Il futuro dell’olio nelle mani di un tunisino

ghediraIl nuovo direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale è tunisino. Si chiama Abdellatif Ghedira, ed è stato il migliore in campo tra i candidati a ricoprire l’incarico, anche perché sostenuto con grande convinzione dal primo ministro tunisino Habib Essid in persona, il quale a suo tempo aveva ricoperto lo stesso incarico al Coi, dal 2004 al 2007. Altra candidatura possibile, tra quelle forti, era quella spagnola, ma ha prevalso con buone ragioni la Tunisia, che si era data tra l’altro molto da fare nel sostenere il Coi nei momenti più difficili, quando era in gioco la stessa sopravvivenza dell’ente. Nulla da fare per l’Italia, fuori gioco ormai dal 2002. Nulla da fare perché ha giocato malissimo le proprie carte, preferendo spingere ormai da molto tempo la persona meno adatta. Ma a noi italiani interessa poco il settore dell’olio da olive. Anche se spiace dirlo, siamo alla periferia dell’Impero Continua a leggere

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Appello a chi coltiva la bellezza

forme dell'olioAl Simei abbiamo dedicato uno spazio di riflessione sul packaging degli oli da olive e c’è stato un bel vedere e sentire, rispetto a quanto hanno riferito al riguardo i relatori. Io insomma ce la metto tutta, non mi tiro indietro. Non perdo l’occasione per impegnarmi a sensibilizzare le aziende e a credere nella presentazione migliore e più efficace delle loro confezioni d’olio. Non solo una apertura alla bellezza e di conseguenza all’aspetto etsteico delle confezioni, ma anche una attenzione alla funzionalità. Concepire dunque un contenitore che sia bello da vedre ma anche pratico e funzionale, facile da utilizzare. Per questo vi segnalo il concorso Le Forme dell’Olio, giunto alla quarta edizione. C’è tempo fino al 22 dicembre per partecipare e inoltrare il modulo di partecipazione e i campioni da mandare in gara. Possono parteciparte tutte le aziende, da quelle olivicole e frantoiane che confezionano, a quelle che selezionano e confezionano, senza preclusioni. Ciò che importa è far crescere il comparto. Perché, credetemi, se mettiamo a confronto le confezioni dell’olio extra vergine di oliva in commercio con quelle di altri prodotti alimentari, siamo molto, ma molto, ma molto, molto, molto indietro. Non è il tempo allora di darsi una scossa?

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I cento anni dei Sommariva

somma cento esterno con oliveConosco e ammiro i fratelli Sommariva, produttori d’olio ad Albenga ed ex atleti di grande prestigio: campioni del mondo di vela, non dilettanti. Potete saperne di più su Agostino e Gianni leggendo Wikipedia, come anche altrove. Con loro abbiamo compiuto diversi passi insieme, condividendo il progetto Olio Officina Festival. Ora si avvicina la data in cui si festeggeranno i cento anni di attività della loro azienda familiare. Una bella azienda, basta leggere ciò che scrive Giorgio Boatti nel libro Un paese ben coltivato.
Io ho avuto il piacere di partecipare a uno dei vari incontri culturali che hanno organizzato nel proprio frantoio: era ospite l’attore e scrittore Moni Ovadia.
E così, quest’anno, per celebrare l’importante traguardo dei cento anni, hanno pensato bene di festeggiare tra amici, includendo in questa parola anche il pubblico dei consumatori, coloro che hanno scelto di beneficiare della bontà dei loro oli.
Li potete trovare nel pieno centro storico di Albenga il prossimo 28 novembre. Vi accoglieranno all’insegna del motto “Digging into History for future food”: festeggiamo i nostri 100 anni pensando al futuro.

Alla giornata celebrativa ci sarò anch’io, e ne sono orgoglioso. Anche perché di esempi simili non se ne trovano tanti in circolazione. Sono persone capaci di produrre bene e di credere con grande convinzione nel proprio lavoro, tenacemente ancorati come sono a una visione di futuro sempre in luce positiva, nonostante le ombre che pur coinvolgono tutti in tempi di grande incertezza e dramma. Occorre crederci e chi ha qualcosa di buono in sé lo manifesta, rendendolo pane per tutti, condividendolo con gli altri, anche perché non si può vivere una vita all’insegna del brutto. I Sommariva io li ho sempre immaginati coltivatori del bello, prima ancora che dell’utile. Da quello che fanno si vede molto chiaramente che credono nel valore della bellezza, e per loro lavorare in campagna, coltivare olivi e produrre olio è cosa buona e sana, e si ritagliano un angolo di gioia e di serenità da condividere.

Il 28 novembre, dunque, a partire dalle ore 17, c’è spazio per la festa. Alle 17.30 è previsto il saluto di benvenuto, da parte della famiglia Sommariva. So che ripercorreranno le tappe fondamentali dei loro cento anni con qualche sorpresa. La storia c’è tutta, non è un’azienda senza radici. C’è molto da scoprire.
Alle ore 18, oltretutto, ci sono anchio, con la presentazione del mio più recente libro, l’Atlante degli oli italiani, e, a seguire, momenti di musica dal vivo, proiezione di videoclip, unitamente al piacere di gustare qualcosa di buono mettendo in relazione gli oli con altre materie prime alimentari.

Non finiscono di sorprendere, i Sommariva. Hanno predisposto perfino un angolo selfie, con una postazione dedicata. L’hashtag ufficiale è #sommarivacentanni, a partire dal quale i partecipanti all’incontro potranno condividere le proprie foto sui social network: su facebook e twitter.

Ora, non ditemi che vi nascondo le buone occasioni di svago. Basta poco, in fondo; e per chi lo desidera, con l’occasione può anche compiere un bel gesto di vicinanza a chi ha più bisogno, con donazioni a favore della Onlus ”Basta poco” Continua a leggere

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Il nostro olio è sano, noi non siamo il Salento

castria olicastria bunga bunga“In Salento ora c’è la Xylella. Le Gravine hanno gli ulivi sani. Il nostro olio è sano. Noi non siamo il Salento. Benvenuti nelle terre delle Gravine”. E’ quanto recita un improvvido spot televisivo andato in onda sul canale 519 di Sky, nell’ambito delle programmazioni di Trm Network. Non c’è molto da osservare, di fronte a simili atti insulsi. Si tratta di puro sciacallaggio o di una pessima comunicazione concepita da persone sprovviste di un briciolo di cultura e zero sensibilità? Artefice del messaggio è l’oleificio Castria di Ginosa, in provincia di Taranto. Non un’azienda qualsiasi. Confeziona anche un vino da uve Primitivo a nome “Bunga Bunga”, tanto per intenderci – che poi tra l’altro è un rosso del Salento (sic!). Sono più comprensibili le reazioni irritate, perfino lo sdegno del governatore della Regione Puglia Emiliano. Intanto, la direzione di Trm Network prende le distanze e – come si legge in una nota – “ha deciso di sospendere immediatamente dal proprio palinsesto la messa in onda dello spot dell’azienda Castria srl”, scusandosi “con quanti hanno evidenziato la lesività del messaggio veicolato”. Insomma, è solo una banalissima storia, inqualificabile, che fotografa perfettamente uno stato di degrado culturale senza precedenti e, con ogni certezza, credetemi, irrimediabile.

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L’olio democratico e l’olivicoltura dalla funzione sociale

intensivi coratoChi mi conosce lo sa: non demordo. A Olio Officina Festival 2013 annunciai l’importanza di avere un olio democratico, concetto che fu accolto con grande risalto – per quanto sia possibile avere risalto con notizie che abbiano valenza positiva. Ne scrissi da più parti (QUI per esempio), e questa mia teorizzazione compare ben delineata anche nel libro Libero olio in libero Stato, che ho pubblicato per le edizioni Zona Franca.
Io ho sempre teorizzato l’olio democratico, quello cui finalmente tutti possono oggi aspirare. Chiunque infatti, e ovunque, almeno da qualche anno a questa parte, può comperare un olio extra vergine di oliva senza dover spendere tantissimo, anche perché mai come in quest’ultimo periodo il prezzo di una bottiglia è diventato abbordabile. Ciò non significa che si debba accettare lo svilimento dei prezzi e i sottocosto al supermercato (questo mai), ma un prezzo in cui ai lavoratori viene riconosciuto il frutto del proprio impegno sì. Un olio democratico non esclude che chiunque non possa a sua volta aspirare a un olio d’eccellenza, e a pterne, se può, se ha sia ha capacità di spesa, acquistarne in gran quantità, e perfino a regalarlo ad amici e a chi ne ha bisogno, ma ciò che è essenziale – ora, subito – è garantire la disponibilità e l’accesso dell’olio da olive a tutti. Non come avveniva in passato, con un consumo segnatamente elitario, perfino in luoghi di abbondante produzione come la Puglia.
Una olivicoltura moderna, ad alta densità, è, di fatto, una olivicoltura dall’alta funzione sociale, proprio perché consente, attraverso l’abbattimento dei costi di produzione, di rendere fruibile l’olio a tutti, senza perdere nè in genuinità nè in qualità. Oltretutto i tempi di raccolta sono più rapidi, con l’automazione delle operazioni. Si va prima in frantoio, con un prodotto fresco e sano, e si ottiene un olio, appunto, che io definisco molto opportunamente “democratico”. La foto che vedete in apertura è di questa estate, mentre camminavo per i campi olivetati nel feudo di Corato. Non so dirvi chi sia il proprietario del campo.

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L’olivo e l’olio al Simei, esperienza che apre a un linguaggio nuovo

simei hall frantoioE’ stata un’sperienza bellissima, intensa, con grandi soddisfazioni. Si è svolta come sapete a Milano, dal 3 al 6 novembre, presso Fiera Rho. Ora, a distanza, posso ancora una volta confermare, e senza alcuna incertezza, il grande riscontro avuto.
Gli otto workshop tematici (che hanno affrontato i principali aspetti di maggiore attualità, sui cui contenuti ci si è soffermati andando oltre la consueta letteratura riferita al comparto oleario, cercando così di individuare nuovi ambiti di indagine) hanno avuto una piena accoglienza da parte del pubblico, nonostante, tra l’altro, il periodo fosse poco favorevole, essendo la totalità degli operatori impegnata nel vivo della campagna olearia, con la raccolta e molitura delle olive. Insomma, quando certi temi vengono affrontati nella giusta luce, esserci è importante e necessario. Tra il pubblico intervenuto vi erano rappresentanti di diversi Paesi produttori, con presenze, oltre che dalle varie regioni italiane, provenienti dalle principali nazioni produttrici del Mediterraneo, oltre che di altri continenti, tra cui alcuni esperti della materia californiani.
Tra tutti i temi svolti, è stato per certi versi sorprendente, in particolare, il successo ottenuto dal workshop riguardante i reflui e gli scarti di lavorazione (successo in parte auspicato, ma sinceramente inatteso, poprio in quanto si tratta comunque di un tema ostico e poco affrontato, e, in generale, anche di un tema di scarso appeal, ma che, evidentemente, essendo stato ricco di preziosi spunti, in grado di offrire una serie di soluzioni per rendere ciò che appare a prima vista un problema da gestire una grossa opportunità economica da cui trarre vantaggio, non poteva non ottenere il riscontro avuto.
Il settore olivicolo e oleario risponde bene a simili proposte, anche perché soffre di una carenza di momenti formativi, ed è per questo che simili iniziative riescono ad attrarre un pubblico che non trova in altri contesti una analoga attenzione e capacità di concentrare le persone provenienti da diverse aree geografiche.
Condiderando oltretutto il periodo infelice, di inizio di novembre, in un contesto in cui la gran parte degli operatori è stata, ed è tuttora, impegnata nella fase produttiva, il successo è emblematico e quanto mai significativo. Significa che vi è una forte richiesta di supporto di contenuti da parte del comparto olivicolo e oleario. Significa che evidentemente vi è una carenza di questi momenti.
A dimostrazione di ciò, lo stesso esito, largamente positivo, anche se ottenuto in un periodo ben più favorevole, ed esattamente nel giugno scorso, quando non vi erano urgenze operative presso le aziende produttrici, lo si è riscontrato anche nell’ambito di Enovitis in campo, segno, ancora una volta, che le attenzioni non mancano quando l’offerta di formazione è altamente qualificata e apre oltretutto a una visione innovativa.
Così, alla luce di tali valutazioni, debbo considerare altrettanto riuscitissime le altre iniziative, parallele a tale attività di formazione e di incontri: è il caso emblematico dell’Oil Bar, per esempio, che poi tra l’altro è una idea da mettere in grande evidenza proprio perché ha fatto scuola; e infatti, dopo il felice esordio del 2007, per la prima volta proposto al Simei, l’Oil Bar è stato successivamente copiato da tutte le altre fiere internazionali, segno appunto di una intuizione di successo.
Soddisfato? Di più, e debbo ringraziare Gabriella Stansfield con l’associazione delle Donne dell’Olio, che ha seguito con grande partecipazione la gestione dell’Oil Bar, affiancate anche dall’Aipo Verona.
Non meno importante al riguardo è stato il catalogo Tecnologie per l’olivicoltura e per l’olio 2015, utile strumento di consultazione che proprio a partire dall’edizione 2007 del Simei, ora sta proseguendo tuttora nel suo intento di rendere più attrattiva una pubblicazione in cui compaiono da un lato i riferimenti utili per conttatare le imprese espositrici con i loro prodotti, dall’altro fornendo ai visitatori un valido strumento di conoscenza e approfondimento, attraverso l’ausilio di un corposo saggio in cui si fa il punto sullo stato dell’arte, oltre che sulle novità del comparto oleario, consentendo con ciò di non confinare il catalogo di una esposizione fieristica a un mero elenco di nominativi.
Si lavora, si lavora tantissimo. Sono tanti gli anni, i mesi, le settimane, i giorni, le ore, i minuti, i secondi dedicati a questa materia prima che è l’olio da olive. Io posso dire di fare egergiamente la mia parte, peccato solo che tutto questo impegno senza sosta venga sporcato da una comunicazione negativa che in un Paese come l’Italia non smette mai di essere l’unico linguaggio dominante.
Occorre impegnarsi a tutto tondo, in una visione positiva e aperta al futuro, occorre crederci, ma crederci fino in fondo e senza tentennamenti.

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