Made in Italy? Ci vuole coraggio, e anche un po’ di audacia

istriaLa materia prima olio da olive è sempre fondamentale, purtroppo non è sufficiente. L’Italia ha bisogno di imprenditori veri, che investano e si impegnino sul fronte qualità e, non da meno, sul fronte della riduzione (sensibile, non apparente) dei costi di produzione. Mancano inoltre all’appello, tranne poche e rare eccezioni, coloro che investono anche all’estero, producendo olive e olio altrove, non solo sul suolo patrio. Non è una bestemmia, ma un segno di intelligenza, anche perché oggi siamo in un mondo in cui l’economia non è più chiusa nel proprio orticello domestico. O si è propositivi, o si diventa terra di conquista – come già sta accadendo per acquisti di terreni, aziende agricole e marchi commerciali. Ci vuole coraggio, e anche un po’ di audacia. Per questo è necessario rivedere le proprie posizioni. C’è da una parte, in evidenza, il baluardo del made in Italy, che andrebbe perfezionato e maggiormente tutelato sul piano commerciale e comunicativo, come pure sul fronte del marketing (anche perché non ha senso che sul nome dell’Italia gli altri facciano gli affari attraverso le leve dell’italian sounding e noi stiamo invece a guardare, incapaci di valorizzare un brand, quello del mito Italia, che gioca ancora a nostro favore). E c’è, dall’altra parte, il coraggio di riflettere sulle nostre reali incapacità, oggettive e indiscutibili, che ci hanno portato finora a gridare in difesa del made in Italy, ma in maniera inconcludente, senza nemmeno il buon senso di rendersi conto che gli strumenti e le occasioni non sono mai mancati: anche perché il fallimento delle attestazioni di origine a marchio Dop, per via di un loro peso commerciale pressoché inconsistente, dimostrano che siamo effettivamente bravi solo a lamentarci, ma non a creare valore e riuscire nell’intento di far percepire tale valore anche al consumatore. Se siamo incapaci di valorizzare gli oli dei singoli territori, come possiamo misurarci in maniera vincente sul made in Italy? Non è possibile. E’ un problema serio che va affrontato seriamente, non con le pagliacciate di coloro che parlano alla pancia della gente solo nascondere a se stessi la verità e trovare giustificazioni ai propri fallimenti. Pensare di creare illusioni attribuendo a nemici esterni le proprie colpe, può solo rimandare a data indefinita i tanti irrisolti problemi, ma non superarli. Per superarli, occorre ben altro. A mancare al sistema Italia – ma lo sappiamo tutti, è che non abbiamo il coraggio di ammetterlo – è soprattutto un tessuto culturale e morale, finora alquanto lacunoso.

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Una risposta a Made in Italy? Ci vuole coraggio, e anche un po’ di audacia

  1. Daniele scrive:

    Vieni a parlare di fare qualità in Italia? Quella Italia dove ci sono piu certificazioni di qualsiasi altro paese? Quella Italia famosa in tutto il mondo proprio per la passione e la qualità riconosciuta in tutto il mondo? Dove ci sono controlli 1su1 per tutte le aziende agricole? Ma per favore! La verità è che la grande distribuzione vuole acquistare olio a poco…complice il governo..e rivendere proprio sotto il marchio italia che proprio tu hai messo in discussione…ma che nonostante tutto ha una domanda di esportazione doppia a quella che offre!

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