Tre buone ragioni per consumare olio evo

ooff 2013. L'olio da olive entra nei finger  foodIntervistato, in questi intensi giorni di Olio Officina Food Festival da Alex Guzzi, del “Corriere della Sera”, a una domanda ben precisa, netta e senza equivoci, così come riportata integralmente nel titolo, rispondo così: perché “Ha note sensoriali, quando buono, straordinariamente seducenti”. Perché “Fa bene alla salute, sul piano nutrizionale”. E infine, l’olio evo “Apre la mente, perché il suo impiego non può essere mai svogliato e richiede interpretazioni continue”. Ritengo siano tre buone e condivisbili ragioni. Non vi pare?

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3 risposte a Tre buone ragioni per consumare olio evo

  1. E bravo Alex, finalmente ti sei fatto le idee chiare e riesci a comunicarlo con entusiasmo: l’olio EVO è riconoscibile pertanto dall’etichetta, il che significa che come il “cru” del vino anche il “cru” dell’extra vergine ha le sue peculiarità e personalità, con diritto anche alla promiscuità per chi ama assaporare carezze ai frecettori dall’harem! Ma ci sono anche mono-cultivar, oltre 500 nel nostro paese! Quanti sono i vitigni in purezza? Si fa per dire, la purezza si perde nel tempo, con la verginità. Nell’Eden più che l’albero di mele c’erano alberi d’olive: se la mela era come al solito preferita da “satanessa la serpente diavolessa”, Eva dopo l’originale si ungerà tutta l’epidermide con succo d’oliva…, ma questa volta senza peccato, ma con il piacere…
    A quale Adamo non piace il suo derivato in veste di Venere? Greca, o spagnola, o cretese, algerina o tunisina si misura con la taggiasca, siciliana, toscana, pugliese, ma anche con la gardesana, umbriaca, marchigiana: in bellezza. gusto e profumi! Un vero Eden in terra mediterranea.
    L’amore corre ormai a oltre tremila anni dalla prima creatura leggendaria lungo tutte le rotte del mondo: ogni continente la fa propria ai piedi delle Rocky, delle Ande, dell’Himalaya, anche del Kilimangiaro!

    Cacciatore, fermati per un’ora di eternità ad assaporare il pianeta trasformato in pan-oleico giardino, godi alla sua ombra i profumi e i suoi sapori, sono i sapori dell’amore!

  2. alex guzzi scrive:

    E’ un peccato che gli spazi a mia disposizione su Corrriere fossero limitati perché la conversazione con il professore e le sue dissertazioni ricche di notazioni di cultura e scienza avrebbero meritato più ampia visibilità. Sono stati comunque sfatati molti luoghi comuni e si è ripulita la mente da un po’ di ignoranza. Lascio la parte più specifica legata alla produzione al professore e agli agronomi, anche se abbiamo appreso che un impianto ottimizzato rende di più e abbatte i costi… Mi interessa di più la “questione economica”, anch’essa, spesso viziata da una visione limitata e campanilistica del prodotto olio EVO. Quando si affronta il tema del mercato è usuale l’affermazione che un olio buono “deve” costare dai 10 ai 20 euro al kg. Mi viene naturale replicare che abbiamo ottimi oli a prezzi più contenuti. La risposta standard è un sogghigno furbo e la solita frase: “Chissà cosa c’è dentro!!” Il punto è che quel che c’è dentro è ancora e sempre più spesso olio EVO, ma non sempre (soltanto) quello della zona in oggetto, mentre da parte di molti si vorrebbe dare valore soltanto all’olio del singolo colle, del cru, del podere della mamma. Forse l’olio stimola gli orgogli nazionali, fatto sta che anche domenica in Toscana, mentre esprimevo la mia soddisfazione per l’ottimo olio Evo dell’azienda agricola Barbialla qualcuno immediatamente si è alzato dalla tavolata e ha detto “il nostro è migliore”, riferendosi al proprio prodotto a Spoleto e un secondo più tardi qualcuno già affermava la supremazia del proprio Evo prodotto in Lucchesia.. Siamo così campanilisti eppure per anni ci siamo accontentati di etichette vaghe e di miscele di oli non sempre eccelsi!! Oggi, che finalmente in etichetta è riportato fedelmente il percorso di ogni olio, vogliamo essere più realisti del re e lamentare che gli oli sul mercato sono frutto di blend o sono addirittura prodotti sovvenzionati dalla UE… Extravergine d’oliva è quello che si è riusciti ad imporre con forza, in monocultivar, in più cultivar, o in blend (purché ben fatto e di gusto), per un’alimentazione sana, ricca e gustosa. Ma dobbiamo accettare anche che è l’Europa il nostro terreno di produzione (come anche il nostro mercato) e che le olive degli altri non sono da meno delle nostre e che mescolandole bene otterremo dei blend di eccellenza, come quelli di casa nostra.

    per ora, buon olio a tutti!!!!
    alex guzzi

    • Massimo scrive:

      Complimenti Alex Guzzi. Ha scritto molte verità. Il grosso problema italiano è comunque quello della estrema frammentazione della produzione che fa comodo alle associazioni dei produttori.
      Comandare tanti piccoli è sempre più facile che comandare pochi grandi. Il potere è fermo nelle loro mani e nelle loro poltrone.

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