e ne pago quotidianamente le conseguenze. Mi impegno ogni santo giorno nel muovere le mie battaglie quotidiane contro la burocrazia dilagante e soprattutto contro l’eccesso di legiferazione selvaggia. Ma serve a poco. Il potere ce l’hanno i medesimi soggetti che prima creano il danno e poi se ne lamentano. Tutto ciò, a ben osservare, lo ritengo frutto di una perversione pensata esclusivamente allo scopo di imporre il potere e far così miserabilmente soccombere chi invece la burocrazia la subisce sulla propria pelle. Penso che i meccanismi siano chiari a tutti. Non ci vuole una grande intelligenza. Si sappia però che il paradossale colpo di grazia nei confronti degli indifesi produttori viene inferto proprio da coloro che la burocrazia l’hanno creata allo scopo di mettere in ginocchio coloro che, solo a parole, dicono di voler aiutare. E’ pura strategia, questa: nulla accade per caso. Quando gli olivicoltori e i frantoiani si renderanno finalmente conto di ciò avviene a loro danno, spero si ristabilisca in essi il senso della dignità. Se non hanno il coraggio di prendere le debite distanze da coloro che per decenni depredano risorse economiche ed energie a un comparto che dovrebbe essere di successo dopo tanti sforzi individuali e collettivi, allora vorrà dire che si meritano anche di peggio.

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4 risposte a Leggi e burocrazia stanno ammazzando l’olio di oliva

  1. domenico laruccia scrive:

    concordo in generale sulla crescente mancanza di liberta’ messa all angolo da burocrazia e regolamentazione generale, in tutti i settori, determinata da poteri forti e tecnocrazia serva, e anche io come posso mi oppongo, ma vuol gentilmente spiegare a tutti noi in cosa e attraverso quale regolamentazione, nel caso specifico, questa legge determina danno ad agricoltori e frantoiani ? La cosa mi interessa perche’ ho appena implementato un azienda agricola, all eta’ di 42 anni, e in particolare ho un uliveto di medie dimensioni.

    • Sono contento per la condivisione, Domenico Laruccia. Il mio testo tuttavia non costituisce un articolo nel senso classico del termine. E’ solo una libera considerazione, non un approfondimento. Per ora. In questi giorni seguiranno invece diverse puntate sull’argomento, e ci sarà da divertirsi. Gli articoli, invece, sono stati da me scritti, e in maniera anche approfondita, su Teatro Naturale, pur nelle contraddizioni delle voci.

      Sì, perché sul tema del decreto noto come “Salva olio italiano” il comparto olio ha viissuto momenti di conflittualità gravissimi, fino a determinare censure e a dare luogo a battaglie durissime e selvagge, senza esclusione di colpi. Non le rispondo subito nel dettaglio, perché dovrà pur capirlo da solo il motivo. Si sforzi, nel frattempo. Faccia una sua piccola indagine. Sarei proprio curioso di capire quel che può trarre fuori dalle fonti che potrà recuperare su Internet.

      Ho proprio curiosità di capire la sua percezione dello stato delle cose, nella speranza che lei sia un osservatore attendibile e non di parte, come sta accadendo purtroppo sull’argomento, dove ci sono stati veri e propri schieramenti.

      Le garantisco che sarà una settimana interessante, dove io farò la mia parte, riportando una serie di testimonianze e di argomentazioni, mentre lei, se ha pazienza, si cercherà da solo una risposta, e poi cercheremo di comprendere insieme se vi sarà danno o meno: per l’olio, e per il comparto.

      Intanto, quale utile premessa per partire nella sua ricerca, legga per sua curiosità questo mio dialogo dell’estate appena trascorsa tra me e il professor Lanfranco Conte: http://www.olioofficina.it/2012/08/aiuto-salviamo-lolio-italiano-dalla-politica/

  2. Caro Luigi, in merito a questa legge “salva olio” cosa è cambiato rispetto alla Legge 81/2006, riguardo l’uso di olio extravergine sui tavoli dei ristoranti? Noto molta confusione e nessuna chiarezza riguardo alla presentazione del prodotto sui tavoli in ristorazione!

    • La cosiddetta legge “Salva Olio” è stata sospesa da Bruxelles fino al 22 novembre 2013.

      Anche se i giornali hanno scritto il contrario, riportando senza alcuna verifica le “veline” di Coldiretti, di fatto non è così.

      Se ne riparlerà dopo novembre, dunque. Meglio non fantasticare, per ora. Riguardo ai ristoranti, vale tuttora la (lacunosa) legge 81/2006.

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