Il mondo dell’olio listato a lutto

Oggi a uno mattina, su rai uno, erano ospiti, a parlare di olio extra vergine di oliva, massimo gargano, presidente unaprol, margherita de bac, giornalista (esperta di che?), e ciro vestita, fitoterapeuta. Costoro hanno parlato di olio da perfetti ignoranti. vestita ha dichiarato che “non c’è cultura”. Infatti le sue dichiarazioni dimostrano alla perfezione di come egli non sia assolutamente a conoscenza di cosa sia un olio extra vergine di oliva; la de bac, firma addirittura del corriere della sera, ha lanciato l’allarme degli oli supertaroccati, trovando, da maga dell’informazione, la soluzione a portata di mano: “comprate italiano”. Magari il lampante, aggiungo io. Immagino che la giornalista abiterà a Milano, e se vuole la incontro personalmente, per farle dono di un lampante 100% italiano.

Il massimo della libidine viene quando Michele Cucuzza intervista il “massimo nazionale”: mi riferisco a massimo gargano, il peggiore presidente della storia dell’unaprol. Questo signore rassicura: leggete l’etichetta, quest’anno è l’anno dell’origine, a salvarvi è il i.0.0.% italiano, l’unica garanzia per il consumatore”; ma prima di tutto dice: “occorre cambiare le regole”.

Io invece sostengo: se l’unaprol cambiasse il presidente sicuramente ci guadagnerebbe il mondo dell’olio, ma d’altra parte è solo un suggerimento. Ma se l’unaprol venisse addirittura chiusa, cambierebbe il volto del Paese. No, non sarà mai chiusa, ci saranno sempre foraggiamenti istituzionali. A muovere l’agricoltura è la politica: non importano i risultati, l’importante è far finta che i problemi reali si risolvano con le campagne stampa ben orchestrate, con le dichiarazioni a effetto, o con il terribile e complice silenzio del peggior ministro agricolo della storia italiana, tale giancarlo galan.

Il messaggio di tutta questa messinscena, ben architettata e di cui immaginavamo la storia già prima degli sviluppi attuali, è il seguente. Lo ha chiarito la de bac: “comprate italiano; andate nelle regioni dedite all’olivo, per evitare oli taroccati”. Uno schiocco di dita e tutti gli annosi problemi dell’olivicoltura nostrana sono risolti.

Chiudo con una nota comica, giusto per tirarci su il morale. Quel signore ciro vestita ha giustamente chiosato, per tranquillizzare l’opinione pubblica: “ma che senso hanno gli alchiesteri? Mettiamo in evidenza le sostanze antitumorali, piuttosto. Anche lui ci tranquillizza: “compro dove ci sono tanti ulivi”. Che genio!

Ringrazio l’amico e stimatissimo direttore de “il Giornale del Consumatore”, Romano Satolli, per avermi avvisato dello spettacolo. Ho prontamente sintonizzato il canale e ho assistito alle dichiarazioni rese dai massimi esperti della materia. Sicuramente avrò perso altre perle, chissà da quanto paralavano. Ma d’altra parte questa è l’Italia che ci meritiamo.

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17 risposte a Il mondo dell’olio listato a lutto

  1. michele cannoletta scrive:

    caro luigi,scrivo dalla prov di lecce,terra assai ben nota per i suoi lampanti ma anche certi fruttati che al mondo nessuno può permettersi,comunque volevo solo dire che i lampanti nn sono il fiore all’occhiello dell’alimentazione questo è noto ma mi assumo tutte le responsabilità nel dire che sono assai migliori di alcuni olii(se così possono definirsi) che si pavoneggiano sugli scaffali dei mercati;ovviamente tutto preso con le dovute cautele questo xk un olio di 4 gradi d’acidità volatile estratto a caldo nn è buono ma con le dovute cure (esempio,estrazione a freddo,miscele d’olive di diverse varietà,ecc) è ottimo.

    • Mi spiace frenare l’entusiasmo, ma, a onor del vero, i lampanti salentini sono tra i peggiori in circolazione; quindi neanche con i lampanti si è bravi, purtroppo.
      Hanno infatti il problema del betasitosterolo fuori norma, di cui si è ampiamente discusso negli anni passati, anche per via delle preoccupazioni che hanno attraversato il mondo della produzione e con tutte le implicanze che ne derivano.
      Certo è che chi lavora bene nel Salento ottiene oli piacevolmente fruttati, con sentori che richiamano perfino i frutti di bosco

      • michele cannoletta scrive:

        beh si il beta sitosterolo è l’anca dolente è vero,specie nelle annate come questa che è appena passata,dove,analisi alla mano arrivava a stento a 90 in certe zone,comunque a me ha detto bene,la settimana scorsa da un olio di 2,7 gradi è uscito un buon 94 ,e mi sa che riesco a piazzarlo a buon prezzo(se così possiamo dire) sempre però come lampante,peccato…l’anno prossimo però,DEVO fare l’extra,ormai si deve puntare alla qualità e alla sua pubblicità perchè sennò qui si chiude baracca

  2. Massimo scrive:

    Bingooo! Ho detto a mia moglie: .
    Non entro direttamente nel commento perchè sono nell’olio da poco tempo, ma per più di tent’anni mi sono occupato di tecnologia (quella con la T maiuscola), ma guarda caso le tematiche sono praticamente le stesse. Grazie Luigi, è anche per merito tuo se comincio a capire meglio come gira l’ambiente. FORZA!
    Un caloroso abbraccio.

  3. Massimo scrive:

    Bingooo! Ho detto a mia moglie: .
    Non entro direttamente nel commento perchè sono nell’olio da poco tempo, ma per più di tent’anni mi sono occupato di tecnologia (quella con la T maiuscola) e guarda caso le tematiche sono praticamente le stesse. Grazie Luigi, è anche per merito tuo se comincio a capire meglio come gira l’ambiente. Ma FORZA!

  4. Luca scrive:

    Direttore inutile dire che la disinformazione è purtroppo il reale problema.
    Bisognerebbe partire dallo spiegare che gli oli che trovano sullo scaffale di qualsiasi supermercato non vengano dalle piante che sono dietro lo stabilimento !!
    Cè chi è convinto che la pianta addirittura cresce tra l’etichettatrice e la nastratrice !!
    Bisognerebbe spiegare che un ottimo extravergine è il frutto di chi sa miscelare, di chi sa assaggiare ogni partita e sa comporre la sua miscela, se qualcuno nomina questa parola tutti ma proprio tutti finirebbero di comprare l’olio di oliva.

    • massimo scrive:

      non bisogna mai generalizzare. E’ assolutamente sbagliato dire che gli olii presenti nei supermercati non vengono dalle piante! Nei supermercati c’è un’ampia scelta di prodotti dalle DOP agli olii 100% italiani aglia olii fruttati agli olii comunitari. Ci sono anche alcuni olii che sicuramente sono di qualità scadente e con la nuova legge sugli alchilesteri si spera che diminuiscano. Prima non era possibile riconoscere la presenza di olii scadenti oggi si. Per orientarsi nella scelta occorre solo leggere attentamente le etichette, comprarlo ed assaggiarlo. Se è buono lo si ricompra diversamente no. Si ricordi che chi ha fatto conoscere l’olio di oliva nel mondo innanzittutto sono state le grosse imprese che lei cita “tra etichettatrice e nastratrice. Spesso nei frantoi si vendevano ( e sivendono tuttora) i bidoni da 25 litri di olio senza un minimo di etichettatura ad esempio con olio magari della scorsa campagna misto a quello nuovo e venduto a prezzo alto.Quindi ci sono aziende anche grandi serie ed aziende meno serie in tutta la filiera e in tutti i settori. Così come nella vita non si sono solo brve persone ma anche delinquenti ed assassini. Comprendo benissimo lo sfogo ma non è facendo così che si costruisce il futuro.

      • Luca scrive:

        Massimo, mi spiace ma evidentemente hai frainteso le mie parole.
        Faccio parte anche io di una media impresa del settore oleario con clienti in tutto il mondo, “sono presente anche io a scaffale”, e lungi da me pensare o andare contro alla mia attività.
        Il mio non è uno sfogo ma una chiara critica alla Pubblicità specie quella istituzionale che quando non è assente (quasi nella totalità) non spiega come viene fatto un olio di oliva, che cosa signifiica MISCELA, cosa è un Blend !!
        Lei prova ad uscire dal suo contesto o comunque andare dove le persone/i consumatori non sanno propriamente cosa è un frantoio etc, e si renderà conto che la gente è convinta realmente che dietro l’azienda ci siano distese di ulivi!!! La gente certo non sa che sarebbe impensabile anche come quantità, ma mi che tutti sanno di rese, qualità, etc.
        Un grosso marchio come Monini è fra i pochi oggi a spiegare realmente che cosa è il suo prodotto!! come viene fatto!! il fatto che un ottimo Extra vergine sia un prodotto frutto della selezione di tante “partite” di olive, da tanti posti.
        I grandi produttori, le grandi marche di cui le fa riferimento e a cui anche io nel mio piccolo mi associo, sono stati coloro i quali hanno fatto dell’olio di oliva nel mondo un Prodotto ricercato, certo cè stato anche chi ha fatto i soldi spacciando un olio per un altro e modificando addirittura (non è un azzardo) il gusto del consumatore verso un prodotto più “fruttato”.

        Concludo dicendo che tutti gli oli vengono dalle piante o meglio dai loro frutti, ma la invito ad andare a vedere quei posti d’Italia dove ancora oggi non hanno finito di raccogliere le olive, vedrà che qualità speciale e soprattuto che odore che potrà assaggiare e percepire, alla fine anche quello è frutto della PIANTA e non cè nessuna chimica!

        Una critica che faccio, e mi rivolgo a noi stessi tutti, è quella che dobbiamo smetterla di piangersi addosso, fingendo che i nostri prodotti sono i migliori perchè sono Italiani etc etc etc, questo ci mette i paraocchi e non ci fa vedere che il mondo cambia, e che se vogliamo essere Qualcuno dobbiamo anche noi cambiare!

    • Luca, c’è tanta disinformazione in giro, ma ciò che fa più male al mondo dell’olio sono soprattutto i tanti luoghi comuni, così difficili da scalfire

  5. jolanda scrive:

    Ciao Luigi, inutile dirti che sono pienamente concorde con te, e penso che, in quanto contribuenti, che pagano putroppo anche il canone, sia necessario chiedere alla Rai, Uno Mattina, il diritto di replica, ossia di invitarti per esporre l’altra faccia della medaglia.
    L’unica garanzia sarà data dalla capacità di ognuno di noi di assaggiare l’olio e saperne autonomamente riconoscere pregi e difetti, l’oliaccio deodorato, taroccato, il lampante con un po’ di preparazione e attenzione sono facili da riconoscere, come è altrettanto facile riconoscere il sentore di pomodoro, carciofo, cicoria, l’amaro e il piccante di qualità.
    Perchè queste grandi organizzazioni, vedi UNAPROL, non investono i milioni di euro che ricevono dalla Comunità europea in una massiccia campagna di alfabetizzazione oleicola con corsi di degustazioni da fare in ogni comune, provincia, ristorante, circolo, enoteca? a tutto, a partire dai bimbi sino agli adulti.
    solo la cultura vera, quella dell’assaggio e della conoscenza di come si fa l’olio di qualità porterà la differenza…semplice no?….uhmmm..ma mi sorge un dubbio..? interessa a qualcuno rendere consapevole il consumatore??

    • Cara Jolanda, c’è necessità di cultura vera, certo, ma questa va fatta con le persone giuste; ed è quello che non accade e non accadrà mai. Finché ci saranno i predoni che accaparrano tutte le risorse, sarà un de profundis per il mondo dell’olio. Con la benedizione, ovviamente, di chi rema contro la cultura dell’olio. Il primo ideale, per alcuni, è il portafogli; il resto è secondario.
      Ho esagerato o ho riferito il vero?

  6. Marco scrive:

    e questa per di più sarebbe la tv pubblica?!? dispiace soprattutto perchè immagino che quel programma sarà visto da migliaia di casalinghe/i che probabilmente prenderanno per oro colato quelle parole.

    • Siamo alla frutta. Ormai la parola passa ai nuovi guru dell’informazione. A poco servono le persone competenti. Sul tema abbiamo tante intelligenze capaci di chiarirci le idee, alcune delle quali, esasperate, corrono via all’estero, dove si lavora meglio.
      In Rai si rivolgono a personaggi da operetta, evidentemente l’olio non merita figure migliori

  7. Francesco Visioli scrive:

    Grandissimo post!!!!!

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