Non vado più a New York

E ne sono felice. Non è una forma di protesta a seguito del barbarico, razzista e ingiusto attacco del New York Times ai danni del comparto oleario italiano dei giorni scorsi, ma il fastidio verso una persona che non stimo e con la quale avrei dovuto stare in stretto contatto. E’ più forte di me, non accetto di stringere la mano a chi non merita un gesto per nulla convenzionale, ma anzi molto intimo e profondo. Non si stringono mani a chicchessia. Per sbaglio si può, ma quando si  sperimenta una persona, meglio evitare. Perché lo scrivo? Perché non si può essere ipocriti a accampare scuse non veritiere. Io avrei dovuto partecipare in qualità di giurato al New York International Olive Oil Competition, iniziativa egregia di Curtis Cord. Con tutta sincerità, non amo partecipare ai concorsi, pur ritenendoli strumento importantissimo. Ho accolto favorevolmente l’invito perché una persona brava e rispettabilissima me lo ha chiesto. Guardando però lo scenario, ho deciso di rifiutare non accettando una persona presente in giuria a me non gradita, non per un mio capriccio, visto che per natura sono tollerantissimo e paziente, ma è più forte di me, non riesco a lavorare e condividere il mio tempo con persone verso cui non ho alcuna stima. Non conta nelle relazioni interpersonali solo la professionalità, ci vuole anche altro: il rispetto. Io da questa persona ho subìto un danno economico e morale, a causa di una inqualificabile iniziativa ai danni di un mio marchio  registrato e di un progetto culturale che non può essere spudoratamente saccheggiato. Ho proceduto per vie legali, con una diffida. Non ho mai ricevuto nel frattempo alcuna giustificazione, né private né pubbliche scuse. Preferisco allora rinunciare. Mi spiace tuttavia non vivere questa bella esperienza newyorkese con l’amico Lorenzo Cerretani.

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15 risposte a Non vado più a New York

  1. Ho inserito in G+.
    Condivido il tuo orgoglioso atteggiamento, senza altre riflessioni oltre che quella condivisa sul “valore” della stima tra persone.
    Anche a costo di rinunce che pesino. Anche nei confronti dei più prepotenti, senza paura. E’ l’unica forma di difesa della propria libertà di essere.

  2. Laura Sotgiu scrive:

    Conosco la vicenda, ma, nonostante tutto, è importante mostrare superiorità anche in queste circostanze. Forse, proprio in queste circostanze! Dimostri la sua superiorità in tutti i sensi e non dia spazio a certa gente! E’ quello che vogliono!

  3. Rosalinda Lopergolo scrive:

    Dott. Caricato, non conosco la vicenda, ma, mi permetta di farle notare che se non partecipa, lascia a questo personaggio campo libero. E’ quello che vuole ?

  4. monica scrive:

    Capisco la scelta di grande coerenza perché credo nel detto abruzzese citato da Mauro Monaco. Manca però una voce autorevole in America e fuori dal coro come quella di Luigi Caricato, che difenda il comparto anche dalle comunicazioni false e offensive come l’ultima del New York Times. Peccato, vanno sempre i soliti! Quale alternativa?

  5. monica scrive:

    Capisco perfettamente la scelta di grande coerenza, perché concordo con il proverbio abruzzese citato da Mauro Monaco. Ma in America occorrerebbe che Luigi Caricato facesse sentire la sua voce autorevole, soprattutto dopo la comunicazione falsa e offensiva del New York Times. Manca una voce importante e fuori dal coro, peccato! Quali alternative?

  6. Emilio scrive:

    Non mi meraviglio del diniego, ha operato la scelta giusta.

  7. Michele labarile scrive:

    Hai tutta la mia solidarietà ma soprattutto la mia ammirazione per la coerenza

  8. Roberto scrive:

    Buon giorno Dott. Caricato,
    ammiro molto la sua schiettezza, lavorare a fianco di coloro dei quali non abbiamo stima è molto difficile, ma la sua voce a New York sarebbe stata importante per il mondo oleario Italiano, comprendo bene che stringere la mano a certa gente può essere difficile, ma quale migliore occasione di smentirlo direttamente.
    Se riesce vada, sarebbe un successo!

  9. stefano balbi scrive:

    una ultima considerazione
    io mi indigno piu di lei quando vedo che tra gli sponsor principali della “New York International Olive Oil Competition” c’è fair way market che per carità è un ottimo sito ma è molto distante dal rappresentare il prodotto italiano d’eccellenza

    basta visitare la vetrina dell’ olio http://www.fairwaymarket.com/shop/oil

    mi chiedo un consumatore americano che ha intenzione di comprare un olio DOP (sempre che sappia che cosa sia e che cosa rappresenti ) e poi si vede recapitato un prodotto che come questo http://www.fairwaymarket.com/shop/corte-olias-sardegna-d.o.p.-extra-virgin-olive-oil-tin
    non vedo il marchio in evidenza, non vedo specificate le caratteristiche del prodotto
    non c’è niente

  10. Alessandra Basso scrive:

    Quoto Angela Canale, sarebbe un peccato. Ripensaci.

  11. stefano balbi scrive:

    buongiorno
    concordo con lei e con la sua irritazione
    gli attacchi mediatici creano danni irreparabili (ormai in qualsiasi mercato economicamente avanzato)
    non so fino a che punto siano gratuiti
    come non so se sia così gratuita la confusione che regna nel settore
    forse sarebbe meglio diminuire i concorsi autocelebrativi (o sponsorizzati da venditori con forti interessi ) e stabilire regole più chiare

  12. mauromonaco scrive:

    Direttò… è come quann vì a lù trappit, cchiù tent ch c’ vu ‘stà t’iign!
    Non è un proverbio arabo ma un detto abruzzese, tradotto: se entri in un frantoio più accorto che vuoi essere, ti ungi!

  13. Angela Canale scrive:

    Peccato, sarebbe stata una buona occasione per portare a NY la voce degli olivicoltori italiani, dove altre voci in loro rappresentanza non sono mai arrivate! 🙁

  14. Vincenzo Nisio scrive:

    Conosco questa vicenda.
    Direttore, sono sincero, io non avrei avuto il coraggio di mancare.
    È ammirevole la Sua scelta, non mi sembra un italiano sa?

  15. Adelisa Lavi .AmmA scrive:

    Come dire meglio di così ??viva l’ Italia!

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