Gli oli da seme? Non sono tutti uguali

Alcuni di essi si trovano su qualsiasi scaffale di vendita, a prezzi bassi, abbordabilissimi. Altri, invece, sono così difficili da trovare da essere considerati non soltanto peculiari e unici, ma perfino rari, sicuramente più costosi di molti altri in commercio, com’è giusto che sia. Volete saperne di più? Non perdete il numero di gennaio del mensile “La Cucina Italiana” in edicola, dove presento gli oli di noce, di pistacchio di Bronte e di zucca. Mentre, per voi fedelissimi che seguite Olio Officina, in esclusiva il profilo sensoriale dell’olio di pinolo di San Rossore.

SAGGIO ASSAGGIO: L’OLIO DI PINOLO DI SAN ROSSORE

Il produttore: Pariani, Cortemilia (Cuneo)

Vista > Giallo paglierino tenue, limpido.

Olfatto > Profumi delicati, freschi e puliti, che rimandano netti al pinolo.

Gusto > Buona fluidità al palato e gusto tenue e morbido, con sensazione complessiva dolce.

Abbinamento > Ideale per condire pesce crudo, ottimo in pasticceria e nella preparazione di salse.

Il prezzo della bottiglia da 100 cc? Volete proprio saperlo? Solo 39 euro!

Una sana lezione di civiltà. Pensate all’incongruità di alcuni oli extra vergine di oliva presenti in commercio! Faccio un nome: l’olio extra vergine “Primadonna“, che ho opportunamente ribattezzato “l’olio della vergogna”.

C’è da riflettere.

Infine, sempre su “La Cucina Italiana” di gennaio, troverete un servizio di tre pagine, sempre a mia firma, dal titolo “A scuola di degustazione. L’olio sotto esame”.

Che aspettate? Correte in edicola!

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4 risposte a Gli oli da seme? Non sono tutti uguali

  1. silvana scrive:

    Gentilissimo dott Caricato
    sa che la seguo da anni perché il suo pensiero rispecchia il mio; grazie per il suo lavoro, le sue iniziative e per la possibilità che dà in questo blog di informarsi, confrontarsi e migliorarsi “culturalmente”.
    E’ vero quello che manca è la cultura, la cultura di prodotto, concordo pienamente con oleoteca italiana quando dice “ tra i consumatori” ma peggio ancora è quando manca la cultura di prodotto tra coloro i quali dovrebbero conoscere e difendere il prodotto e per cui occupano un “certo posto” e qui mi fermo.
    Certo che c’è da indignarsi per un olio extravergine a 1,69 euro al litro e non c’è da scandalizzarsi per l’olio di pinolo a 390 euro al litro!
    Ho scoperto qualche giorno fa, guardando un servizio di Striscia, l’esistenza dell’olio di Argan estratto dai semi contenuti all’interno del nocciolo del frutto di una pianta, l’Argania Spinosa, simile all’ulivo, che cresce solo sulla costa del Marocco.
    L’olio è usato sia per gli alimenti che per le preparazioni cosmetiche a seconda che i noccioli vengono o meno tostati prima dell’uso e sembra che sia molto ricercato.
    Sapete quanto costa una bottiglia da 30 ml ? dai 25 ai 39 euro.
    Stiamo parlando di circa 800/1.000 euro al litro ! E sapete perché? Perché ci vogliono 100 kg di frutto per estrarre 1 litro di olio.
    Ora, se facciamo il rapporto con il nostro extravergine di oliva, a questo punto con le stesse proprietà salutistiche, antiossidanti, antietà, ecc .. (vedi http://www.my-personaltrainer.it/bellezza/olio-argan.html )
    quanto dovrebbe costare 1 litro di “buon” olio extravergine se per ottenerlo ci vogliono in media circa 10 kg di olive, almeno dalle mie parti ?
    A lume di naso direi almeno 80 euro circa!
    E invece sono già troppi 7 euro al litro quando solo per la raccolta e la molitura per 10 kg di olive ci vogliono 3 euro !
    E i costi per la cura degli uliveti, il trasporto dalla campagna al frantoio, la bottiglia, il salvagocce, il tappo, l’etichetta ecc.. ecc.. dove li mettiamo ?
    Altro che l’olio della vergogna! E’ l’olio della fregatura! Con 1,69 euro, allo scaffale, cosa vorreste trovare dentro la bottiglia ? Siete ancora convinti di comprare un extravergine ?
    Certo è facile dare la colpa all’ignoranza del consumatore, ma se c’è chi glielo fa credere e glielo scrive pure perché non fare l’allocco, crederci e risparmiare? Perché porsi il problema come le signore del servizio di Striscia che alla vista di una bottiglia di olio di Argan da 100 ml a 4,90 euro si sono chieste: “ma sarà puro o è annacquato?”
    Si, il nostro extravergine ha perso valore e manca la volontà, da chi è preposto, alla ripresa all’educazione e all’informazione.
    Anch’io sono per il mercato libero e non si può pretendere, a mio avviso, di dare un limite di prezzo oltre il quale non si può scendere.
    E allora, che si fa ? Cari consumatori vogliamo continuare ad essere disinformati e a fare gli allocchi perché c’è qualcuno che lo vuole o vogliamo iniziare a capire e a decidere con le nostre facoltà ?
    Capisco che in questo momento economicamente difficile si guarda il prezzo ma vi esorto: fermiamoci a riflettere e a cogliere questi stimoli che ci vengono da tutt’altra parte, ne trarremo vantaggio per le tasche e per la salute; interroghiamoci, informiamoci, pretendiamo, dopodichè scegliamo liberamente quanto vogliamo spendere ma con coscienza. Liberi ma coscienti.
    Gentilissimo dott Caricato, il desiderio di ridare il giusto valore all’olio extravergine di oliva se non parte “dall’alto”, prima o poi, non mollando mai e con più fatica, dal basso arriverà molto in alto ! Io ci credo.
    Andiamo avanti così, non molliamo.
    Silvana

  2. Antonio Fazio scrive:

    Stiamo parlando di 100 cc? ovvero 0,10 litri?
    mah! quindi ha una quotazione di 390,00 euro/litro. Sarà l’attrazione data dalla rarità/novità ma mi sembra decisamente eccessiva, anche per poter creare un mercato remunerativo…
    non l’ho assaggiato (credo che ne farò a meno per un bel po’) e non mi permetto di giudicare sulla bontà..
    ma l’estrazione è “tradizionale” (senza uso di solventi com’è invece per la maggior parte degli olii di semi )? Lo spero altrimenti sarebbe incredibile..

    comunque domani comincio la produzione di olio da petali di orchidea…
    con un buon marketing ambisco a raggiungere i 1000 €/litro

    • Sì, stiamo parlando di 0,10 litri!
      Io non mi scandalizzerei. Piuttosto: mi interrogherei sul perché l’olio extra vergine di oliva abbia perso valore, fino a livelli inverosimili. Come ben dimostra il seguente link: http://www.olioofficina.it/2011/01/%E2%80%9Cprimadonna%E2%80%9D-l%E2%80%99olio-della-vergogna/
      C’è da chiedersi perché non si reagisca attraverso denunce forti, pubbliche, quando si assiste al deprezzamento dell’olio extra vergine di oliva. In Spagna alcuni olivicoltori (ma avevano dietro altre associazioni di categoria, non “la” nostra che domina da decenni la scena!) hanno portato in tribunale alcune catene distributive.

      Se vi sono aziende che con gli oli da seme più pregiati e meno convenzionali, ottenuti con sistemi di lavorazione diversi rispetto ad altri oli da seme, riescono a spuntare buoni prezzi, l’assurdo non sta in questi prezzi elevati, ma nei prezzi incomprensibilmente bassi dell’olio extra vergine di oliva.

      Nel Medioevo un litro di olio ricavato dalle olive aveva il valore di un intero maiale, se oggi un extra vergine costa meno di un olio di oliva, di un olio di sansa di oliva e perfino di un banalissimo olio da seme, la colpa è di chi non ha saputo creare (o mantenere) valore.

      Ci vuole un severo esame di coscienza.
      Ci sono precise responsabilità. E nessuno sta pagando. Anzi!

    • Non c’è da stupirsi, la mancanza di valore dipende da una scarsa cultura di prodotto tra i consumatori. A Milano, in occasione dei 50 anni dell’olio extra vergine di oliva il professor Daniele Tirelli era stato chiarissimo: in Italia si è esperti di prodotti che non ci appartengono, mentre si conoscono pochissimo i nostri prodotti di punta, tyra cui l’extra vergine.
      E’ evidente che ci si affidi a oli di semi estratti a freddo come fossero qualcosa di molto speciale, semplicemnte perché attrare ciò che è “esotico” o che appare tale.

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