La concretezza di chi sa fare imprenditoria

recanati primo giornoIeri si è conclusa la due giorni di Olio Officina Anteprima a Recanati, ed è stata una bella esperienza, con tante persone che ho conosciuto e apprezzato, tra cui lo storico della gastronomia Ugo Bellesi. Impareggiabile l’apporto delle sorelle Gabrielloni, Elisabetta e Gabriella, con i loro oli capaci di farti sognare, buoni e con grande personalità. Ho soggiornato nel loro agriturismo “Al Crepuscolo“, ed è un fiore di agriturismo, con tanti elementi della famiglia all’opera, tra cui la cugina Sonia e la madre Cesarina e il nipote Luca. Quando si dice che la famiglia è l’asse portante delle piccole e medie imprese io penso per esempio a loro, capaci di esportare le loro produzioni in ogni angolo del mondo e a curare gli olivi come fossero figli, cugini, nipoti, fratelli, padri o nonni. Ho conosciuto tante belle persone nei due giorni di una bella e appagante ‘Anteprima’, tra cui mi resterà viva l’immagine di un bel pubblico, e soprattutto una visione complessiva positiva, in grado di costruire un nuovo mondo possibile. In fondo, basta individuare le persone più belle e la realtà diventa più gradevole e, penso proprio che si, che l’Italia possa farcela per ripartire. Presto altre confidenze. Per intanto penso al lonzino di fichi (buonissimo) che ho ricevuto con gioia e conseguente grande appagamento dei sensi, senza trascurare altri beni divini come le “Gocce di Armonia”, che equivalgono a finissimi cioccolatini farciti di composta di olive, mica qualcosa che tutti fanno. Così, per dire. La concretezza di chi sa fare imprenditoria e che può manifestare pubblicamente il piacere di festeggiare i sessant’anni della propria attività con grande orgoglio non è da tutti. Sono queste le imprese che lasciano il segno Continua a leggere

Pubblicato in Emozioni | Lascia un commento

Una fontana d’olio

Ora che la Puglia olearia può finalmente affrancarsi dalla condanna al ruolo di serbatoio d’Italia, chissà che non si riesca ad assegnare finalmente dignità e valore di mercato agli oli di tutte le province pugliesi. Lo strumento per la valorizzazione esiste, ed è l’Igp, ovvero l’Indicazione geografica protetta. Se non viene inquinato l’ambiente in cui dovrebbe prendere le mosse l’Igp, se non si impedirà a chi vive direttamente sul campo il settore dell’olio, tutto sarà possibile. Purché non si banalizzi tale strumento, quello delle attestazioni di origine, così come è avvenuto, per negligenza e incapacità, con un altro importante istituto: le Dop, ovvero le denominazioni di origine protetta.

Le produzioni olearie del nord, centro e sud della Puglia vantano oli di grande personalità e carattere, che si presentano ora con note spiccate di amaro e piccante, ora con sensazioni di un gusto dolce e delicato, vegetale. Gli oli di ciascuna provincia di Puglia si ricavano per lo più da olive Coratina, una cultivar che connota in maniera netta il profilo sensoriale, ma non è meno importante la varietà Peranzana, come pure le varie Ogliarole – quella garganica, barese e salentina, che conferiscono agli oli note di morbidezza e rotondità al gusto – o una cultivar come la Cellina di Nardò, senza nemmeno trascurare altre varietà, non necessariamente autoctone, ma che si sono ben acclimatate nel corso dei decenni. Tutte le anime della Puglia olearia attraverso l’Igp potranno finalmente congiungersi, dando luogo a profili sensoriali altrettanto tipicizzanti, sicuramente aperti alla sperimentazione che certamente non nuoce per un creatore di blend. Tutti i vari tipi d’olio di Puglia, pur tra loro a volte nettamente differenti, se abilmente miscelati, possono dar corso a oli di una eleganza e armonia memorabile. Ragione per cui c’è da impegnarsi affinché non si perda l’occasione di gestire bene l’ipotesi di una Igp per l’olio pugliese. Il territorio dal canto suo ha anche un proprio santo di riferimento. Sarebbe dunque il caso di evocarlo per il buon esito dell’inziiativa, individuando così in un santo come Nicola, il patrono della città di Bari, un chiaro elemento dall’alta valenza simbolica. Il corpo del santo, non è un caso, all’apertura della tomba galleggiava mirabilmente nell’olio. Leggenda, verità? E’ quanto si legge nel volume Leggenda aurea di Jacopo da Varazze, un testo risalente al XIII secolo: “poi che fu seppellito in una tomba di marmo, da capo uscìa una fontana d’olio… E insino, al dì d’oggi, de le sue membra esce olio sagrato, il quale è valevole a molte infermitadi”.

L’olio della buona salute e della salvezza, è il caso di dire; e, seppure l’olio di san Nicola non abbia nulla a che vedere con quello ricavato dall’oliva, l’olio prodotto nelle province pugliesi esprime qualità salutistiche altrettanto paragonabili alla celebre “manna di san Nicola”, la sacra reliquia dalle tanto osannate proprietà taumaturgiche. Da una parte, dunque, il miracolo della fede, dall’altra l’indiscutibile miracolo della natura. Finché, ovviamente, la natura verrà rispettata, tale “miracolo” sarà possibile; e fino a quando, almeno, il lavoro di chi l’olio lo estrae con grande dedizione non verrà svilito, tutto sarà possibile. Proprio tutto, anche immaginare una Puglia olearia protagonista della scena e non più serbatoio di altre regioni d’Italia.

 

 

Pubblicato in Olivo Matto | Lascia un commento

Tutti contro l’olio di palma

E’ veramente paradossale e irrazionale come questo mondo in cui viviamo, apparentemente evoluto sul piano culturale, resti vittima della propria incultura. E’ inutile illuderci: di fronte alla ideologia, non si può guarire. Quando si ragiona con la pancia, si finisce sempre con il cavalcare le mode più stupide, come quella di chi vede nell’olio di palma un grasso altamente nocivo per la salute. Non è il miglior grasso in circolazione, per via dell’alto contenuto in acidi grassi saturi, ma nemmeno è da demonizzare. Purtroppo, di fronte all’insipienza di chi cavalca le ideologie si è totalmente indifesi. E così, nemmeno la cultura può nulla. Si può essere istruiti, ma il buon senso o c’è o non c’è. A dimostrare tale assunto, vale l’atteggiamento di quanti, in queste ultime settimane, si stanno scagliando, in maniera oserei dire militaresca, contro l’olio di palma. Proprio una vera e quanto mai incisiva campagna di demonizzazione, ben orchestrata, come se vi fosse una matrice terroristica dietro, con gente disposta a diffondere sentimenti di paura e panico tra i consumatori, alla stessa stregua dell’Isis, in modo platealmente selvaggio. Basti pensare agli attacchi che ha ricevuto Nutella, e non è certo l’unico caso. Poi non c’è da stupirsi se i moti irrazionali si presentino puntuali in ogni epoca e in diverse classi sociali, senza distinzione. L’approccio ideologico con la realtà è un male dell’uomo che non conosce mai interruzioni. Alla fine, interpellato da diversi giornalisti, ho espresso tutta la mia perplessità su quanto sta accadendo, sostenendo tra l’altro quanto sia paradossale, per un paladino dell’olio exta vergine di oliva quale sono, arrivare a difendere l’onorabilità dell’olio di palma per puro amore della verità. Oltretutto si tratta, proprio come quello ricavato dalle olive, di un olio da frutto: e non è di scarso peso questa caratteristica identitaria: essere un olio da frutto. Ho sentito al riguardo lo studioso Francesco Visioli, sempre impegnato su più fronti, diviso con il suo lavoro di scienziato tra Padova e Madrid, e, a partire da luglio, attivo anche in un Panel della Efsa, l’European Food Safety Authority. Insomma, di lui c’è da fidarsi, ed è per questo che vi giro quanto mi ha riferito.

Francesco Visioli: Dunque. L’olio di palma forse è un problema ambientale (ma non ne so niente). Per quanto riguarda la salute non ci sono dati eclatanti. Non è neanche vero, come dicono, che “è dappertutto”. Per esempio stasera tornerò a casa e mi farò (credo) un’insalata di indivia, aggiungo un po’ di feta, condisco col miglior olio del mondo (Masia El Altet), raccolgo l’olio col pane, ci bevo su un bicchiere di bianco e di olio di palma neanche l’ombra. Anche tu non credo ne mangi molto.
Voglio dire: se mangiate molto olio di palma, preoccupatevi della vostra dieta in generale, che non è sana. Se poi alla mattina intingete 5 biscotti nel caffelatte chi se ne frega di quel poco di olio di palma che avrete mangiato, non vi fa male di sicuro.
Ah, se c’è ancora la sogliola in offerta al supermercato questo weekend me ne mangio una. Sai quanto olio di palma c’è in una sogliola? Ecco, appunto.

Insomma, è chiaro che la demonizzazione dell’olio di palma sia solo una (brutta) moda del momento. Tutto dipende comunque da noi, dal nostro modo di mangiare, dal nostro stile di vita, ma da qui a demonizzare un alimento, che pure ha un suo valore nutrizionale, ce ne vuole. Se si abusa di cibi in cui l’olio di palma abbonda, evidentemente c’è qualcosa che non va in chi predilige (e abusa) di un alimento destinato a preparazioni alimentari che non sono di utilizzo frequente, salvo avere un personale rapporto con il cibo molto estremo. Una alimentazione attenta, anche nei quantitativi e nella frequenza è sempre un segno di buon senso. Insomma, se vostro figliolo si nutre solo di merendine, e ne consuma in quantità notevoli, forse è meglio che vi interroghiate dove avete sbagliato. Andate piuttosto dallo psicologo. Se poi invece volete andare al di là di una visione di basso profilo, di chi è intento solo a criminalizzare gli alimenti, allora vedete i luoghi dell’olio di palma, su Olio Officina Magazine, dove compare infatti una ricca, e inedita, galleria immagini  in un viaggio nei luoghi, appunto, in cui quest’olio si produce, contribuendo a dare reddito a tante famiglie che lo producono. La fondatezza, infine, di quanti sostengono che le coltivazioni della pianta nuocciano all’ambiente è anch’essa tutta da verificare. In fondo l’agricoltura non è una invasione dell’ambiente naturale?

Pubblicato in Olivo Matto | Lascia un commento

Oggi le comiche, arriva il Piq dell’olio

Siamo alla pura follia, ora ci si inventa anche il Piq. Il mondo dell’olio ha bisogno di essere credibile, ma non ci riesce. Purtroppo in Italia si continua a fare una pessima comunicazione. Da un lato si insiste con messaggi negativi, in cui emergono i soli temi relativi a frodi e sofisticazioni, esagerandone la portata; oppure si affacciano i sentimenti di paura, per via del troppo olio importato dall’estero. Dall’altro lato, quando si fa comunicazione positiva, ci si inventa invece l’impossibile, come in questo caso: il Piq, Prodotto interno qualità. Una sciocchezza. Ancora non sappiamo con certezza quanto olio lampante, quanto vergine, quanto extra vergine si produca, ma soprattutto non sappiamo nemmeno quanto olio 100% italiano vi sia, visto che solo da qualche anno a questa parte stanno emergendo i veri numeri, piuttosto esigui, della produzione, insufficienti per soddisfare la domanda interna e l’export. Stabilire la percentuale della qualità e distinguerla con margini certi è un’impresa che può avvenire solo nei comunicati stampa di regime. Mi sembra con tutta onestà un’operazione puramente propagandistica. Sono le classiche invenzioni che organizzazioni di categoria come Coldiretti e Unaprol, insieme con i loro satelliti, impongono costantemente ai media, ma sono pure fantasie, magari anche ingenue, che poggiano su basi incerte e poco credibili. Mi spiace essere così tranchant, ma l’Italia dell’olio merita ben altri soggetti. La storia del Piq è solo una narazione di basso profilo. La verità è che l’Italia ha paura della Spagna e anche degi altri Paesi produttori Continua a leggere

Pubblicato in Olivo Matto | 1 commento

L’olio, quello vero

Sta diventando sempre più di moda sostenere che l’olio in circolazione non sia vero olio. Alla fine, dopo tante insistenze, notiamo che tutti sposano irrazionalmente le teorizzazioni di Coldiretti, lamentando che siamo invasi da olio estero. E non solo. L’olio che viene da fuori è considerato a priori olio di scarsa qualità e, come dicono vecchi e nuovi adepti del verbo coldirettiano, si tratterebbe anche di olio dubbio: un falso olio, insomma. Che le tavole degli italiani siano dominate da olio straniero è un dato di fatto, ma se solo producessimo il quantitativo di cui ne abbiamo da anni fortemente bisogno sarebbe già un buon primo passo. O, in alternativa, sempre per stare a ciò che affermano i vari signori dell’olio – quelli dell’olio vero, includendo in tale fattispecie anche il grosso quantitativo di olio lampante prodotto sul suolo patrio – sarebbe percorribile pure un’altra ipotesi: utilizzare gli altri grassi alimentari, per esempio, così da far superare tutte le paure generate dai continui allarmi coldirettiani. Infatti, non è un caso che mentre il consumo degli oli da olive nel mondo cresca con difficoltà, quello degli altri oli vegetali si incrementa per contro sempre di più. In quest’ordine di idee, non è tanto il prodotto olio da olive in quanto tale a incontrare difficoltà nell’essere percepito in tutto il suo valore dai consumatori, quanto invece l’incapacità di saperlo comunicare correttamente, soprattutto senza suscitare inutili e fantasiosi allarmi. Il grosso limite da superare, per cambiare rotta, è soprattutto culturale.

Pubblicato in Olivo Matto | Lascia un commento

Ritmi frenetici

Sono sempre a scusarmi con tanti per i miei molti impegni, costringendomi sempre a relazioni rapide e alla dilatazione dei tempi. Non so com’è, ma mi sento sempre stretto dalle incombenze quotidiane. Confesso tuttavia che mi piace avere ritmi così intensi. Vediamo di fare il punto: oggi, 4 giugno, presento, con lo chef Claudio Sadler, il libro di Giovanni Zucchi edito da Lupetti, L’olio non cresce sugli alberi – titolo bellissimo, libro interessante e capace di affermare novità sostanziose, mettendole nero su bianco. Vi si affronta il tema del blending. Chi vuol saperne qualcosa di più venga alle 18 a Milano, presso la storica libreria Hoepli, tra le migliori se non la migliore tra tutte le librerie. Sarà presente l’autore. Poi domani mi imbarco in direzione Marsala, perché la mattina di sabato 6 giugno coordino i lavori di un convegno tavola rotonda da me organizzato, come Olio Officina, nell’ambito di Enovitis in Campo. Chi è in Sicilia faccia un salto, presso il Baglio Biesina. Il tema: “Una nuova olivicoltura. Più moderna, funzionale e redditizia”. Ci saranno con me i professori Tiziano Caruso e Paolo Inglese dell’Università di Palermo, il presidente del Comitato promotore dell’olio Igp Sicilia Maurizio Lunetta, il direttore generale dell’Irvoss, l’Istituto Regionale Vini e Oli, Lucio Monte, nonché il presidente di Cofiol, il Consorzio Filiera Olivicola, Manfredi Barbera. Saranno affrontate questioni urgenti, come sempre in olivicoltura, settore in costante regressione per mancanza di investimenti e di fame di futuro. Non finisce qui Continua a leggere

Pubblicato in Olivo Matto | Lascia un commento