Di carta e di luce

Con l’artista Angelo Ruta c’è un antico sodalizio che ci lega. Con lui ho appena realizzato “il Calendario dell’Olio” 2013. Con mio grande piacere vi segnalo perciò una sua mostra a Modica. Si tratta del pretesto per celebrare un anniversario. Sì, perché esattamente vent’anni fa Ruta ha avuto modo di illustrare il libro per ragazzi Compagno orsetto, di Mario Rigoni Stern. In mostra a Modica non ci sono soltanto tavole di libri per ragazzi, ma anche tante applicazioni utilizzate per altri ambiti: comunicazione, arredamento, decorazione di oggetti, confezioni in genere. Non solo: una installazione sarà montata nell’atrio comunale. Si tratta di quattro “torri luminose”. Anche l’olio sarà protagonista. Sono davvero tanti i lavori realizzati insieme.

 

Di carta e di luce
Editoria, comunicazione e arredamento nelle opere di Angelo Ruta

 

Modica, Palazzo della Cultura, 18 dicembre 2012 – 6 gennaio 2013

La mostra ha l’intento di far conoscere al pubblico la versatilità dell’illustrazione, la sua integrazione col linguaggio grafico e le molteplici applicazioni di stampa.
Il tutto attraverso un allestimento che vuole azzerare la distanza tra opere e pubbico, una serie di laboratori rivolti a studenti, e un intervento di arredo urbano.

Gli spazi interessati sono l’atrio comunale e il Palazzo della Cultura: qui sarà possibile mettere a confronto le tavole originali con il prodotto che ne è scaturito, evidenziandone la differenza di scala e i supporti di stampa, spaziando dalla carta alla tela alla ceramica e ai metalli.

Palazzo della Cultura
Tavole originali e riproduzioni per l’editoria, la comunicazione e l’arredamento. La mostra traccia, attraverso un percorso emozionale, il bilancio di vent’anni di attività.

Atrio comunale
L’opera d’arte diventa arredo urbano, è accessibile, è per tutti, unisce e fa natale. L’installazione è costituita da quattro strutture metalliche con teli in pvc stampati per illuminazione backlight.

Angelo Ruta

Ruta è nato a Ragusa nel 1967.
Vive a Milano, dove si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, la Scuola Superiore di Illustrazione e Fumetto e il Centro di formazione professionale per la Tecnica Cinetelevisiva.
Ha lavorato per le maggiori case editrici italiane e inglesi, per importanti quotidiani e riviste e ha vinto numerosi premi.
Ha realizzato film e spettacoli teatrali.


Memoria “Di carta e di luce

di Angelo Ruta

Ho illustrato il mio primo libro per ragazzi nel 1992.
Fino a pochi anni prima, di illustrazione non ne sapevo quasi niente.
Ricordavo a malapena le immagini dei libri di quand’ero bambino, le stesse che poi, riviste da grande, mi avrebbero deluso. Molto più nitidamente mi erano rimaste impresse le tavole dei fumetti de “Il Giornalino” a cui, precettati dal prete, i miei fratelli e io avevamo dovuto abbonarci. Quelle tavole, meravigliosamente disegnate da Battaglia, Toppi, Pratt e De Luca sono state, credo, la mia prima scuola.

A Milano, negli anni del Corso di Illustrazione e dell’Accademia, c’è stato poi il vero incontro con quest’arte. Era possibile conoscere il lavoro dei grandi maestri non solo a lezione ma anche attraverso le pubblicazioni, le mostre, le manifestazioni dedicate ai libri illustrati.
Erano gli anni in cui gli acquerelli sintetici e l’uso dell’aerografo lasciavano il posto ai programmi per disegnare con il computer, senza togliere spazio alle tecniche tradizionali che con Folon, Pericoli, Moebius e tanti altri avevano dato un nuovo significato al segno e al colore.
L’esperienza visiva si è intrecciata, nel mio caso, con il teatro e il cinema. Accanto alle mostre di Klee, di Balthus, di Magritte, andavo a vedere gli spettacoli di Kantor o della Bausch e i film di Wenders. Tutto ciò ha contribuito a formare quello sguardo necessario per narrare attraverso le immagini. Interpretare un libro o l’articolo di una rivista implica un punto di vista che travalica la rappresentazione descrittiva di quel testo: al contrario, deve aggiungere qualcosa e arricchirlo senza travisarlo.

Dopo quel primo libro ne ho illustrati molti altri. Ciascuno, ogni volta, assomiglia a un viaggio: si familiarizza coi personaggi, con la storia, e si cerca di non tradire il significato che l’autore vuole passare ai suoi lettori. Lo stesso accade con gli articoli sui periodici, con la differenza che l’elaborazione dell’idea dev’essere rapida e senza ripensamenti.
Altro discorso è rappresentato dalla comunicazione, in cui bisogna tener conto di un maggior numero di fattori per arrivare a un buon risultato e in cui contano la capacità di dialogo con il committente e una certa versatilità del tratto. Mentre per l’editoria si è in qualche modo liberi, per la comunicazione si è guardati a vista, passo dopo passo.
La sfida più recente è rappresentata dall’uso del segno e del colore per gli ambienti quotidiani: dalla carta da parati ai tessuti agli oggetti di uso comune. Rispetto a qualche anno fa, è più semplice ottenere una stampa di qualità su qualunque supporto, e ciò apre infinite possibilità di personalizzazione del proprio spazio.

Per il mio lavoro sono diventato un ossessivo collezionista di immagini: tutto può darmi lo spunto per un’idea o suggerirmi un significato diverso da quello apparente. Mi capita quando sfoglio vecchi libri o quando consulto una banca di immagini; ma anche quando sono per strada o in coda all’ufficio postale: la quotidianità è ricca di situazioni che non hanno bisogno di parole per essere decodificate.
Una volta trovato quello che si vuole rappresentare, bisogna capire come farlo. Quasi sempre imparare una tecnica richiede anni di ostinata dedizione. All’inizio si tende a riempire il foglio, poi si capisce che la strada è invece quella di trovare una sintesi. Proprio come Whistler, quando diceva a un amico: “Ho fatto quest’acquerello in due ore. Ma sai quanti anni ho impiegato per imparare a farlo in due ore?”
La ricerca della sintesi ci unisce idealmente anche agli uomini delle caverne. Era nei papiri egizi e nei codici miniati. Era nelle xilografie del Quattrocento, nelle icone russe, nei disegni giapponesi come è oggi sui libri e sugli schermi dei nostri computer. Era sulle pareti dei muri, sulle stoffe e sugli oggetti proprio come oggi, e come credo che sarà ancora per tanto tempo.

Angelo Ruta

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