L’olio, quello vero

Sta diventando sempre più di moda sostenere che l’olio in circolazione non sia vero olio. Alla fine, dopo tante insistenze, notiamo che tutti sposano irrazionalmente le teorizzazioni di Coldiretti, lamentando che siamo invasi da olio estero. E non solo. L’olio che viene da fuori è considerato a priori olio di scarsa qualità e, come dicono vecchi e nuovi adepti del verbo coldirettiano, si tratterebbe anche di olio dubbio: un falso olio, insomma. Che le tavole degli italiani siano dominate da olio straniero è un dato di fatto, ma se solo producessimo il quantitativo di cui ne abbiamo da anni fortemente bisogno sarebbe già un buon primo passo. O, in alternativa, sempre per stare a ciò che affermano i vari signori dell’olio – quelli dell’olio vero, includendo in tale fattispecie anche il grosso quantitativo di olio lampante prodotto sul suolo patrio – sarebbe percorribile pure un’altra ipotesi: utilizzare gli altri grassi alimentari, per esempio, così da far superare tutte le paure generate dai continui allarmi coldirettiani. Infatti, non è un caso che mentre il consumo degli oli da olive nel mondo cresca con difficoltà, quello degli altri oli vegetali si incrementa per contro sempre di più. In quest’ordine di idee, non è tanto il prodotto olio da olive in quanto tale a incontrare difficoltà nell’essere percepito in tutto il suo valore dai consumatori, quanto invece l’incapacità di saperlo comunicare correttamente, soprattutto senza suscitare inutili e fantasiosi allarmi. Il grosso limite da superare, per cambiare rotta, è soprattutto culturale.

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