La scelta di un olio

Sono stato appena intervistato da Radio Novella 2000 e ho come avuto la sensazione di spiazzare in quale modo la conduttrice quando ho consigliato, nella scelta di un olio, di acquistarli tutti (una bottiglia per volta, evidentemente) per poi giudicare a partire dalle proprie sensazioni percepite, esprimendo un semplice “mi piace, non mi piace”. Di solito uno si aspetta una risposta perentoria: prendere questo e non quello; oppure prendere solo gli extra vergini a partire da una soglia di prezzo in avanti; oppure solo olio biologico o a Km zero e altre diavolerie simili. Invece, io resto un fermo sostenitore del fatto che nel confronto tra oli diversi anche un non esperto sappia riconoscere la qualità. Se un olio ha un gusto sgradevole, o non ha nessun profumo, nè buono nè cattivo, non è la stessa cosa di un olio dai sentori di pomodoro o mela o carciofo o cardo o altro. Abbiamo in noi l’istinto che ci porta a riconoscere e distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Ecco, di solito è un senso naturale che ci guida, ma finché si sceglie solo in funzione del prezzo, e non a partire della vastità dell’offerta, non si giungerà da nessuna parte. Il confronto come sempre aiuta, rende riflessivi e ci fa crescere nell’acquisizione di una memoria sensoriale – visiva-olfattiva-gustativa-tattile e chinestetica – degli oli. Prendete dunque nota e diffondete il verbo: la migliore scelta avviene sempre a partire dalla possibilità di poter valutare prendendo in esame più opzioni possibili.

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