Mo Yan, premio Nobel dall’anima contadina

Oggi per me è una gran festa. E’ stato assegnato allo scrittore cinese Mo Yan il premio Nobel per la letteratura 2012 con la seguente motivazione: “(…) con il suo realismo allucinatorio forgia racconti popolari, di storia e contemporanei”. Ha scritto libri di alto profilo, tra cui Sorgo rosso e Grande seno, fianchi larghi – il mio libro d’elezione – tutti per Einaudi. E’ in assoluto il mio autore preferito di sempre. E’ con grande gioia che ho accolto la notizia. Era in odore di Nobel, e così è stato. Quest’oggi il mio post quotidiano eccezionalmente non riguarda l’olio. Vuole solo essere un omaggio alla straordinaria figura di uno scrittore che ha saputo emozionarmi più di ogni altro. Ha 57 anni, ed è nato il 17 febbraio 1955 in una zona rurale dello Shandong, nel nordest della Cina, in una numerosa famiglia di contadini. Da bambino venne anche allontanato da scuola, poi divenne operaio in un cotonificio e, per affrancarsi dal ceto contadino, è entrato nell’esercito, finendo inizialmente in una sperduta unità a lavorare nei campi, come ha ben raccontato nel libro Cambiamenti, pubblicato lo scorso anno da Nottetempo. Il nome Mo Yan è uno pseudonimo, il vero nome è Guan Moye.

Per approfondire, ecco un omaggio che gli avevo riservato su “Teatro Naturale”: cliccare qui.

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2 risposte a Mo Yan, premio Nobel dall’anima contadina

  1. Giulia scrive:

    Caro Direttore, io ho seguito tempo fa il suo consiglio, e ho letto Grande seno, fianchi larghi. Trovo ben meritato il conferimento del Nobel. Ora leggero’ anche gli altri libri. Grazie per aver trasmesso tanto amore verso questo autore.

    • E’ così. Mo Yan e’ per me un grande autore, il migliore interprete, tra l’altro, del mondo rurale. L’ho seguito con grande interesse e sentivo che meritava ampiamente il Nobel. Quando i miei conoscenti esitavano di fronte al mio entusiasmo, dicevo loro “e’ un autore da Nobel”, per convincerli, e così e’ stato. Mo Yan e’ un autore, per me, che sa parlare all’anima più di molti altri autori occidentali, troppo elogiati senza alcun merito. Finalmente dunque un autore che scrive trattando temi veri, reali, di alto spessore, con il coraggio peraltro di essere dalla parte dei contadini e degli umili, restituendo loro luce e dignità

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