Il proprio orticello

Dopo aver lavorato per almeno cinque mesi di fila dalle 14 alle 20 ore al giorno, adesso che sto rientrando nella (quasi) normalità non mi sembra vero avere tempi più dilatati e lenti. I grandi progetti richiedono infinite energie e a volte comprendi come sia meglio essere egoisti e pensare unicamente a se stessi, al proprio bene, anziché lavorare per progetti comuni. Ecco, l’anomalia, tutta italiana, è che i progetti comuni siano in pochi a coltivarli, ed è proprio per questo che l’Italia arretra, proprio perché in pochi sono disposti a spendere energie per la collettività, per progetti comuni condivisi. Che si può fare? Credo nulla. Accettare lo stato della realtà e proseguire per la propria strada, con coerenza. Peccato che a lamentarsi siano esclusivamente i nullafacenti, o chi spudoratamente bada solo al proprio orticello e non si cura di lavorare per il bene comune. Mentre scrivo e agisco, concretamente, altri chiacchierano e discettano intorno al nulla, come dieci, venti, trent’anni fa; e magari stanno elaborando una legge, l’ennesima, per risolvere annosi problemi del comparto oleario italiano, dimenticando che per andare avanti occorre fare, non poltrire o addirittura opporre resistenza al nuovo. Chiudo segnalando una intervista che ho rilasciato a Jeanne Perego su InsalataMente: QUI

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