Gli oli italiani sono quasi tutti sofisticati

E’ pazzesco, l’Italia non conosce più il senso del limite. E’ un Paese ormai alla deriva, invaso com’è da soggetti che farebbero meglio a star zitti. Per il bene di se stessi – prima di tutto. Per il bene del Paese – va anche detto. Per il bene del buon nome dell’olio italiano – aggiungo. Il silenzio – si sa – è oro: è sempre la strada giusta da intraprendere, soprattutto quando si ha a che fare con questioni delicate e non si ha la robustezza di pensiero necessaria per affrontarle. Purtroppo c’è sempre qualcuno che si autoproclama “maestro”, senza comprendere il significato e la responsabilità di tale parola. E così, sfogliando la rassegna stampa relativa alle diffamanti accuse del New York Times ai danni dell’olio italiano, un presunto esperto che si autoproclama maestrod’olio, alla domanda di Mirta Oregna per LeiFoodie (I Consorzi dell’olio, di fronte a questa infografica, sono insorti lamentando il danno di immagine. È d’accordo?) risponde:

«In verità questa infografica contiene anche un errore: magari l’olio italiano sofisticato fosse solo il 67%! Noi pensiamo che raggiunga il 90%.  Ricordiamoci che in Italia il vino più venduto è quello nei brick di tetrapak, poi esistono le altre fasce e si sale con la qualità, ma nessuno discute più perché è abbastanza chiaro quale livello di qualità si sceglie e si acquista. Questo nell’olio non è ancora successo: è una grande melma, dove ci sono 5 multinazionali, 100 industrie che lavorano e altrettante che imbottigliano. Ma alla fine non è ben chiaro il tracciato di tutta la filiera, dalle olive nel campo allo scaffale del supermercato».

Chi mi conosce sa bene che non accetto la mistificazione. Io sostengo che ci sia sempre un limite al decoro. Affermare che l’olio italiano sia sofisticato per almeno il 90 per cento dei casi, non ha nemmeno bisogno di essere commentato. E tralasciamo pure il resto delle dichiarazioni. Non è accettabile una disinformazione così inconsistente, così insignificante.

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5 risposte a Gli oli italiani sono quasi tutti sofisticati

  1. Il silenzio – si sa – è oro. Ne riparliamo al Raccolto di Arte da Mangiare in maggio?
    – Per il bene di se stessi – Per il bene del Paese – Per il bene del buon nome dell’olio italiano – aggiungo, Per il trionfo della verità sulla millanteria dobbiamo dimenticare il valore dell’oro!

  2. fratellolio scrive:

    E’ evidente che occorre fare una Legge chiara ed efficace, in modo che il consumatore sappia cosa compra. Cmq dal sapore e dall’odore si può facilmente riconoscere un olio di prima qualità.

    • Luigi Caricato scrive:

      Meglio cancellare tutte le leggi e farne una nuova, semplice come è semplice l’olio da olive. Sarebbe la soluzione più felice. L’attuale corpus di norme è un selva ancor più oscura di quella che ci rimanda alla Commedia dantesca.
      Temo che tale mio auspicio sia pura utopia.

  3. roberto gatti scrive:

    E’ allucinante, fuorviante e diseducati -vo fare queste affermazioni gravi, che possono creare disinformazione ed allarme tra i consumatori. Grave il danno che ne potrebbe derivare ai bravi ed onesti produttori italiani.
    Io non so chi e’ il personaggio in argomento, ma dovrebbe pesare le parole prima di sparare emerite c@@@@te

    • Luigi Caricato scrive:

      Esatto: è diseducativo. Aggiungo anche poco rispettoso verso l’onorabilità del prodotto olio da olive, ma anche verso chi l’olio lo produce e commercializza, ma è poco rispettoso anche nei confronti dei tanti organismi di controllo che fanno egregiamente bene (mi sembra) il proprio dovere.

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