Una risposta a Ci vuole l’oleologo per dare la svolta al mondo dell’olio

  1. Sentita, recepita e piaciuta l’intervista: semplice e convincente, aspetta solo una scelta strategica nazionale su un primario prodotto d’immagine nazionale per inserirsi come proposta di formazione della squadra di oleologi che diventerebbe necessaria per conferire affidabilità di comunicazione e testimonianza alla qualità di prodotto. Le università libere più che le facoltà tradizionali delle università statali dovrebbero spalleggiare l’iniziativa: per concretizzare favorevolmente il piano di ricupero d’immagine e del protagonismo economico e culturale dell’olio d’oliva è in ritardo di 51 anni il rimedio alla rinuncia fatta in sede Europa di mantenere l’onere e l’onore della guida del settore tanto qualificante per il resto del piante del bacino del Mediterraneo.
    Il ricupero dell’identità di prodotto del Made in Italy anche in questo caso avrebbe bisogno di un’unitarietà di coesione in una squadra Italia e quindi di sviluppo di una strategia nazionale così a lungo attesa. Deciso il passaggio di “strategia” ne segue la costruzione del piano d’attuazione che si mette in corsa con il tempo, approfittando della debolezza attuale dei concorrenti più accreditati (Spagna e Grecia) finche il caotico stato della nostra penisola non risorga nella proiezione di verità e di qualità con il prodotto nei volumi di reale disponibilità.
    Sono estraneo all’ambiente, ma non alla tematica ed alla professionalità per lo sviluppo di piani internazionali di protagonismo di prodotto d’industria: l’agricoltura non è più l’orto di casa, necessita oggi di strategie che analizzino a fondo le probabilità di successo delle scelte.
    Tra i prodotti primari agricoli in Europa l’Italia ha mantenuto ed arricchito la copertura del gap sui vini raggiungendo efficienza e rispetto internazionale, senza una strategia nazionale, ma con il consenso dei principali operatori di prestigio ed arricchendo la base culturale a ridosso dei francesi e delle economie emergenti negli altri territori vinicoli del pianeta.
    E’ stato perso in buona parte un prestigio mai raggiunto in termini competitivi da parte del riso italiano, ma la nicchia di protagonismo dei risotti veri e di risi con della giovane tradizione lombardo-veneta-piemontese si sta affermando positivamente trascinata da ambasciatori di fama personale come le generazioni di maestri di cucina che lo hanno presentato al topo della gastronomia mondiale.
    Nel caso degli oli d’oliva lo scenario e crudelmente critico, sul piano di competitività economica, ma non sul livello di divulgazione della qualità di prodotto nella varietà dei territori che caratterizzano la nostra penisola e isole rispetto alla minore diversità di Spagna. Tale varietà costiera e di collina combinata con l’habitat locale si ripete in Grecia e in altre coste mediterranee, che stanno scoprendo a varie velocità la valorizzazione di un buon prodotto, oggi curabile al massimo delle competenze scientifiche, tecnologiche e di controllo, quindi di garanzia.
    La professione dell’oleologo si valorizza con il prodotto e valorizza e sostiene il prodotto.
    La professionalità italiana ha un futuro d’interesse internazionale, tanto quanto internazionalmente si affermano i cultivar italiani. Ma la stessa Italia godrebbe il frutto, nazionalmente del Made in Italy dell’olio! Non solo una moda, ma un vero e proprio costume, come nella moda, come nel design, come nella manifattura, come nell’auto da competizione, come nelle barche da diporto… ecc.
    Era cosi anche nella chimica, poi qualcuno ha distrutto tutto, dall’alluminio alle fibre…
    Forza Luigi, buona campagna! Con i migliori auguri!

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