Siamo fermi, e perfino ostili

_ superintensivo 11 aIl grande pericolo, quello vero, è che da un lato si assiste al progressivo abbandono delle coltivazioni di olivo, anche perché l’Italia non è più al passo con i tempi, e non riesce a rendere moderna la propria olivicoltura, pur valorizzando l’esistente; e, in più, fatto ancor più terribile, il nostro Paese sta perdendo d’altro canto lo spirito che animava i nostri avi: non stiamo più piantando nuovi olivi. Siamo fermi, e perfino ostili verso l’ipotesi di aprire a nuove piantagioni. Gli altri paesi piantano, e noi invece siamo fermi, incapaci di pensare al futuro. Non è un problema dovuto alla crisi economica ma una questione strettamente culturale e perfino psicologica. Siamo in crisi di identità: difendiamo giustamente il passato, per non perderlo, ma non siamo più in grado di costruire il domani.

La foto di apertura è di Pasquale Roccia, dell’Oleificio Roccia di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia. Altre foto e ragguagli QUI

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3 risposte a Siamo fermi, e perfino ostili

  1. Pingback: Siamo fermi, come morti - UlivitaUlivita

  2. alessandro scrive:

    Ma io ne voglio piantare 10 ha nel Salento e mi dicono che non è possibile x la xylella.
    Oltre a questo stanno anche riducendo le quote della Pac. Ma come si fa?? Anziché aiutare noi produttori olivicultura dilaniati dal batterio ci precipitano ulteriormente.
    Cose da pazzi e in più autorizzano l’ingresso di altro olio tunisino.

    • http://www./ scrive:

      Concordo (stranamente) con Simone.Certe cose sono un banco di prova per le amicizie.Alla fine, chi resta in piedi è tuo amico/a sul serio.Sono in pochi, è vero, ma è la qualità e non la quantità che conta, no? 😉

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