L’Italia dell’olivo e dell’olio è ferma

E’ stato un incontro utile. E’ stato un incontro necessario. Non so in quale direzione si andrà, ma oggi, presso la sede nazionale dell’Inea, l’Istituto nazionale di economia agraria, si è tenuto un workshop sulle filiere agricole italiane, tra cui quella olivicolo-olearia, di cui sono stato protagonista insieme a un nutrito nucleo di altri esperti. Il Ministero delle Politiche agricole sta realizzando, nell’ambito della Rete rurale nazionale, un’attività di analisi e verifica del fabbisogno di innovazione dell’agricoltura italiana. Il proposito: realizzare una prima indagine, utilizzando la documentazione disponibile e ascoltando i testimoni privilegiati. Detto fatto, nella tabella che il mio gruppo ha messo su, con il coordinamento di Giovanni Dara Guccione, è emerso un quadro molto complesso e sfaccettato, in cui sono stati indicati i punti cardine che muovono e animano il comparto olivicolo e oleario. Punti di cui vi riferirò nel dettaglio più avanti, ma di cui già potete prendere diretta visione nell’immagine riportata. Intanto un monito: abbiamo il dovere di reagire.

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4 risposte a L’Italia dell’olivo e dell’olio è ferma

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  2. adele scrive:

    si , Isabella , quello che hai scritto è tutto vero, è la verità che ci porta nella giusta direzione!

  3. massimo scrive:

    Bella foto, sarebbe da analizzare. L’inserimento tra le “minacce” del SQN (Sistema di Qualità Nazionale) attualmente in discussione presso il Ministero ossia del nuovo disciplinare Alta Qualità , è a mio avviso, emblematico.

  4. isabella scrive:

    sottoscrivo. Il dovere di agire e’ anche prevedere azioni di informazione dirette al livello centrale e informazioni diffuse capillarmente sul territorio. ed e’ il momento giusto.L’Italia non e’ ormai piu’ la Fiat e l’Ilva…e’ il Bel Paese, il giardino d’Europa, e’ il Patrimonio dell’Umanita’ nel suo complesso rurale, artistico, culturale.E’ la terra del Rinascimento e dell’Umanesimo dei suoi geniali artigiani, scienziati, botanici, artisti. La nostra Cultura ha le sue radici nella sua ruralita’. E’ dunque nostro dovere ritrovare un’unita’ progettuale e di intenti nel comparto culturale e rurale, portando istanze dirette ai nostri governanti e diffondendole opportunamente, affinche’ non se ne perda il valore e l’efficacia. Si, e’ un dovere agire.

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