Le impronte dell’anima nei tronchi degli ulivi

Quando si versa l’olio da una bottiglia si pensa subito all’olivo. E se l’olio è pugliese, tanto più si pensa ai vetusti alberi che dominano ormai da secoli lo scenario dei luoghi, ancora da protagonisti attivi e operosi. Sì, perché da tali piante si ottengono quantità di olive inimmaginabili. E visto che l’olivagione è già iniziata per alcuni da qualche giorno, il dono ricevuto da due care persone che nell’olio ci credono fortemente, Massimo Occhinegro e Nicola Pantaleo, ha avuto per me un grande valore. Si tratta del libro firmato dai fratelli José Carlos e Giancarlo Bellantuono. Ospita foto che ti parlano al cuore. Si intitola non a caso Impronte secolari. “L’urlo dell’olivo”, ed è un volume tutto per immagini, di straordinario fascino evocativo, che consiglio a voi tutti di recuperare in qualche libreria, o richiedendolo direttamente ai due bravi fotografi.

Sfogliando il libro, guardo alberi che sembrano umani. E così mi viene in mente un breve scritto di Giovanni Arpino, pubblicato quale prefazione al volume L’olivo di Napo Mastrangelo, in cui si legge che vi “sono alberi che ricordano l’uomo nei suoi movimenti, nella sua statura, nelle sue gesticolazioni”.

Arpino è un narratore che andrebbe rivalutato. E’ lui che scrive: “L’olivo è lo stesso volto dell’uomo: nelle sue lunghe cicatrici, nello svariare dei colori, dal verde al cinerino sia della foglia sia del legno, ogni volto d’uomo trova qualcosa di sé. Trova le sue età passate e future, la maturità possibile, la vecchiaia inevitabilmente giusta”.

Un sentito grazie a Massimo e Nicola, per il gradito dono: buona olivagione!

 

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3 risposte a Le impronte dell’anima nei tronchi degli ulivi

  1. massimo scrive:

    Grazie Luigi. Scusami per il ritardo con cui scrivo ma , come sai sono stato 8 giorni all’estero e sono rientrato solo in nottata. Avevamo trovato molto bello quel libro e quindi quale regalo migliore per te?
    D’altra parte non è distribuito nei normali circuiti ed è quindi necessario contattare direttamente gli autori.
    E’ un libro che , attraverso le sue foto, suscita molte emozioni. Bene hai scritto quando hai citato Giovanni Arpino. Credo che le sue espressioni siano vere così come è vera la storia millenaria dei nostri ulivi che quindi trasudano storia. Noi non abbiamo il dono dell’immortalità e quindi solo i nostri alberi hanno potuto assistere ai cambiamenti storici. Ecco che allora sembra che le tracce di ciò, siano presenti in quei tronchi che la natura ha intrecciato, piegato per trasmetterci le emozioni vissute e che speriamo continueranno a trasmettere anche alle generazioni future.

  2. Iole scrive:

    E’ un libro da acquistare assolutamente.

  3. Pino Arcario scrive:

    Sono riuscito per fortuna a trovare il testo dei due fotografi.

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