Il lato femminile dell’olio

 

 

 

 

 

E’ bello quando scopri che in tanti ti imitano, perfino copiandoti pedissequamente. E’ il caso per esempio di Pandolea, questa associazione capitanata da Loriana Abbruzzetti, una produttrice marchigiana che vive a Roma e che raccoglie, all’interno della “sua” associazione, una parte delle donne impegnate sul fronte dell’olio dopo aver causato qualche anno fa una frattura all’interno della storica associazione delle Donne dell’Olio, quella primigenia, di cui è presidente oggi Laura Turri. Sinceramente sono molto stufo. Sempre con questa storia, tutta italiana, del dividere anziché unire le forze. Perché questa duplicazione di donne dell’olio? Aveva proprio senso tale separazione? Non basta una sola associazione?

Torniamo però a Pandolea. Ora, dopo l’esordio in rete, lo scorso 7 giugno, del blog delle Donne dell’Olio, anche Pandolea ha di recente attivato un proprio blog. Il primo post pubblicato, del 16 ottobre 2011, ha peraltro come titolo “Il lato femminile dell’olio extra vergine italiano”. Bene, anzi male. Riprende il titolo di un mio libretto distribuito nel giugno 2010 insieme con “Io Donna”, il settimanale femminile del “Corriere della Sera”: Il lato femminile dell’olio, con sottotitolo Extra vergini Dop Riviera Ligure, l’armonia che seduce.

Con tutta sincerità, non so se essere contento del fatto che in tanti (e non è la prima volta) copino le mie espressioni, in molti casi anche i miei pensieri – ma questo succede, accade spesso – o se debba piuttosto preoccuparmi del fatto che in molti non si preoccupino nemmeno lontamente di inventarsi qualcosa. Ma è proprio così a terra questo mondo, incapace di inventarsi qualcosa che non siano i vecchi cliché – tanto per fare un esempio – della bruschetta?

Ora, mi rivolgo alle donne che in qualche modo hanno a cuore l’olio extra vergine di oliva: non sarebbe più saggio, anziché creare inutili e inefficaci doppioni, riunirsi tutte assieme sotto un’unica associazione? E’ sufficiente quella, autentica e originaria, fondata nel 2000 in Veneto, di cui anche l’attuale presidente di Pandolea faceva parte. O è forse una questione di campanile o, peggio, di orgoglio personale?

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