La scelta di un olio

Sono stato appena intervistato da Radio Novella 2000 e ho come avuto la sensazione di spiazzare in quale modo la conduttrice quando ho consigliato, nella scelta di un olio, di acquistarli tutti (una bottiglia per volta, evidentemente) per poi giudicare a partire dalle proprie sensazioni percepite, esprimendo un semplice “mi piace, non mi piace”. Di solito uno si aspetta una risposta perentoria: prendere questo e non quello; oppure prendere solo gli extra vergini a partire da una soglia di prezzo in avanti; oppure solo olio biologico o a Km zero e altre diavolerie simili. Invece, io resto un fermo sostenitore del fatto che nel confronto tra oli diversi anche un non esperto sappia riconoscere la qualità. Se un olio ha un gusto sgradevole, o non ha nessun profumo, nè buono nè cattivo, non è la stessa cosa di un olio dai sentori di pomodoro o mela o carciofo o cardo o altro. Abbiamo in noi l’istinto che ci porta a riconoscere e distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Ecco, di solito è un senso naturale che ci guida, ma finché si sceglie solo in funzione del prezzo, e non a partire della vastità dell’offerta, non si giungerà da nessuna parte. Il confronto come sempre aiuta, rende riflessivi e ci fa crescere nell’acquisizione di una memoria sensoriale – visiva-olfattiva-gustativa-tattile e chinestetica – degli oli. Prendete dunque nota e diffondete il verbo: la migliore scelta avviene sempre a partire dalla possibilità di poter valutare prendendo in esame più opzioni possibili.

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Il fascino seduttivo del potere

Joseph Blatter è come gli uomini di potere della Coldiretti: inossidabile. Rieletto per la quinta volta consecutiva al vertice della Fifa, la Fédération Internationale de Football Association, tutti ne subiscono il potere come tanti pappamolla. Lo stesso vale per il mondo agricolo: tutti si lamentano, parole parole parole, ma poi, da pavidi quali sono, subiscono profondamente il fascino seduttivo del potere, esercitato egregiamente dai dirigenti di Coldiretti; e così, passano i decenni e tutto prosegue come se nulla fosse, all’infinito. Soggiogati e soggiogatori vivono una intima relazione di complicità.

Aggiornamento: è notizia dell’ultima ora, trapelata la sera del 2 giugno, le dimisioni rese da Blatter, messo alle strette dalle indagini dell’Fbi. Quindi, sia chiaro a tutti: tutto prima o poi finisce, anche ciò che sembra impossibile. Quanto dureranno ancora i vertici di Coldiretti?

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Una pura esibizione di muscoli

Avete presenti le note di grande entusiasmo miste a boria, relative ai presunti successi di cui l’Italia vanta ai quattro venti, in materia di indicazioni geografiche concernenti i propri prodotti agroalimentari? Ebbene, ogni volta si leggono comunicati stampa di giubilo. Al raggiungimento dell’ennesimo traguardo sono tutti a pontificare, sentendosi maestri indiscussi. L’onore e l’orgoglio. Soddisfazioni, sicuramente, ma il sapere – come dice in molte occasioni pubbliche il minsitro alle Politiche agricole Maurizio Martina – che l’Italia è leader in Europa per numero di attestazioni di origine conseguite, costituisce di per sé un successo, se poi sui mercati queste Dop e Igp sono presocché assenti? Noi ne possiamo vantare ben 271, tra Dop e Igp, e non ci batte nessuno in Europa, ma non vi sorge nemmeno lontanamente il sospettto che si tratti solo di una pura esibizione di muscoli?

Ci sarebbe da interrogarsi su questa corsa compulsiva ad acquisire sempre nuove indicazioni geografiche, ma serve soprattutto il mercato, la giusta remunerazione per chi lavora, oltre a una consapevolezza del valore da parte del consumatore. Finora mi sembra che ci sia stata solo la fretta nel partecipare a una gara, ma una volta ottenuta la canditatura a parteciparvi poi non si corre più per raggiungere durante la corsa l’agognato targuardo Continua a leggere

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La grande paura dei grandi simboli global

Il tema portante di Expo 2015, “Nutrire il pianeta”, è così vasto e onnicomprensivo che non lo si può eludere, nemmeno a volerlo. Tutto sta alla nostra coscienza accettare di affrontare il tema a partire da alcune sollecitazioni di carattere simbolico che mi pare siano tutte presenti in Expo. Occorre solo spogliarsi di pregiudizi inconsapevoli di cui possiamo essere vittime ignare. La presenza tanto contestata, tra gli sponsor, di realtà come Mc Donald’s e Coca Cola non mi impensierisce: sono così presenti ovunque, in qualsiasi contesto, che averli o non averli a Expo non cambia di fatto nulla. Le nostre scelte sono scelte (io sono convinto che debbano necessariamente esserlo) autonome, di conseguenza non vedo alcuna minaccia nella presenza di simboli storici della globalizzazione quali Mc Donald’s e Coca Cola. Non sono nemici, sono opzioni che ciascuno può accogliere o non accogliere. Non vedo la ragione di essere contro Continua a leggere

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Expo sì, Expo no

Ciò che più mi fa ridere (non sorridere, ma ridere), sono coloro (e io li chiamo perditempo) che si organizzano per esprimere il proprio “no” a Expo, andando in strada a manifestare, magari imbrattando o distruggendo ciò che trovano davanti agli occhi. Vuoi andarci e sei curioso? Ci vai. Non vuoi andarci e nemmeno ti piace lontanamente l’idea dell’Expo? Allora, non ci andare. Le alternative per chi è contrario sono tante: una sana masturbazione ristorativa, o una canna per esempio, possono bastare, ma non c’è necessità, solo perché si è contrari all’Expo, di disturbare il prossimo, e soprattutto chi – nonostante tutto – intende costruire qualcosa, non disfare. La domanda non è se Expo riuscirà a essere coerente o meno con il tema portante (“Nutrire il pianeta”), o se sarà capace di affrontarlo. E’ che mi sembra assurdo, dinanzi a una simile occasione internazionale, che si debba sempre essere critici e ostativi comunque e sempre. Se l’alternativa a quanto si è realizzato per Expo è la protesta, preferisco anche un Expo male impostato piuttosto che il non fare. Riusciranno gli italiani – maestri nel disfattismo – a fare di un grande evento qual è appunto Expo una grande opportunità (diretta o indiretta che sia) per il proprio Paese e per se stessi?

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Una televisione senza agricoltura

Ieri, il televisore acceso, mi sono trovato a seguire mio malgrado, visto che ero in compagnia, una trasmissione domenicale su Rai Uno, e così mi è venuto spontaneo scrivere un brevisismo post sul mio profilo facebook, che riporto qui, tal quale, senza ulteriori commenti:

Cosa abbiamo fatto per meritarci “Linea Verde”? Quante colpe ancora dobbiamo espiare pur di vedere soppressa questa assurda e inutile trasmissione Rai?

Mi chiedo soltanto – oggi, a pensarci – perché l’agricoltura sia scomparsa dalla televisione. Vi sono tante belle trasmissioni, perché allora non si riesce a fare qualcosa di buono e di moderno che parli e affronti temi agricoli in modo diverso e più interessante e coinvolgente rispetto al deserto attuale?

“Linea Verde” è tutto tranne che agricoltura, ma soprattutto è la peggiore televisione che si possa immaginare. Paradossalmente, è di gran lunga migliore perfino l’arcinota TV spazzatura dei reality. Insomma, quando si deciderà di far qualcosa di utile in materia di agricoltura e ruralità, possibile che non vi sia la volontà di uscire dai soliti schemi?

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