Domani si consumerà un atroce delitto. L’abbattimento degli olivi

Sì, proprio così, e tale delitto avverrà per mano pubblica, ad opera di una pilatesca disposizione voluta dai nostri Ministeri. Vi ricordate i tempi bui che ha attraversato in altre epoche la ricerca scientifica? Oggi accade ancora, come in passato. Voi forse pensate che io possa nutrire un briciolo di stima nei confronti di chi ha preso simili decisioni? Certo che no. I responsabili di simili decisioni hanno l’anima sfondata dalla burocrazia, sono persone dal corto respiro, incapaci di guardare al futuro. Intanto, per rendervi edotti di quanto sta accadendo in Italia, in questo Paese capitanato da personaggi di dubbio spessore, vi porto a conoscenza del grido di dolore di uno stimato scienziato, Eddo Rugini, dell’Università degli Studi della Tuscia. Oltre ad alcune sue considerazioni, vi segnalo anche come poter esprimere la vostra piena solidarietà al mondo della ricerca, con un appello a non distruggerla.

Il contesto in cui ci muoviamo è paradossale. Il grido di dolore non viene nemmeno preso in considerazione dai media nazionali.

E’ segno, forse, che non esista più in Italia una stampa libera e indipendente, né tanto meno una sana coscienza civica?

Intanto su internet corre il passaparola.

“Cari amici – scrive Giordano Masini su facebook – non so se siete al corrente del fatto che domani, grazie all’iniziativa del solito Mario Capanna, inizierà l’espianto degli olivi, ciliegi e kiwi trangenici dell’Università della Tuscia. Una ricerca in campo aperto autorizzata regolarmente per dieci anni nel 1999, per la quale il prof. Eddo Rugini aveva chiesto una proroga, per non buttare al vento decenni di ricerca finanzata con i nostri soldi. Invece dal ministero è arrivato l’ordine di distruggere tutto. C’è un appello, promosso dall’Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani, perché tutto ciò non avvenga, e sta avendo un successo insperato nonostante non sia apparso finora su nessun media di rilievo: più di 700 sottoscrizioni in soli due giorni”.

Ebbene, anche Olio Officina aderisce a tale appello.

Leggete qui, su “Appello per la ricerca”.

E qui, su “La Valle del Siele”.

 

E intanto, ecco le amare considerazioni del professor EDDO RUGINI:

 

In data 15 novembre 2010 è stata inviata una RICHIESTA di RIESAME dell’invito a spiantare le piante dall’Ufficio Contenzioso della Università della Tuscia al:

– Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

–Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Direz. Politiche di Sviluppo Rurale

– Regione LAZIO Assessorato Agricoltura Autorità Regionale Competente in materia di OGM

NON HANNO MAI RISPOSTO.

Non solo:

L’1 giugno 2012 MI E’ ARRIVATA LA LETTERA DEL MINISTERO AMBIENTE CHE INTIMA LA DISMISSIONE PERCHE’ AL PIU’ PRESTO APPLICHERANNO L’ART 34.

Nel frattempo sono stati rilevati dei dati scientifici e preso dei campioni per ulteriori analisi, analisi che in questo momento non possiamo sostenere perché non disponiamo di alcun finanziamento per svolgerle.

Scopo principale della ricerca era e resta quello di verificare sia il comportamento delle specie coltivate, sia, come dètta la ricerca imparziale, l’esame oggettivo degli aspetti positivi e negativi di queste colture, peraltro mai studiate. Inoltre, le piante ed il suolo su cui esse insistono sono stati e continueranno ad essere a disposizione delle istituzioni scientifiche (MIPAF, CNR, UNIVERSITA’), per approfondire e complementare varie tipologie di ricerche.

Si sottolineava nella richiesta che l’ambiente destinato alla coltivazione di OGM, definito “chiuso e confinato” (serra) mal si adatta a coltivazioni quali quelle poste in campo, ovvero Actinidia, Ciliegio ed Olivo. Dunque nessuna autorizzazione è stata richiesta sia per la eccessiva gravosità del costo di realizzazione di serre di dimensioni (quasi 4.000 m2 di copertura) tali da contenere le piante sulle quali realizzare gli esperimenti, oltre alle difficoltà connesse al rilascio delle previste autorizzazioni comunali, sia per l’assoluta inidoneità della coltivazione in un tale ambiente, che falserebbe qualsiasi risultato scientifico.

La temuta “contaminazione” attraverso il polline nell’ambiente circostante è da ritenersi ingiustificata, in quanto tutte le piante sono a propagazione vegetativa ed eventualmente il polline transgenico andrebbe a contribuire nella formazione di un seme che non verrà mai utilizzato per la propagazione; inoltre, intorno al sito utilizzato per le sperimentazioni, non ci sono piante selvatiche che potrebbero recepire ed utilizzare il polline per la fecondazione e a loro volta disseminare i semi naturalmente. Peraltro, l’Actinidia femmina non produce polline, il Ciliegio è triploide e dunque non ha piante compatibili e per l’Actinidia maschio e per l’Olivo il gene esogeno (transgene) del polline finisce nell’embrione contenuto nei semi, i quali verranno distrutti rispettivamente con l’alimentazione e disintegrati con la molitura delle olive. Inoltre, per maggior garanzia, i fiori maschili di Actinidia maschio, ogni anno, come da protocollo , sono stati e continueranno ad essere raccolti prima della loro naturale schiusura e distrutti in autoclave. Per l’olivo ancora si è in attesa della prima fioritura.

Inoltre il ciliegio (portinnesto) è stato trasformato con i geni di un batterio selvatico (non ingegnerizzato) per cui no presenta geni di resistenza ad antibiotici.

Inoltre i dati raccolti da varie istituzioni scientifiche (CNR, MIPAAF), con finanziamenti ad hoc stanziati dal Ministero per verificare eventuali modificazione dell’ambiente circostante le piante transgeniche non hanno evidenziato alcuna modifica della FLORA fungina e batterica nel suolo , probabilmente proprio per la natura dei geni in questione che appartengono a tutte le piante coltivate (trattasi queste di piante Cis-geniche e non transgeniche).

Il mancato rilascio della proroga in questione, peraltro, determinerebbe l’impossibilità di portare a compimento l’attività sperimentale e giungere a risultati concreti nell’ambito della ricerca iniziata dieci anni fa, con conseguente ed ingiustificabile spreco di denaro pubblico.

Si chiede a tutte le Autorità destinatarie della presente un riesame dell’intera materia, al fine di adottare un provvedimento favorevole alla prosecuzione delle sperimentazioni de quibus.

La richiesta era motivata dai seguenti fatti:

  1. L’interruzione drastica da parte del Ministero delle Polite Agricole, alimentari e forestali dei finanziamenti ha impedito il completamento delle sperimentazioni e delle osservazioni programmate;
  2. La natura stessa della pianta arborea, costituita da una lunga fase giovanile, non ha permesso, come nel caso dell’olivo, l’inizio della fioritura;
  3. Lo stadio giovanile delle piante poteva determinare un risultato diverso da quello reale PER CUI è NECESSARIO, per una chiara ed attendibile descrizione del comportamento sulle singole fasi fenologiche disporre di dati inerenti più anni di osservazione anche per quei genotipi che hanno iniziato a produrre frutti;
  4. È opportuno verificare come influisce il transgene sulla longevità della pianta
  5. non è stato possibile ancora a causa di piogge durante la sperimentazione negli anni, ripetere e quindi raccogliere i dati relativi alla resistenza la resistenza a siccità delle piante modificate osservata solamente per un anno.

La ricerca in campo è iniziata nella stagione vegetativa 1999, con un investimento in campo recintato con rete metallica di 2 metri circa, strutture metalliche per reggere le piante, coltivazioni annuali con eliminazione dei fiori prima della schiusura per l’actinidia maschio e per l’olivo quando fiorirà (ancora oggi non ha fiorito)… vorremmo capire le motivazioni scientifiche!

Tuttavia il lavoro in laboratorio è iniziato negli anni OTTANTA con spese di diverse centinaia di milioni di vecchie lire [ proveniente da progetti con finanziati ovviamente solo pubblici (europei e italiani), per mettere a punto le varie tecniche necessarie per arrivare a rigenerare piante in provetta da singole cellule.

 

Considerazioni:

Per loro i transgenici sono tutti uguali , come pure le piante (pioppo, ciliegio e insalata per loro non fa alcuna differenza), come pure i geni usati sono uguali per loro….

Fare ricerca in ambiente chiuso o aperto per loro è la stessa cosa…

Usare genotipi maschiosterili o fertili per loro è la stessa cosa…..

Eddo Rugini

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8 risposte a Domani si consumerà un atroce delitto. L’abbattimento degli olivi

  1. In famiglia coltiviamo olivi e siamo associati in cooperativa di oltre 1200 soci. Tra le informazioni che vengono date in occasione delle assemblee,peraltro sempre affollate,si
    è stato detto che è vietato abbattere l’olivo. Per disposizione di legge,non per divulgazione.

  2. Massimo scrive:

    Già lo sapevo ma veder ribadito ancora una volta dove può arrivare l’ideologia è sempre molto inquietante.

  3. Iole scrive:

    E’ incredibile. Questa notizia non solo è terribile, ma è di una gravità unica.
    Un società civile metterebbe fuori dalla porta ministri che commettono tali atti di viltà.
    E’ sperpero di danaro pubblico, è come buttare fuori dalla porta il mondo della ricerca.
    E’ deridere il sacrificio dei ricercatori.
    E’ un atto di ignobile.

  4. paolo inglese scrive:

    Caro Luigi,
    ho scritto come sai, quanto ho potuto, volendo esprimere lo sdegno assoluto non solo, e non tanto, per la scelta, ma per chi non ha voluto scegliere, non ha voluto assumere la responsabilità di ascoltare, non dico credere, a chi lavora nel mondo della ricerca. Io non sono uno scientista, non credo nel ‘laico’ primato della scienza, come valore assoluto, eppure sono ricercatore. Ma il silenzio dell’Università che subisce una simile follia, mi dispiace. Qui non è in discussione solo l’essere o no, favore o contro gli OGM, è in discussione la liberà di farla e la capacità di competere nello sviluppo della conoscenza. Chi vince, è, paradossalmente, chi degli OGM fa un business e non della ricerca. Proprio quel mondo che si ritiene di combattere come male supremo. E’ ora di dirlo con chiarezza assoluta: bloccare la ricerca pubblica, parlando di una fantomatica ricerca ‘partecipata’, è un atto degno della Santa Inquisizione, dell’oscurantismo, del fanatismo ideologico, che fa male alla comunità e bene a pochi. Aver voluto espiantare il campo di Rugini, significa rifiutarsi di avere dati sperimentali, rifiutare il confronto dei fatti, non avere libertà di pensiero. Cavalcare un’onda che, poi, porta castelli a Ladispoli, dove dovrebbe svolgersi, a opera di chi non si sa, la ricerca ‘partecipata’. Io, con tutto l’orgoglio di un ricercatore dell’Università pubblica, rifiuto questa logica e non smetterò mai di oppormi ad essa. Grazie Luigi.

  5. Chi non valorizza e sostiene la ricerca si assume gravi colpe morali. Il comportamento del Ministero dell’Ambiente è oltre modo grave. Non solo la ricerca non viene sostenuta finanziariamente, ora la si blocca pure. Ciò che è paradossale è che questo espianto viene ordinato dopo che lo stesso impianto è stato precedentemente approvato e finanziato. Dite un po’ se questa non è follia. E’ un paese che non vuole diventare adulto.

  6. marco scrive:

    Buon Giorno, ma se non ricordo male, c’è una legge che vieta l’abbattimento in massa di olivi.

  7. Giulia scrive:

    E’ inaudito. Viviamo in un Paese di personaggi da operetta. Prima si finanzia la ricerca, poi la si lascia sola, senza fondi, poi addirittura si interviene per distruggere quanto e’ stato fatto. E queste sarebbero le nostre Istituzioni? Dove hanno riposto il buon senso e l’intelligenza?
    Quanto sta accadendo segna un penoso passo indietro.
    Se il nostro futuro dobbiamo affidarlo ai Mario Capanna, meglio espatriare.
    Non e’ un Paese per persone serie e per bene. Qui e’ una valle di lacrime in cui si mette in gioco il futuro.

  8. Alberto Guidorzi scrive:

    Quanto sta succedendo in Italia mi sembra che assomigli molto a ciò che capitava in URSS sotto Stalin, quando la genetica ufficiale del regime era affidata a Lyssenko, il quale era un lamarckiano e non un mendeliano.

    D’altronde le teorie di Lamarck (biologo naturalista francese) erano funzionali ad un regime eugenista perchè credeva nei “caratteri acquisiti” e quindi la possibilità di “rieducare”.

    Lyssenko non credeva nell’eredità portata dai cromosomi, bensì che essa fosse una proprietà intrinseca della materia vivente. Questa convinzione lo ha portato ad applicare due strategie di miglioramento di sua invenzione.

    1°il miglioramento delle piante autofeconde per incrocio tra piante di una medesima varietà.
    In altre parole voleva impedire l’autofecondazione nel frumento. Ciò ha avuto come conseguenza in un regime totalitario, che 800.000 contadini si mettessero a castrare manualmente i fiori del frumento che poi sarebbero state impollinate artificialmente. Anche in un regime totalitario obbligare un contadino a fare questo lavoro nel suo campo ogni anno si rivelò impossibile.

    2° La modifica della natura delle piante per trattamento fisico appropriato.
    Volle così trasformare dei frumenti invernali coltivandoli in serra riscaldata in modo che perdessero il bisogno di temperature fredde per salire a seme e soprattutto tentò di “rieducare” il frumento a non morire di freddo seminandolo ripetutamente nelle condizioni delle steppe siberiane. Tentò anche di trasformare il frumento in segale e viceversa seminando le due specie in condizioni sfavorevoli per ciascuna di esse.

    Chi si oppose al lyssenkismo fece una brutta fine ed uno di questi fu Vavilov (quello delle aree d’origine delle piante coltivate) che morì di fame nelle prigioni staliniane nel 1942.

    Il lyssenkismo non fu applicato solo al grano, ma anche alla patata e alla bietola da zucchero ecc. Risultato: oltre a paralizzare il miglioramento vegetale egli impose pratiche agronomiche senza senso ed inutili. Per più di 30 anni l’URSS si privò del progresso genetico e quindi alla base del problema alimentare dell’EX-URSS oltre a disoroganizzazione e mal funzionamento delle strutture agricole, vi è soprattutto un germoplasma vituperato.

    Uno dei motivi per cui il regime russo fu sotto scacco sempre fu quindi il ricatto continuo che gli USA poterono fare dovendo vendere sistematicamente grano alla Russia per sfamare i cittadini sovietici.

    NON DOVREBBE SUONARE DI MONITO A NOI ITALIANI QUESTO FATTO STORICO? EVIDENTEMENTE NO, SE IL POTERE PUBBLICO ACCONSENTE AD ADERIRE AI DIKTAT
    DEL NOVELLO LYSSENKO ITALIANO (leggi CAPANNA).

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