Chilometro zero, un mito da sfatare

Ecco un pubblico plauso da parte del blog Olio Officina, e di conseguenza di me medesimo, Luigi Caricato, di fronte al lucido coraggio dimostrato dalla scrittrice Camilla Baresani nell’andare controcorrente intorno al grande bluff degli ultimi anni qual è la storiella del chilometro zero. Su “Sette”, il settimanale del “Corriere della Sera” dello scorso sette settembre, compare la recensione del volume Una storia commestibile dell’umanità, di Tom Standage per Codice Edizioni. Vi consiglio caldamente di leggere tale libro. Vi consiglio anche di leggere l’intero articolo, ripreso anche qui, per avere una valutazione seria e distaccata della realtà. Intanto metto in evidenza un passaggio sul quale mi piace soffermarmi per una seria riflessione su una questione che è diventata ormai un guscio vuoto.

 

Scrive la Baresani:

Tra l’altro, gli italiani patiti del “chilometro zero” dovrebbero, a rigor di logica, deprecare le esportazioni e rattristarsi per i successi riscossi sul mercato internazionale dal grana padano, dall’olio d’oliva, dal prosecco. E, in quanto seguaci della virtuosa filosofia di consumo, quando gli vengono offerti prodotti “equi e solidali”, magari legumi coltivati da svantaggiate popolazioni africane, dovrebbero rifiutarli.

Camilla Baresani

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22 risposte a Chilometro zero, un mito da sfatare

  1. Simone Maviglia scrive:

    dopo che abbiamo distrutto il passato, ci ancoriamo a “nuove” certezze senza averne radici; riflessione indotta dalla frase di Alessandra “i nostri tempi sono così pieni di dictat, e quanto è strano notare come un tempo che non conosce più fedi politiche o religiose, che prova a distaccarsi da qualsiasi attaccamento affettivo o culturale, che naviga virtualmente e virtualmente abbraccia il mondo, poi nella quotidianità, torna così a rinchiudersi in se stesso”

  2. Buongiorno direttore, io vengo da una regione, e tu lo sai, che se il km 0 fosse legge indiscussa, non esisterebbe più, o meglio ,sarebbero state cementificate le sue estese distese fertili. Io sono calabrese e il radicchio lo voglio trevigiano, perché è il migliore e perché se noi in Calabria dovessimo riuscire a produrlo, poniamo anche altrettanto buono, di sicuro inquineremmo mille volte di più per forzare le condizioni pedoclimatiche che non i camion che lo portano nelle nostre terre! Ma ognuno è libero di professare il proprio credo e di seguirlo, io amo interfacciare con le persone interessate a ciò che produco, ma amo anche chi consuma i miei prodotti anche se su non c’è scritto il mio nome (perdonami la battutta, ma va a metterlo su ogni kg di pesche!) Credo di avere un’idea di come si produce in Italia e anche della differenza che a volte possa esserci con i disciplinari di produzione adottati da altri paese, ma so anche la fonte di ‘veleno’ che può nascondersi, minacciosamente per quanto ingenuamente, dal ‘contadino’ di cui conosco il nome e che mi porta le cose ‘introvabili’ nel mercato rionale. Lo so, direttore, e non per presunzione, ma perché conosco e vedo le donne chine che raccolgono cicoria selvatica e che se provi a dissuaderle spiegando loro che in quel campo è stato effettuato un trattamento (anche questo giusto e necessario) e non è trascorso il tempo di carenza, ti risponde che non c’è nessun problema, tanto poi si lava! Io vengo da una Regione che è stata arricchita, a livello di apertura mentale, da tante dominazioni diverse, mi piace crescere scegliendo e non eliminando.
    Vorrei, certamente come tutti quelli che prendono parte a queste dialettiche, che il mondo diventasse un posto migliore da abitare, ma che questo avvenisse non tornando indietro, ma andando avanti. Vorrei imparare io per prima e poi insegnare ai miei figli a integrarsi con chi e cosa viene da lontano dove per lontano io intendo tutto ciò che non si conosce, anche se poi tanto lontano non è! Il problema è che conoscere è difficile, così come è difficile insegnare a conoscere, ed è per questo che i nostri tempi sono così pieni di dictat, e quanto è strano notare come un tempo che non conosce più fedi politiche o religiose, che prova a distaccarsi da qualsiasi attaccamento affettivo o culturale, che naviga virtualmente e virtualmente abbraccia il mondo, poi nella quotidianità, torna così a rinchiudersi in se stesso! Chissà che in tutto ciò non ci sia un legame, chissà che non stiamo correndo così tanto e così veloce da volere nel contempo farlo con altrettanta velocità cambiando direzione e andando indietro! A volte ho l’amara sensazione di andare vertiginosamente avanti e terribilmente indietro! Scusami la lunga dissertazione, ma le dicotomie mi inquietano, e cerco conforto nel decifrarle, il mondo agricolo è in agonia non ha bisogno di stregoni ma di dottori, ridateci dignità, siamo come siamo per politiche che ci hanno consentito di vivacchiare, ora basta, consentiteci di volare perché chi ha radici per terra, si sa, punta sempre verso il cielo!

    • primo: il km 0 non vuol dire sotto casa, secondo: tu sei libera di mangiare tutto il radicchio trevisano che vuoi, nessuno te lo vieta, io mangio anche la cicoria di campo del contadino ed è buonissima, sicuramente meglio di quella del supermercato, in busta, già lavata, sterilizzata ecc. che
      Io sono una che vuole andare avanti, se andare avanti non vuol dire mangiare cose avvelenate dal progresso, voglio mangiare la cicoria che sa di cicoria, voglio andare avanti e voglio che i contadini vengano rispettati di più, non voglio che i semi siano della multinazionale Monsanto, che sfrutta i contadini di tutto il mondo voglio che ci sia uno scambio… e vorrei che la gente capisse un po’ di più, ma leggendo questi commenti mi rendo conto che siamo molto indietro

      • Noto che il Km 0 fa annebbiare la mente. Quand sostengo questo mi rendo conto che effttivamente c’è chi ragiona solo per slogan, e mi dispiace, perché provo dolore e grande amarezza per questo atteggiamento di chiusura.

        Resto stupito, Tamara Giorgetti, dal suo accanimento. Scrive testualmente “leggendo questi commenti mi rendo conto che siamo molto indietro”, e ha detto la verità. Solo che a restare indietro, anzi indietrissimo è lei.

        Le sue osservazioni fatte ad Alessandra Paolini dimostrano – e mi dispiace tantissimo – l’inconcludenza del giudizio che ha espresso. E le spiego perché: Alessandra la terra la vive in prima persona, quest’estate lei era nei campi per la raccolta delle pesche, ora si sta preparando per la raccolta delle olive.

        Ha proprio sbagliato bersaglio, Tamara Giorgetti.
        Alessandra vive e lavora in agricoltura, non vive di slogan, come lei, e nemmeno – mi creda con tutta sincerità – di frasi fatte.

        Rpensi alla sua posizione, si confronti con chi la pensa diversamente. Legga il libro di Standage. Sì, perché i libri servono per aprire la mente, e talvolta anche il cuore

  3. Paolo Digaetano scrive:

    ondivido pienamente e aggiungo che senza gli scambi culturali tra popoli e tra questi il cibo non ci saremmo potuti evolvere in questo modo. A voler essere coerenti dovremmo rinunciare pure al caffè, alla frutta esotica che piace tanto agli Italiani, oppure a un grande champagne… Credo inoltre che sia un modo per proporre forzatamente il prodotto locale nel luogo di produzione, nel senso che “o questo, o niente!”. Facciamo qualità, quella verà e vedrete che il prodotto venderà di sicuro, localmente e non.

    • ma ti rendi conto di quello che hai scritto? non mi pare. Tu parli di scambi tra i popoli senza sapere che i popoli sono stati solamente sfruttati, pensi che comprando le banane fai un piacere ai negri? no lo fai alla Del Monde o alla Chiquita, ai negri non va nulla, invece con il mercato equo solidale le cose cambiano.Il problema è che in questo dibattito sterile a nessuno importa nulla,nessuno ha capito cosa è effettivamente il km 0, molti pensano che sia il fruttarolo sotto casa, no è un’altra cosa.
      Tutti quelli che sono intervenuti non hanno detto nulla, hanno solamente tentato in modo goffo di “spiegare” quello che ha scritto Caricato in favore della Baresani, qualcuno ha detto che in Olioofficina c’è democrazia, ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero? ci mancherebbe altro? ma cosa c’entra.
      Abbandono questa sterile conversazione, grazie a gente che la pensa così questo Paese andrà sempre peggio

  4. Laura Elisa scrive:

    In Olioofficina ognuno di noi è libero di esprimere il proprio pensiero e per questo ringrazio Luigi Caricato perchè con i suoi articoli ci stimola a conoscere, confrontare, a riflettere e perchè no, a dissentire.

  5. massimo scrive:

    Ognuno di noi consumatori compra verdure, formaggi, vino ecc. offerti dal proprio territorio. Però spesso la furbizia è imperante e quindi dietro al Km zero, si nascondono prodotti che poco hanno a che fare.
    Il km zero è sempre esisitito e continuerà ad esistere, oggi è stato dato questo nuovo nome che però viene abusato.
    Il “km zero” quello vero, può senz’altro coesistere con l’importazione di prodotti dall’estero (sia perchè siamo carenti di matera prima sia perchè c ha consentito di conoscere altri prodotti provenienti dal resto del mondo (il cocco, le banane, l’ananas e tanti altri)

    Ciò che personalmente non tollero (e credo che a questo si riferisse l’autrice) sono gli estremismi, i talebani nostrani. Se tutti avessero la stessa filosofia di vita , ossia comprare solo ed esclusivamente i prodotti nostrani, non esisterebbe il mondo moderno che conosciamo. Se ogni Paese del mondo dovesse vivere solo ed esclusivamente con i prodotti del proprio territorio non esisterebbero come nazione.
    Una nazione non può infatti sopravvivere solo producendo e commercialzzando i prodotti del proprio territorio e questo vale per l’Italia ma anche per il resto dell’Europa e del mondo.
    Poi ognuno è libero di pensarla come crede ma attenzione se tutti facessero una scelta di vita del genere crolleremmo.
    Esiste in molti fautori del km zero e basta un “odio” nei confronti di quelli che non la pensano allo stesso modo ed in alcuni casi una incoerenza lampante.
    Mi pare che in questi commenti si stia troppo estremizzando. Per quanto riguarda l’olio tunisino, esistono degli oli che sono eccellenti così come esistono eccellenze anche in altri Paesi , Australia, Cile. Occorre conoscere, avendo assaggiato gli oli di diversa provenienza per sostenenerlo e mi pare invece che spesso si parli solo per ipotesi o per preconcetti o per sentito dire.

    • siccome mi chiami in causa senza chiamarmi per nome ti rispondo io visto che Caricato latita. Non sono le olive tunisine a preoccuparmi,ma le leggi sull’alimentazione in generale, sull’uso di pesticidi molti dei quali da noi non sono permessi (come il cloranfenicolo che i cinesi usano per gli alveari, da noi fori commercio perché dannoso da decenni). Le nostre leggi sull’alimentazione sono molto avanzate, poi ci sono frodi a non finire ma quella è un’altra cosa. Vorrei che fosse chiara una cosa, non sono una talebana, ma quello che scrivo deve essere accettato come verità e non amo essere presa in giro.Io sto facendo per questo pianeta, con grande piacere, quello che dovrebbero fare in molti. Molti dei prodotti che tu hai citato vengono ormai coltivati in Italia, ma io compro prodotti equo solidali che vengono dall’America latina e dall’Africa, ma con il nome del contadino o della cooperativa che li ha prodotti. Anche a me capita di comprare i gamberi che vengono dall’Argentina, vedi che non sono talebana.
      Prima di rispondere leggete quello che una persona scrive, e cominciate a fare qualcosa per questo pianeta è anche vostro. Poi una cosa sacrosanta: faccio sicuramente meno male io all’ambiente o voi? chiedetevelo

      • Luigi Caricato alle volte si concede una pausa di sano relax, e questo fine settimana è stato al mare, con mia grande gioia, anche se non ho fatto il bagno e ne sono fortemente pentito.

        Ho letto ma non risposto, altrimenti non si stacca mai e si è schiavi.

        Io modestamente per questo pianeta sto lavorando sodo, e credo anche per il bene della collettività.

    • Massimo scrive:

      Scusami. Non sapevo che gli alberi del cocco, delle banane e dell’ananas, fossero coltivati in Italia.
      Gli oli tunisini sono spesso biologici senza che siano certificati.
      Tutti i prodotti importati devono sottostare alle rigide regole dell’importazione. Spesso invece proprio in Italia si trovano prodotti del territorio, venduti senza alcun controllo da mercatini, che hanno al contrario forti tracce di pesticidi.

      Siamo nel 2012 e non negli anni cinquanta.

      • mi dispiace ti stai sbagliando e comunque non capisco questa aggressività… io non ho aggredito nessuno ho solamente spiegato cosa è per me il km 0 senza trattare male, comunque ti ripeto la nostra legislazione in materia è molto avanzata e non è così in altri paesi, tu sei libero di comprare olio tunisino, di mangiarti quello che vuoi, di acquistare prodotti che vengono da lontano, è una tua scelta…quando i chiederanno: vuoi salvare il mondo per tutti? risponderò meno che per uno e farò il tuo nome…stammi bene

        • Non c’è aggressività, conosco di persona Massimo. Non farebbe male a una zanzara.

          Ritroviamoci tutti a Olio Officina Food Festival, dal 24 al 26 gennaio a Milano, per parlarne pubblicamente

        • Massimo scrive:

          Grazie e confermo, tuttavia non sono buddhista.
          Chiedo scusa se sono stato ” aggressivo” ho espresso semplicemente le mie idee in un modo magari “focoso” , vista la mia terra di origine.
          Comprare anche prodotti alimentari peculiari di altre aree d’Italia ( non km 0) o di altri Stati non vuol dire che non ami l’ambiente e che non faccia nulla per proteggerlo.
          Mi sembra una forzatura.
          Ognuno, lo ribadisco, e’ libero di adottare la propria filosofia di vita ci mancherebbe, ma se la cosa venisse estremizzata al 100%, ( anche se secondo me è mera utopia) le economie crollerebbero.
          Comunque Tamara ( bel nome) il mondo e’ bello perché è vario e finché c’è democrazia possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni. Grazie anche al magnifico blog Olioofficina di Luigi Caricato. Ci si vede, lo spero , al Festival. Buona serata.

  6. Antonio Leomanni scrive:

    Sono d’accordo con Sara.Il Km.0, le DE.CO. i PAT, possono sembrare delle facili sigle soggette come tali a facili strumentalizzazioni, ma per chi le vive o si approccia nel giusto modo, sono una vera e propria filosofia di vita.Sono “la cultura delle colture” il sale, il sapere empirico, l’espressione dei territori. Altro termine quest’ultimo abusatissimo solo da un “sociologhese” replicante non certo innovativo e di ricerca. Non sono contro il “pensiero divergente” anzi mi piace il confronto dialettico.Ma và fatta attenzione sia ai puristi integralisti sia a “Baccettoni” controcorrente.Un caro saluto da un romantico cancerino.

    • Esatto, occorre aprirsi al confronto dialettico; e magari, evitando di ricorrere a formule convenzionali e stantìe, si riuscirebbe a dare vita e valore al lavoro della terra, senza necessariamente ricorrere a luoghi comuni come il Km 0

  7. diego scrive:

    Mi verrebbe da dire che il mondo è pieno di gente che strumentalizza tendenze e movimenti, forse per averne un vantaggio personale in termini di visibilità o, chissà, altro.
    Ogni atteggiamento (come il Kilometro zero, o il Biologico, ecc) se estremizzato è attaccabile dagli “strumentalizzatori” .
    Il kilometro zero ha permesso di parlare e di far conoscere a molte persone il problema dell’insensatezza del mercato agro-alimentare (e non solo quello), dell’importanza di cercare un rapporto tra chi produce il cibo di cui ci si nutre e chi lo consuma, di far si che ci si domandi da “da dove viene ciò che consumo?”. Trattasi di consapevolezza, quella che disturba tanti della Grande Distribuzione, e forse tanti giornalisti.
    Io continuo a comprare le patare della mia regione e non quelle provenienti dall’Isreaele, consapevole di fare la scelta giusta. Anche se le Solanacee derivano dalle Americhe. E non definirei Bluff il Kilometro Zero, altrimenti si potrebbe affermare altrettando del Biologico, delle DOC (vino e olio) e delle IGP.
    Il qualunquismo è sempre qualcosa da cui difendersi.
    Saluti. diego

    • Diego io però non definirei “il chilometro 0 e il biologico” atteggiamenti, per me sono scelte di vita, io vivo bene così, comprando, come dici tu,le patate che vengono dai produttori intorno a Roma, (qui si chiamano “vignaroli”) è un vecchio termine per indicare chi ha il proprio campo e porta le verdure al mercato, quello che posso lo produco io, a Roma, sul balcone ho anche le zucche, pensa un po’…io cerco di migliorare questo mondo e lo faccio anche per loro…Pensavo che Caricato fosse più sensibile a questi argomenti…mi sono sbagliata

      • Sono iper sensibile, Tamara. Sensibilissimo e rispettoso, ma non per questo uniformato nei pensieri.

        Io ho il privilegio di essere nato in una famiglia di agricoltori e quando vado a trovarli, altro che Km 0! Colto e mangiato, mio padre addirittura ha fretta nel mangiare i frutti della sua terra, ha sempre voluto far cuocere le verdure colte solo poche ore prima, guai a cuocerle il giorno dopo. So bene cosa significhi coltivare, vivere la terra. per questo sto scrivendo di agricoltura, perché ho un debito morale verso l’agricoltura, e dal momento che la mia vocazione è scrivere, lo faccio anche con grande amore, non per una forma di dovere

  8. Eccomi, io sono una “patita del chilometro 0”. Permettimi di dissentire soprattutto con la Baresani, io non posso certamente impedire all’Italia di avere rapporti commerciali con il mondo, acquistare dove preferisce i pomodori o le olive, la farina o le fragole in pieno inverno, sono io come individuo che cerco di comprare, quando ci riesco, roba a chilometro 0, la frutta dai produttori del Lazio, così la verdura,il latte di Alta qualità, Lazio, l’olio quasi, dalla toscana, e sono sicura che le olive sono di lì, o Monte Libretti, insomma il pane me lo faccio, il lievito pure, le marmellate, lo yogurt e tante, tante altre cose, la carne non la mangiamo e ti dirò di più non sono solamente patita de chilometro 0, anche dell’impatto 0, andiamo tutti in bicicletta o con l’autobus, lampadine a basso consumo,ormai da quando sono nate e compostiera sul balcone, e tu non sa quanto sono felice d tutto questo, di tutte queste cose che faccio per cercare di migliorare questo ambiente che molti cercano di distruggere…. Volevo anche aggiungere che sono felice di acquistare il caffè equo-solidale che viene dalla Colombia, non a chilometro 0 ma conosco il nome del contadino che lo ha piantato e raccolto…al mondo esistiamo anche noi patiti del chilometro 0, mi dispiace per la Baresani, ma io il suo libro non lo comprerò mai.
    Caricato una domanda per te: tu pensi che l’olio prodotto con olive tunisine e olive pugliesi o altre (non mi metto a fare l’elenco) sia uguale? proprietà organolettiche e sapore? un caro saluto, da una che comunque t segue

    • Come no, il dissenso è fondamentale, altrimenti sarebbe la fine del pensiero.

      Sono convinto che ciascuno di noi possa fare della propria vita ciò che meglio crede, anche sbagliando, nel caso.

      Non capisco tuttavia la necessità di essere “patiti” del Km 0. Io vivo ogni giorno della mia vita vocato alla gioia, ma non ho inclinazioni verso gli slogan, che per me sono sempre una visione parziale e distorta della vita. Amo le espressioni autentiche e non i refrain imposti dall’imbonitore di turno. Per questo rifiuto di abbracciare il Km 0 considerandolo come la svolta di una società che ha smarrito il senso etico.

      Ritengo sia un errore non leggere il libro recensito dalla baresani. Non bisogna aver paura di visioni diverse dalle proprie. Io leggo tutto, anche ciò che scrivono gli ideologi del Km 0, sta poi a me capire se sono frottole o pensieri veri e autentici.

      Io penso che l’olio prodotto con qualsiasi olive del Mondo abbia una sua dignità. Ogni olio è diverso, come lo siamo noi in quanto persone. Non ho paura del diverso, abbraccio tutti i contadini del mondo impegnati a produrre olio, senza pregiudizi nè tenetnnamenti. C’è spazio per tutti, i consumi di oli di oliva crescono e si espandono in nuovi Paesi che mai fino all’altro ieri ne avevano cponsumato un sol grammo.

      Grazie, un caro saluto anche da parte mia, anche se non siamo al Km 0

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