Le parole che vanno dette, perché alle volte non si può tacere

Sono rimasto colpito dall’assordante silenzio del ministro Giancarlo Galan, riguardo all’anniversario dei 50 anni dell’olio extra vergine di oliva (leggete il mio editoriale su Teatro Naturale di quest’oggi); e ancor di più mi ha deluso, sul piano professionale e umano, la squadra operativa di cui si circonda, per l’insensibilità e la maleducazione dimostrata.

E così ho scritto sia al Capo Gabinetto del Ministero delle Politiche agricole e forestali, sia all’Ufficio del Portavoce del ministro Galan.

Evidentemente il mondo che ruota intorno alla politica (ma qui non dico nulla di nuovo) interviene solo là dove c’è una convenienza, là dove c’è l’opportunità di agire.

Sono anni che mi muovo per dare voce al mondo dell’olio, pubblicando libri su libri, scrivendo articoli su articoli, agendo concretamente nella storia, e sempre a testa alta, senza mai chinare la schiena ai vari gruppi di potere che si susseguono famelici, e cosa ho ottenuto? Il silenzio, la mancanza di rispetto. Con tutta la mia storia personale di cui sono orgoglioso, con tutto il mio impegno costante e instancabile, cosa ho ottenuto? Nessuna risposta, come se il mio lavoro fosse stato inutile.

Al mio invito rivolto al Ministro, a presenziare alla giornata evento dei 50 anni dell’olio extra vergine di oliva non ho avuto nemmeno una risposta.

Ho scritto personalmente agli indirizzi cui avevo inviato l’invito, senza ottenere il benché minimo segnale: maleducazione allo stato puro, sintomo di una arroganza che fa parte intimamente di chi pensa di detenere un piccolo potere e di sentirsi “qualcuno” proprio per questo.

E’ grave tale silenzio, ancor più perché l’invito parte da chi come me, agendo dal basso, sta lavorando sodo per tenere in piedi sul piano culturale un settore, quello dell’olio, cui tutti hanno attinto a piene mani, depredandolo di cospicue risorse finanziarie e soprattutto di dignità. Non ho chiesto danaro, ma solo un segno che non è arrivato.

Se il Ministro non aveva tempo da dedicare alla giornata-evento del 2 dicembre a Milano – giornata di grande, spettacolare, successo – poteva certamente avvalersi della tecnologia e collegarsi in videoconferenza per un saluto; ma poteva anche realizzare un video da inviare, o un comunicato stampa in cui si evidenziava il valore dell’iniziativa. Ma niente, il fatto è che l’agricoltura è l’ultimo pensiero del ministro Galan e del suo ufficio. Conta altro nella vita, ne sono ben consapevole.

Non finisce qui. Questo episodio è il chiaro segnale della netta separazione tra società e mondo della politica e della burocrazia: due entità nettamente distinte, con valori differenti e agli antipodi. Ciò che è grave, è che questo Paese arretra proprio per l’insensibiltà e l’arroganza nel gestire ciò che appartiene alla sfera pubblica. Ma questa è storia risaputa: da una parte c’è chi lavora in solitudine, reo di non appartenere a gruppi di potere, dall’altra c’è chi sorride pensando a quanti poveri illusi credano sia possibile ancora una società fondata sull’etica.

Per la cronaca: alla manifestazione del 2 dicembre vi erano, tra il pubblico, diversi funzionari del Ministero. L’assenza di chi ruota a vario titolo attorno al Ministro, la loro manifesta maleducazione nel non fornirmi una risposta, diventa ancor più grave e ingiustificabile.

E’ evidente che abbia concluso la mia email indirizzata al gruppo di lavoro del ministro Galan esprimendo nessuna cordialità (anche perché questa va meritata), salutandoli tout court, senza alcuna stima nei loro confronti

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23 risposte a Le parole che vanno dette, perché alle volte non si può tacere

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  3. ota roberto scrive:

    se aspettassimo loro, che palle!percio caro Luigi: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”
    Tanto dovremo comunqe sempre cavarsela da soli.
    Lep pozdrav vsem oljkarjem.

    • Lo so, sempre da soli occorre agire e mantenere in piedi il sistema.
      Io non ho sentimenti di amarezza. Guardo avanti senza mai curarmi di loro, ma l’indignazione non deve mai scomparire dalla faccia della terra, altrimenti è come abituarsi all’idea che ai governanti – e ai loro portaborse – tutto è perdonato, nel silenzio generale. Non è così.
      Continueremo a non curarci di loro, ma a evidenziare nel contempo le loro mancanze.
      Non cambierà nulla, lo so, ma almeno li potremo continuare a chiamare sanguisughe. Per esempio.
      Oppure: cialtroni. E altri appellativi ancora.
      Vogliamo forse privarci del piacere di dire loro: “vergognatevi”?

  4. Romano scrive:

    Caro Luigi,
    Che cosa potevi sperare dalle istituzioni, per la tua bella iniziativa? Cosa
    importa a questi politici, ai nostri burocrati, 50 anni di extra vergine di
    oliva, se in termini di voti, di prebende, di interessi personali una
    manifestazione non d° niente a loro?
    Hai ragione, abbiamo sempre avuto, dopo Marcora, dei Ministri
    dell’Agricoltura di basso profilo.
    Non essendo riusciti ad abolire un Ministero di vitale importanza per la
    nostra economia, ci hanno mandato sempre dei personaggi insignificanti,
    legati alle diverse categorie, e diventati loro megafono istituzionali.
    Continua nella tua battaglia, perché la gente vera, quella che crede nei
    nostri prodotti, nel vero made in Italy, nel nostro olio, ti seguirà sempre
    anche nell’assenza delle istituzioni sempre meno credibili.
    Un caro saluto.
    Romano Satolli

    • Grazie Romano, per le belle parole di apprezzamento. Non desisterò da questa battaglia, a furia di insistere chissà, si può anche arrivare a immaginare un futuro diverso per il nostro Paese? Vedremo

  5. Francesco scrive:

    Nulla di nuovo sotto il sole. Ci vorrebbe un ministro di alta statura morale e intellettuale in Italia, per risollevare le sorti dell’agricoltura. L’ultimo vero ministro è stato Giovanni Marcora, un uomo di cui tutti ricordano. E’ stato ministro dell’agricoltura dal 1974 al 1980, e ha lasciato un segno vigoroso. Dopo di lui il vuoto.

    • Proprio così: nulla di nuovo sotto il sole.
      Sono però convinto che vi siano tanti Marcora in giro. Occorre che si dia loro lo spazio che meritano.
      Il problema è l’occupazione abusiva di spazi da parte di una comunità di insipienti famelici solo di potere

  6. Tata Pici scrive:

    Niente da fare, la politica è incorreggibile. Ma in fondo è meglio così. Ve la immaginate la scena? Tutti a correre dietro al ministro, se ne va lui e si svuota la sala; e poi che noia, ad ascoltare le parole di un ministro della repubblica italiana: retorica allo stato puro, roba da farsi un’endovena d’olio per riprendersi

    • Si, conosco queste scene, terribili.
      La sala si vuota e nessuno più ascolta e segue.
      Simpatica l’idea di un’endovena d’olio.
      Così possiamo annoverare anche una nuova categoria di soggetti da tenere d’occhio: quelli che si “fanno” d’olio

  7. Maria Carla scrive:

    perchè ricriminare su ciò che la politica non fà, noi cittadini di” buona volontà” sappiamo che per i politici, uomini da noi votati, e questo mi fà veramente arrabbiare, non abbiamo peso se non in campagna elettorale, ma in ogni caso ritengo che, sia stato meglio non aver assistito a passerelle inutili, il 2 dicembre a Milano c’era l’aristocrazia dell’intelligenza, la forza dell’imprenditoria illuminata un pubblico attento e partecipe.

  8. Iole scrive:

    Resto senza parole. Posso capire che un Ministro possa essere tanto impegnato e non si faccia vedere, ma che non risponda a una richiesta espressa da una persona autorevole come lei mi lascia ammutolita, al di là della evidente e manifesta maleducazione che non ha giustificazioni. Se il Ministro non ha fatto scrivere due righe di saluto, il che è comprensibile se lei è una persona libera, non legata alla politica, è incomprensibile che non si sia prodigato nemmeno per far scrivere un comunicato stampa al solo fine di ricordare questi 50 anni di storia. L’Italia tende a dimenticare, è un paese senza memoria. Il più delle volte calpesta le proprie radici, la propria identità, salvo dar sfogo alla retorica, quando c’è qualcosa da osannare per un ritorno certo.
    Il silenzio sui 50 anni dell’olio extra vergine di oliva equivale alla estraneità delle Istituzioni verso la propria olivicoltura. Nulla di nuovo sotto il sole. Lo sapevamo già.
    Continui, non desista. I politici passano, come mosche.

  9. L’assenza della politica è un bene. Altrimenti sarebbe venuto fuori qualcosa di banale, di molto banale. Però capisco l’amarezza. Ci si aspetta da un Ministro un minimo di attenzione. In fondo sono sempre 50 anni di un prodotto che ha reso l’Italia celebre nel mondo. E la denominazione olio extra vergine di oliva è stata introdotta proprio da noi. A dimenticare l’anniversario, effettivamente, il sistema Paese non ha fatto buona figura.
    Grazie per l’impegno. Il nostro centro culturale apprezza e invita a insistere.

    • Grazie per l’impegno, certo, ma l’impegno deve essere di tutti. C’è troppa gente che sta dietro alla politica, con la schiena curva, in attesa di ottenere vantaggi. Sta qui il problema, la classe politica sarà pure vomitevole, ma è quella che più ci meritiamo

  10. Antonella scrive:

    Io invece non mi stupisco affatto, è tutto assolutamente in linea con il trend (e lo stile) della politica in questo momento. A te.. a voi… pare che a qualcuno dei nostri eletti rappresentanti importi qualcosa di questo paese? sono tutti impegnati a tenere il naso fuori dalla mota per nn morire soffocati. Non condivido la tua fiducia, per me prima va dimostrata la propria serietà nel ricoprire un ruolo istituzionale e non il contrario, in questo caso attendiamo con te le spiegazioni. Ma come tu mi insegni si combatte con la concretezza del proprio lavoro e questo è ciò che rimane quando i vari Galan passano… e passano sempre. Le assenze alle volte suonano quasi come medaglie.

  11. Roberta scrive:

    Quando il ministro Galan, ha sostituito Zaia, ha fatto grandi promesse. Io l’ho ascoltato a Roma, in un incontro sull’agricoltura, a chi lo ascoltava dava fiducia, e competenza. Poi cosa succede, fatta la grazia, gabbato lo santo”, si dice cosi’, scusate il modo un po’ infantile di riassumere, cio’ che voglio dire.
    Io sono solo un agricoltrice, niente di piu’, sono quella che ha preso acqua, freddo,vento, per poter avere un prodotto sano, genuino. Sono una che parla nelle piazze e alle manifestazioni, con le persone, per far capire, che il prodotto che vende e’ fatto, con prodotti naturali e non con la chimica, che costa tantissima fatica ed impegno.
    Purtroppo alle nostre amministrazioni non interessa, qualunque colore abbiamo, queste parole che ho detto, interessa solo, spremere me e la mia azienda, non le mie olive.
    Ringrazio il dottor Caricato, per dare voce a chi non ce l’ha!

    • Con tutta sincerità, per me è un gran peccato che il ministro Galan sia scivolato sull’olio.
      Visto da fuori, appare persona seria ed equilibrata. Ha dimostrato di essere (apparentemente) libero da condizionamenti. Apparentemente. Non sappiamo, in verità.
      Non possiamo mettere, come si suol dire, la mano sul fuoco.
      Non conoscendolo, non frequentandolo, il giudizio non può essere mai calzante, ma ora no, di fronte al supremo gesto di sciatteria e di maleducazione Galan non ha più scusanti.
      O si circonda di persone che non lo informano correttamente, o, ancora peggio, si circonda di persone che non lo informano affatto – il che è assai più grave.
      Oppure, per contro, si circonda di persone che non sanno cogliere il senso delle cose, e sottovalutando la realtà, trascurano di fatto ciò che è importante scambiandolo per ininfluente – il che è ancora più grave.
      Oppure, quale ultima ipotesi, è superficiale il Ministro in prima persona, opponendosi ai saggi consigli del suo entourage.
      Finché non ci risponderà, il suo atteggiamento lo si può interpretare soltanto come il chiaro segnale di un totale disinteresse verso l’olivicoltura e il comparto olio di oliva in toto.
      Il che – in attesa di un suo segno pur tardivo – ci fa giudicare la persona che risponde al nome di Giancarlo Galan del tutto inadeguata a ricoprire l’incarico di ministro della Repubblica italiana.
      Noi però siamo fiduciosi e pazientiamo. Magari, prima o poi, qualcuno suggerirà al Ministro che, in fondo, la ricorrenza dei 50 anni non è proprio il caso di trascurarla

  12. alessandra scrive:

    a volte la bontà di un’iniziativa si misura anche dagli assenti!

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