Perché la Spagna sì e noi no?

Quest’oggi il post di Olio Officina lo affido, con piena fiducia e condivisione d’intenti, a Massimo Occhinegro, il quale, da esperto tra i più lucidi e apprezzati al mondo di marketing di olio di oliva, soprattutto sul fronte dei mercati esteri, ha espresso un interrogativo che vorrei estendere ai lettori del mio blog. Ed ecco perciò, di seguito, il suo pensiero, con tanto di corredo fotografico, a supporto e a testimonianza di quanto scrive.

Il Ceq, il Consorzio dell’extra vergine di qualità, ormai da un paio di anni sta portando avanti un’attività promozionale in India, Cina e Russia, per promuovere gi oli extra vergini di oliva europei.

Anche la Spagna, con l’interprofessione, sta portando avanti la sua iniziativa, anch’essa cofinanziata dalla Unione Europea.

La differenza tuttavia risiede nel fatto che mentre il Consorzio promuove gli oli targati EU, la Spagna, al contrario, promuove apertamente, solo ed esclusivamente, il prodotto made in Spagna.

La partecipazione del Consorzio italiano è sostenuta ovviamente anche da imprese che partecipano al programma, ma in nessun modo possono promuovere l’Italia.

Dunque la domanda è la seguente: in Europa ci sono forse figli e figliastri? Perchè gli spagnoli possono massimizzare i loro sforzi economici e l’Italia no?

Una bella questione. Intanto, condividendo in toto il pensiero di Occhinegro, espresso sul suo profilo fb, lo rilancio anche qui, a beneficio di tutti.

E, badate bene: è una domanda, quella di Occhinegro, che parte dal basso. Ed è strano che lì in alto, il mondo della politica, ma soprattutto quello delle rappresentanze istituzionali, non si renda nemmeno conto di quanto accada nella realtà di tutti i giorni.

Infatti mi chiedo, e vi chiedo: ma dove vivono i nostri politici? E il ministro Catania? Dov’è il ministro Catania? Avrà forse la testa tra le scartoffie, dimenticandosi di fatto di quel che gli accade intorno?

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3 risposte a Perché la Spagna sì e noi no?

  1. Mi domando proprio come Luigi, perché la Spagna si e noi no? Forse perché la Spagna ha un piano di strategia nazionale per l’olio d’oliva extravergine, l’Italia ha tanti piani di campanile per mercatini di paese e cerca solo di escludere il campanile vicino, come avviene in tutti i settori ad esclusione di pochi che trovano sede internazionale nella città di Milano, dalla musica alla moda, dai fiori al design.

    Non sono stati creati da finanziamenti pubblici, ma da iniziative di privati: il Sistema Moda Italia, i Designer milanesi che non si sono sentiti da meno dei sarti, le industrie dell’arredamento e gli operatori che si sono affacciati sul mercato internazionale, Identità Golose e prima singolarmente e adesso alleati i grandi maestri di cucina e gastronomia, in simpatica tenzone con quelli del resto del mondo.

    E’ cominciata una nuova stagione, grazie a Luigi, per Olio Officina Festival. Coraggio, l’edizione “0” deve ricevere il consenso degli operatori e dei consumatori. Il cammino è aperto, le speranze si alimentano con i sogni degli appassionati, apertamente sinceri e credibili.

    E. Lo Scalzo – AgoraAmbrosiana

  2. Marco scrive:

    Beh, un’altra bella domanda potrebbe essere: “Numero uno rispetto a cosa?” e come si fa a permettere una pubblicità del genere? Quel “probably” messo a scudo e sostegno del claim è un po’ troppo piccolo e un po’ troppo lontano dal messaggio principale. Chi dovrebbe garantire trasparenza e leale concorrenza in questi casi?

    • Marco Scanu scrive:

      Caro Marco, capisco che la pubblicità spagnola dia fastidio (e non poco), soprattutto a noi italiani che ci beiamo da secoli e secoli di essere unici depositari al mondo del vero olio, quello piú buono, santo (e apostolico romano).
      Ma quella foto, piú che i meriti degli spagnoli (nel saper lavorare in gruppo e da anni aver pianificato lo sviluppo del settore, dove hanno investito come nessun altro al mondo ha fatto), denuncia la nostra incapacità cronica di fare qualcosa di strategico per il settore. Denuncia la miopia e la mancanza di coraggio delle aziende storiche italiane che guarda caso alcune ora son già spagnole. Se poi si sono (e non credo) gli estremi della concorrenza sleale o stanno usando impropriamente i fondi comunitari allora la cosa é molto meno grave perché ci sono anche le sedi opportune per reclamare. Molto piú seria mi pare sia la nostra miope incapacità di reagire.

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