La verità fa male, si sa

Cosa ha di sbagliato il mondo dell’olio? Ragiona per compartimenti stagni, non riesce ad apprezzare il gusto della complessità. Ha atteggiamenti binari, che poi, in verità, occorre pur riconoscere e ammettere che è il classico costume italiano anche su altri fronti, solo che il mondo dell’olio radicalizza questo malcostume, e mancando di una visione del futuro, si nutre solo di presente. Così accade che chi ne fa parte dal di dentro, in quanto operatore del settore, ama di gran lunga appoggiarsi ai consueti gruppi di potere, quelli di sempre, cercandone soprattutto il supporto economico, talvolta addirittura il supporto psicologico, ma non si sforza mai di esprimere una propria individualità e autonomia di pensiero. Ecco perché chi opera nel mondo dell’olio insiste nel perseguire sulla strada degli errori, senza nemmeno accorgersi, a distanza di anni, degli errori commessi, anzi li ricommette dimenticando quelli del passato, ma continuando a lamentarsene, fino ad arrivare a trovare scuse individuando un nemico contro cui scagliarsi, un capro espiatorio che lo risollevi sul piano della coscienza senza farlo sentire in colpa, così che i propri errori o diventano errori collettivi o, peggio, diventano errori del proprio nemico immaginario. Ecco, l’ho scritto, consapevole di dire la verità, solo la verità, quella che poi ho scritto nel libro Libero Olio in libero Stato, una verità che fa male sentirsela dire, ma è la verità con cui siamo chiamati a fare i conti, prima o poi – ammesso che vi sia quel briciolo di dignità e coraggio che finora, va pur detto, sono stati latitanti.

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