Expo sì, Expo no

Ciò che più mi fa ridere (non sorridere, ma ridere), sono coloro (e io li chiamo perditempo) che si organizzano per esprimere il proprio “no” a Expo, andando in strada a manifestare, magari imbrattando o distruggendo ciò che trovano davanti agli occhi. Vuoi andarci e sei curioso? Ci vai. Non vuoi andarci e nemmeno ti piace lontanamente l’idea dell’Expo? Allora, non ci andare. Le alternative per chi è contrario sono tante: una sana masturbazione ristorativa, o una canna per esempio, possono bastare, ma non c’è necessità, solo perché si è contrari all’Expo, di disturbare il prossimo, e soprattutto chi – nonostante tutto – intende costruire qualcosa, non disfare. La domanda non è se Expo riuscirà a essere coerente o meno con il tema portante (“Nutrire il pianeta”), o se sarà capace di affrontarlo. E’ che mi sembra assurdo, dinanzi a una simile occasione internazionale, che si debba sempre essere critici e ostativi comunque e sempre. Se l’alternativa a quanto si è realizzato per Expo è la protesta, preferisco anche un Expo male impostato piuttosto che il non fare. Riusciranno gli italiani – maestri nel disfattismo – a fare di un grande evento qual è appunto Expo una grande opportunità (diretta o indiretta che sia) per il proprio Paese e per se stessi?

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