L’olio italiano sotto attacco. Come farsi del male con le proprie mani

Segnatevi questa data: mercoledì 21 marzo 2012, ore 10.30, Roma. Ebbene, dopo tanti errori, passati e recenti, si insiste ancora su tale linea. Così, chi vorrà presenziare all’atto del disfacimento del glorioso comparto oleario italiano, ora avrà la possibilità di farlo presentandosi a un appuntamento che potremmo definire per certi versi storico. Storico non per importanza dell’evento, ma per le inevitabili distorsioni di mercato che ne seguiranno, tutte a danno delle aziende italiane all’estero. Così, domani, presso il Centro congressi Rospigliosi, si assisterà all’ulteriore harakiri di una parte del comparto oleario italiano. Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol si strapperanno le vesti al suono di un refrain già più volte udito: “L’olio italiano sotto attacco”. A questo punto, visto che il Paese mostra segni di cedimento, perché non chiamare in nostro soccorso i marines? Potranno portare la giustizia nel mondo dell’olio! Che ne dite?

Intanto, per vostra conoscenza, vi riporto uno stralcio del testo di un comunicato diffuso dagli organizzatori.

Una vera e propria invasione di olio proveniente dall’estero si è verificata nel 2011 che è stato anche l’anno degli inganni e delle truffe che minacciano seriamente il futuro dell’olio italiano, la cui produzione si è fortemente ridimensionata.

Per salvare un patrimonio sociale, ambientale ed economico del Made in Italy che garantisce salute, lavoro e reddito agli italiani viene proposta una iniziativa di legge popolare “Norme per la qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini” finalizzata a favorire la crescita delle produzioni di qualità nel settore olivicolo e a contrastare pratiche commerciali scorrette.

L’iniziativa è promossa da Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol che hanno messo a punto un sistema di norme a tutela dei consumatori e della reale concorrenza tra le imprese, in grado di preservare l’autenticità del prodotto, la veridicità della provenienza territoriale e la trasparenza delle informazioni.

Vista dall’esterno questa situazione, per chi non è a conoscenza delle dinamiche del comparto e dei flussi di mercato, tale battaglia a difesa dell’olio italiano può sembrare anche condivisibile, ma per chi vi lavora da sempre con serietà e onestà nel mondo dell’olio queste soluzioni eclatanti, a forte impatto mediatico, sono destinate solo a ritorcersi contro di noi.

Va chiarito subito che qualità e tasparenza sono parole magiche che basta evocare ogni qual volta ci sia bisogno di far sentire la propria presenza, soprattutto quando c’è da risollevarsi dai problemi reali ed è opportuno mettere in ombra le responsabilità di chi ha portato in questi anni alla deriva la filiera agricola.

Il fatto è che tali parole – qualità, trasparenza, difesa dell’olio italiano – risuonano ormai da lungo tempo ossessive, insistenti e monotone, senza sortire alcun effetto perché ormai depotenziate a furia di essere evocate a sproposito.

Nel corso dell’appuntamento di domani, mercoledì 21 marzo, oltre all’illustrazione della proposta di legge, sarà presentato anche – si legge nel documento diffuso dagli organizzatori – il primo studio sull’invasione dell’olio straniero in Italia nel 2011, evidenziati casi eclatanti di etichette illeggibili, ed effettuata una dimostrazione pratica dei metodi di analisi qualitativa che si vogliono introdurre con la proposta di legge di iniziativa popolare per garantire le caratteristiche dell’olio in commercio.

Complici dell’ennesimo errore di comunicazione saranno il presidente dell’Unaprol Massimo Gargano, il presidente di Symbola Ermete Realacci, il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti e – mi spiace dirlo – il professor Maurizio Servili dell’Università di Perugia. Ci sono anche Stefano Masini (Coldiretti) e Roberto Weber (presidente della Swg, società specializzata in indagini statistiche). Le conclusioni saranno affidate al presidente della Coldiretti Sergio Marini.

Io mi auguro solo che Servili e Realacci, persone verso le quali nutro stima, si rendano conto dell’effetto boomerang di tale iniziativa.

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2 risposte a L’olio italiano sotto attacco. Come farsi del male con le proprie mani

  1. vincenzo scrive:

    Ok. allora diciamolo forte e chiaro! Tutti coloro che hanno organizzato l’evento sono degli ignoranti in materia, pensano solo ai loro milionari stipendi e non ce ne frega assolutamente nulla dell’extravergine e della vita di tutti gli olivicoltori.
    Invece parliamo dell’iniziativa “lodevole” dell’olio che frena i fenomeni ossidativi chiamato BUIO? Quello si che è un progetto proiettato a risolvere il problema dell’extravergine! Creare una bottiglia chiamata “buio”, sarà anche originale ed attirerà la curiosità di qualche acquirente, ma di certo non risolverà il problema ai tanti e tanti olivicoltori che oramai stanno abbandonando i propri oliveti perchè non riescono a commercializzare il proprio prodotto in maniera decente, oppressi dalle valanghe di prodotto deodorato e raffinato e non italiano che troviamo in ogni angolo di tutti i supermercati.
    Personalmente credo che sia un gran bel progetto anche quello, ma non è sicuramente meno importante l’attività che Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol svolgono coraggiosamente, coinvolgendo anche chi può frenare l’attacco all’olio italiano con le Leggi.
    E poi, qui nessuno sta dicendo che non si deve commercializzare altro olio, si vuole solo rendere visibile in etichetta che cosa il consumatore sta acquistando. Per me questa si chiama “tutela del consumatore”! E chi meglio di una associazione di categoria può tutelare il consumatore???
    Mia madre qualche giorno fa non è riuscita a leggere, dietro una etichetta di un famoso EXTRAVERGINE, la dicitura “miscela di oli comunitari e extracomunitari”… E mia madre ci vede bene!
    Mettiamo pure in ombra le responsabilità di chi ha portato in questi anni alla deriva la filiera agricola, ma diciamo pure che in questa situazione ci siamo anche per chi vi lavora da sempre con serietà e onestà nel mondo dell’olio, altrimenti non si spiega! Unaprol porta avanti un progetto di alta qualità a mio parere molto importante, l’extravergine è conosciuto per le sue proprietà salutari ecc…ecc… in quanto è un olio di categoria superiore. Ma siamo così sicuri che tutte le bottiglie con la scritta extravergine contengono un prodotto con le proprietà salutari che ci aspettiamo??? Coldiretti lo ha dimostrato qualche mese fa con un articolo su Repubblica, che non è tutto oro quel che luccica.
    E poi, perchè un olio con acidità 0,20 ed un olio con acidità 0,80 è sempre extravergine? Il disciplinare per l’alta qualità di Unaprol prevede dei parametri inferiori (non solo acidità) per il riconoscimento, in modo da garantire il più possibile gli aspetti salutari e la vera qualità di cui parlavo. Senza parlare di Alchil esteri ed altro…
    A me, personalmente, sembra più una cattiva critica gratuita alle associazioni di categoria che altro. Siamo più obiettivi! Stanno facendo i p…. comodi loro da tantissimi anni, e quando qualcuno cerca di contrastare con forza truffe e contraffazioni a tutela del made in italy e di chi lavora davvero e ci mette anche un po’ di cuore nella bottiglia di extravergine, si critica. Io non capisco, secondo me se date un consiglio costruttivo è ben accetto da tutti.

  2. Massimo scrive:

    Si fa di tutto, veramente di tutto, per nascondere gli sprechi milionari di danaro pubblico ed europeo coniugata con l’incapacità di risollevare le sorti degli agricoltori con capacita’ imprenditoriali. Occupano poltrone da anni guadagnando milioni di euro alle spalle degli agricoltori. Inconcludenti ed incapaci giocano sull’ignoranza dei loro assistiti. La Spagna ha oggi comunicato una ennesima produzione record pari ad 1,6 milioni di tonnellate e noi arranchiamo e desideriamo tornare indietro agli anni sessanta.

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