Delitto di Stato

Accade anche questo in Italia, Paese ormai alla deriva. Il titolo che ho scelto per il post odierno è il più adatto. Oggi è stata celebrata la distruzione, con rogo pubblico, del campo sperimentale dell’Università della Tuscia. L’amara testimonianza del professor Eddo Rugini, è stata raccolta alla presenza di giornalisti e telecamere. Per chi non ricorda, l’atto di grande insensatezza si è verificato poco prima dell’estate, per mano pubblica. Per questo ho scritto non a caso di un “delitto di Stato”. Il giorno 12 giugno 2012 le Istituzioni italiane hanno deciso di dare il via all’espianto di piante di olivo, ciliegio e kiwi trangenico presenti nel campo sperimentale di Viterbo. Si trattava di una ricerca in campo aperto, regolarmente autorizzata a partire dal 1999, e per la quale il professor Rugini aveva chiesto una proroga, in modo da non compromettere decenni di ricerca finanziata dai cittadini con le tasse. Sull’argomento avevo scritto su Teatro Naturale: potete leggere qui l’intervista al professore.

Questa mattina il falò. In realtà doveva esserci anche un clamoroso colpo di scena, ma è stato rimandato, sperando che qualcuno a livello istituzionale chieda scusa alla ricerca italiana e, nel caso specifico, al professor Rugini. A voi, l’onore di leggere alcune considerazioni del noto ricercatore, in attesa che mi giungano le foto del rogo, visto che non ho potuto presenziare.

Con la preparazione di un lavoro trentennale sono state create nei laboratori dell’Università della Tuscia, 350 nuove piante arboree da frutto di diverse specie. Dalla fine degli anni ’90 le stesse sono state sottoposte, dopo regolare autorizzazione, alla sperimentazione in campo. Quando erano finalmente in procinto di fornire i tanto attesi risultati finali, indispensabili sia per l’avanzamento della ricerca di base sia per il trasferimento in campo applicativo è arrivata l’ingiunzione del Ministero dell’Ambiente di distruggerle. Le peculiari caratteristiche genetiche di queste piante, anche per i geni usati per la trasformazione in laboratorio (presenti nel genoma di tutti i vegetali), sommate al massimo rigore nell’applicazione dei protocolli di sperimentazione, non lasciavano spazio a rischi per la salute e per l’ambiente. Si trattava di piante adatte ad una nuova agricoltura, capaci di ridurre gli input energetici, ivi compresi l’acqua di irrigazione e i pesticidi. La loro ingiustificabile distruzione, inopinatamente decretata dal Ministero dell’Ambiente, oltre all’oggettivo danno scientifico ed economico, tende a favorire gli interessi dei produttori di pesticidi e quelli delle lobbies che detengono il monopolio degli OGM.

Il rogo di queste piante, ree di essere diverse in quanto portatrici di esclusive e innovative qualità utili all’uomo e all’ambiente, manda in fumo le importantissime informazioni scientifiche attese e le ingenti risorse finanziarie pubbliche utilizzate nella ricerca durante i lunghi anni di studio e di lavoro occorsi per la loro creazione.

Sarebbe bastata una proroga di alcuni mesi da parte dei Ministeri competenti per consentire di portare a termine i lavori, la cui lunga durata, insita nella lentezza di crescita delle specie arboree, è stata amplificata da criticità indipendenti dall’impegno e dalle capacità dei Ricercatori responsabili: assenza di nuovi finanziamenti per questo genere di ricerche e tempi tecnici occorrenti per effettuare la più accurata e seria valutazione del rischio, come previsto per l’autorizzazione al rilascio. Invece i risultati tanto attesi sono stati vanificati dal delittuoso comportamento piromane della stessa Pubblica Amministrazione che aveva finanziato la ricerca.

Eddo Rugini

E mi fermo qui, con alcuni stralci del pensiero espresso in maniera molto chiara dal professor Rugini. Mi fermo qui anche per non togliere contenuti a ciò che sarà detto in una conferenza stampa fissata per fine novembre.

Questa, miei cari, è l’Italia.

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