Quelli che si stracciano le vesti perché l’olio tunisino

tunisia foto lcColoro che si stracciano le vesti, e sono del mestiere, lamentandosi, o sono ignoranti o in malafede. L’Italia ha necessità di importare olio da olive dall’estero perché non autosufficiente. Ne consumiamo circa 600 mila tonnellate, ne esportiamo circa 400 mila, di conseguenza il nostro fabbisogno annuo è di un milione di tonnellate. Non abbiamo il coraggio di ammettere che stiamo arretrando, non piantando più nuovi olivi: produciamo solo tra le 300 e le 350 mila tonnellate d’olio. Importarlo dalla Tunisia senza dazio o da altri luoghi non cambia nulla. Oltretutto il prezzo dell’olio tunisino è anche più alto di quello spagnolo. A doversi lamentare semmai dovrebbero essere gli spagnoli o i greci, da cui noi acquistiamo grandi quantitativi. Per ciò che concerne la qualità nutrizionale, sensoriale e anche igienico-sanitaria, in Tunisia garantiscono prodotti di qualità certa. L’Italia dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità nell’aver abbandonato da almeno tre decenni la propria olivicoltura e nell’aver abusato di tanti finanziamenti destinati al comparto ma dirottati altrove. La Spagna, tanto per intenderci, anziché disperdere i fondi comunitari ricevuti a pioggia anche dall’Italia negli anni passati, ha messo a frutto tanto danaro pubblico realizzando investimenti notevoli e con risultati di alto profilo.

Oliveto ad Hammamet. La foto è di Luigi Caricato

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12 risposte a Quelli che si stracciano le vesti perché l’olio tunisino

  1. Le importazioni di olio extravergine dal paese nordafricano fanno ancora molto parlare, in particolare su molti social e blog se ne leggono un po’ di tutti i colori ma tra le varie accuse, più o meno velate, mosse a chi si è più volte espresso a favore del prodotto nazionale quella che più ha urta è quella, in sintesi, di essere egoisti e di non capire che l’unione europea vuole sostenere economicamente la Tunisia per evitare che cada nell’anarchia come è accaduto in alcuni paesi nord-africani…..
    https://www.linkedin.com/pulse/pane-olio-solidariet%C3%A0-mediterranea-giuseppe-tassielli?trk=pulse_spock-articles

  2. Gian Domenico Cugusi scrive:

    Ma quando parliamo di aiuti alle popolazioni del terzo mondo, di che cosa stiamo parlando? Forse i tunisini, i marocchini et al. dovranno bersi l’olio eccellente che producono. Quando parliamo di cooperazione internazionale di cosa parliamo?

  3. carmine angelini scrive:

    quelli che si lamentano sono quelli che poi andranno a contraffare l’olio tunisino per poi rivenderlo come extravergine italiano. sono loro i criminali che bisogna condannare. Noi italiani siamo bravi a prenderci i soldi europei e farne l’uso che vogliamo. Vi ricordate le famose quote latte del Nord???? Quelle quote che i contadini del nord non pagavano sono state pagate dai contadini del sud, la coldiretti ne sa qualcosa!!!!!

  4. Francesco scrive:

    Come di solito accade c’è tanta confusione.
    Di cosa parliamo: di olio di qualità con tanto di supporto di tracciabilita’ di provenienza
    (igp e dop) o di prodotto destinato alla larga distribuzione commerciale?
    Il prezzo di 3,40 € è di una bottiglia di EVO a scaffale, caricato dei costi di distribuzione e dei ricavi del produttore, imbottigliatore, distributore e rivenditore al minuto.
    La domanda di questo prodotto è alta ma la nostra produzione di “sfuso” è quella che è. Preoccupiamoci invece di cosa consumiamo in quelle bottiglie e non di 140k q.li di olio tunisino che a questi fini ha una valenza assolutamente marginale.

  5. Gfranco scrive:

    Sono un chimico. Ho qualche cognizione dei costi e dei prezzi facendo olio per casa non sempre..
    La mancanza di una politica serie nell olivicultura mi indigna come ancor di più il gioco di interessi che c’è dietro.
    L olio ha costi di produzione alti. La scorciatoia dell estero permette di far arricchire qualcuno, magari mettendo il marchio italiano..
    Se c’è richiesta superiore alle domande, andrebbe incentivata la sua produzione con una politica opportuna creando ricchezza e lavoro.
    L’ olio tunisino credo sia buono quanto quello italiano, non so se il controllo della sua filiera possa garantire la stessa qualità di quello italiano.
    Le analisi chimiche vedono solo alcuni anelito ma non tutto

  6. giovanni scrive:

    E’ davvero esilarante leggere che il nostro fabbisogno è di 1000000 perchè nè esportiamo 400000 all’estero!!!!! Probabilmente Lei avrà qualche uliveto in Tunisia ….

  7. nicola scrive:

    Un giovane laureato tunisino afferma che il costo di produzione del loro olio è di 3,40 €, e lei lo prende per dato certo! Se anche il resto dell’articolo è il risultato di una tale accuratezza di ricerca c’è da farle i complimenti… davvero illuminante

  8. giuseppe marra scrive:

    La penso come Matteo Iosa è proprio così.

  9. Laura marvaldi scrive:

    Se noi produttori capissimo che il problema non è l’ olio straniero che si chiama con il suo nome, ma la mistificazione che proprio taluni italiani fanno.

  10. Matteo Iosa scrive:

    La questione non e’ l’importazione di olio di oliva dalla Tunisia perche’ l’Italia ne e’ carente. Bensi’ l’importazione in esenzione di dazio da un Paese i cui costi di produzione sono ridicoli. Il piccolo frantoiano che si prefige come obiettivo l’alta qualita’ sara’ costretto a scendere sempre a compromessi con l’imbottigliatore italiano che usera’ come riferimento i prezzi sottocosto del bacino del Mediterraneo. Insomma in Italia paghiamo le tasse e non facciamo piu’ reddito.

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