L’extra vergine in Gdo. C’è da fidarsi?

Fanno davvero paura i supermercati? Un prodotto come l’olio extra vergine di oliva è davvero svilito sugli scaffali della grande distribuzione organizzata? Da un lato è il caso di rispondere “sì”: la Gdo è effettivamente il vero nemico dell’olio. Dall’altro, tendo a rispondere di “no”: la Gdo ha comunque contribuito a diffondere i consumi di extra vergine in aree in cui non esisteva la cultura degli oli di oliva. Il problema è che gli extra vergini sono oggi diventati dei prodotti commodity.

Sul numero di giugno del mensile “Gambero Rosso” la brava giornalista Raffaella Prandi prende in esame gli oli extra vergini di oliva presenti in Gdo e coinvolge anche me nell’inchiesta, oltre alla professoressa Tullia Gallina Toschi, del Dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Bologna.

Non vi anticipo nulla di quanto è riportato nell’articolo. Si lancia tuttavia un allarme: in molte etichette della Gdo vi è un’elevata presenza di alchilesteri: troppi oli deodorati in circolazione. Ma chi è che gioca sporco? Possiamo ben immaginarlo, e ci sono anche tante responsabilità nei buyer che accolgono di tutto.

Ieri sono stato in Esselunga, per studiare gli oli presenti sullo scaffale: resto sempre affascinato dalla serietà dell’insegna di Bernardo Caprotti, a mio parere l’unico riferimento sano in Italia, per ciò che concerne l’ampia gamma degli oli di oliva ( ma non solo per gli oli). A dimostrazione del fatto che la Gdo, se proprio lo vuole, può fare una seria politica di qualità, anche sui primi prezzi.

L’argomento Gdo resta però scottante. Troppi pregiudizi da un lato, troppe furberie dall’altro. Non si viene a capo di nulla. Occorre un intervento impositivo dall’alto. Possiamo essere d’accordo che il libero mercato non può avere intrusioni, ma è necessario anche moralizzare il mercato e agire quando si presentano strane ed equivoche anomalie. Resta comunque il fatto che gli italiani acquistano esclusivamente in Gdo. Qualcosa perciò bisognerà pur farla. Non si può continuare a banalizzare il prodotto olio extra vergine di oliva. E voi? Cosa ne pensate?

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3 risposte a L’extra vergine in Gdo. C’è da fidarsi?

  1. massimo scrive:

    E’ la triste realta’. La GDO introduce anche il prodotto eccellente ma il cliente tipo non lo compra. Anzi se qualcuno lo comprasse potrebbe telefonare per lamentarsi perche’ ” troppo buono”. .Lo ripetero’ fino alla nausea , affinche’ la GDO possa vendere piu’ prodotti buoni ci dovrebbe essere una “rivoluzione” , con tempi biblici. Il canale deve essere diverso e bisogna “formare” il target di consumatori piu’ ricettivi.

    • Il guaio è che nessuno investe realmente in cultura. Quando si crede di compiere una operazione di valorizazione culturale dell’olio extra vergine di oliva non sempre tale intenzione corrisponde a verità: si tende spesso a vestire di cultura ciò che cultura non è. Le aziende, che dovrebbero essere promotrici di una cultura dell’olio sono le prime a non crederci, come pensare che possa crederci anche il consumatore e di conseguenza la Gdo?

  2. Ho partecipato ad un evento in cui c’era il Direttore Commerciale di una importante catena di distribuzione alimentare: si parlava di olio Extravergine di Oliva, quello di qualità (però), si lodavano gli sforzi dei produttori per fare un Olio eccellente, si insegnava come degustare questi oli …ma alla fine sono rimasto deluso totalmente nel sentire che…” comunque noi non possiamo avere nei nostri scaffali oli così eccellenti perchè il consumatore non vuole pagare un prezzo elevato e quindi siamo costretti ad avere e vendere oli di 2/3 euro”…

    Il mio commento è: al “popolo” in senso buono del termine bisogna dare questa “non qualità” e basta! gli altri oli “non girano” e sono improduttivi per la GDO a trattarli ed averli!

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