Chiamiamola pure esterofilia. O forse servilismo

Alcuni tra coloro che ora denigrano l’Italia olearia hanno gioco facile da noi. Chi ha mosso tutta questa onda di fango sull’Italia olearia ha ricevuto e continua a ricevere gli inchini di alcuni italiani. La onorevole Colomba Mongiello (si fa per dire, meglio limitarsi al titolo di parlamentare, più neutro) ha tessuto le lodi di Tom Mueller ieri nel corso della conferenza stampa alla camera dei Deputati, quasi ne fosse intimamente innamorata. Molti, tra coloro che si occupano (o fingono di occuparsi di olio), hanno riservato il tappeto rosso come si fa con le star. Niente da ridire, sia ben chiaro. Ciascuno sceglie i prori miti. Non è un problema eleggere Tom Mueller a nume tutelare, ma almeno l’idea di assumersi la responsabilità delle proprie parole e azioni, mi sembra doveroso. Rendersi conto di ciò che comporta osannare alcune figure e guardare in prospettiva le conseguenze, non sarebbe male. Intanto, ciò che è certo, sono le ricadute negative che comportano le diffamanti accuse lanciate dal New York Times ai danni del comparto oleario italiano.

In fondo, anche se si tratta di accuse menzognere, ce le meritiamo comunque. Non è un caso che in Italia c’è chi, addirittura, ha pure premiato Mueller. Mi riferisco a Marco Oreggia, per esempio, che nel 2012 ha assegnato il premio Cristina Tiliacos. La stessa scuola di assaggio Onaoo lo ha eletto a docente dei propri corsi negli Stati Uniti. Altri, esperti o presunti tali, hanno dovuto accogliere Mueller nei loro eventi per sentirsi gratificati nel proprio lavoro, attendendo l’imprimatur dallo straniero, meglio se americano. Ah, l’America! L’Italia, insomma, è questa. E’ fatta da un popolo di inguaribili esterofili, che ingenuamente si innamorano perfino dei propri detrattori. E’ un Paese fatto così, capace di rinnegare il proprio passato glorioso, quando per esempio con Lorenzo dei Medici eravamo il paese della libertà e della rinascenza. Oggi è diverso: in molti hanno bisogno di essere culturalmente colonizzati e dominati, anche perché l’italiano contemporaneo non sa più muoversi in piena autonomia, non ha orgoglio nè tempra, e attende paziente l’approvazione e il riconoscimento (poco importa se positivo o negativo) di qualche soggetto esterno. Ed è proprio per questo che alcuni avvertono il forte bisogno di incensare i vari Mueller e sentirsi così riconosciuti da costoro, elevati a soggetti autorizzati ad agire nel proprio campo, finalmente riconosciuti importanti. Al diavolo dunque i nostri tanti (forse troppi) organismi di controllo, ridicolizzati dalle vignette in sequenza del New York Times. Si richieda allora il certificato etico, dai tanti e vari santoni in circolazione, meglio se americani. L’Italia, in fondo, è un Paese fatto così. Non lo si può cambiare.

Il compiaciuto servilismo manifestato ieri dalla Mongiello, seduta stretta stretta al fianco di Mueller, mi sembra così eloquente da chiedermi come mai io, cittadino di questo Stato, mi meriti una parlamentare di così bassa levatura intellettuale, al punto da portare l’artefice (diretto o indiretto che sia) di questa grande offesa arrecata all’Italia olearia, accogliendolo perfino nella sede istituzionale della Camera dei Deputati. Chiamiamola pure esterofilia. O forse meglio servilismo.

Questa voce è stata pubblicata in Olivo Matto. Contrassegna il permalink.

5 risposte a Chiamiamola pure esterofilia. O forse servilismo

  1. Pavel scrive:

    Che l’olio italiano sia adulterato con olio spagnolo dalle grandi multinazionali dell’alimentazione si sa.
    Questo è abbastanza “normale” in quanto l’Italia è un paese che consuma più di quello che produce parlando di olio di oliva e allo stesso tempo esporta quasi la stessa quantità di quella che consuma. chi è del settore potrebbe confermare ( o smentire).
    La maggior parte di questi prodotti dichiarati italiani ma miscelati a chissà che sono oli che si possono tranquillamente incontrare nei nostri supermercati e generalmente sono oli dal prezzo contenuto,anche per quanto riguarda l’estero. Insomma prodotti da multinazionale.
    Una delle questioni, credo, è che gli spagnoli stanno portando avanti una campagna mediatica internazionale dove non solo dichiarano (giustamente, anche se nessuna norma dice che non si possa fare) che l’olio proveniente dall’Italia è loro ( e vista la qualità degli oli di cui si sta parlando contenti loro…) ma anche che l’Italia non sa proprio fare olio!(e questo si ripercuote anche se in misura minore sul vino e su tutti i prodotti tradizionali italiani.)
    Fonte: vivo in Spagna e sono appassionato del tema. Non sarò un’autorevole fonte, però l’andamento mi sembra proprio questo, parlando con la gente, i produttori, i venditori, leggendo quotidiani e sarò sincero è frustrante che si faccia di tutta l’erba un fascio e si sminuisca una tradizione secolare come quella dell’olio di oliva in Italia.
    Vi invito a cercare “aceite italiano” su google.es per avere un piccolo lo assaggio di quello di cui sto parlando, non vi preoccupate per la lingua lo spagnolo e abbastanza comprensibile per un italiano.
    Forse è il momento di fare un po’ di ordine?
    P.S. Non conoscevo questo blog, spero di diventarne un frequentatore abituale.

  2. SERENA BOVA scrive:

    Che dire?
    Sono, siamo senza parole, dovremmo fare una class action fra noi produttori e querelare il Blechman per diffamazione, che ne pensate?
    Ma questo sedicente giornalista che cacchio di olio usa, se lo usa, per arrivare a dire tanto? Oh, ma no, forse lui preferisce una nobilissima margarina o il burro di arachidi o di mais OGM come molti degli americani! E poi, da quando in qua gli americani capiscono di cibo, la loro stragrande maggioranza è obesa, ciò la dice lunga, no?
    Piuttosto, chi produce olio evo purissimo, pulitissimo, sanissimo, con tutti i crismi, seguendo seriamente e severamente tutte le norme che ne regolano la produzione a costi e sacrifici enormi perchè non può avere il piacere di entrare nel mercato USA viste le severissime e costose (a questo punto, inutili) norme della FDA basate su di una becera burocrazia? Mentre loro in casa propria si rimpinzano di grassi nocivi ovviamente made in USA! Se ci fosse dato di esportarlo con minori norme restrittive e magari si consentisse a noi che da secoli mangiamo sano (la dieta mediterranea è patrimonio dell’UNESCO e non il burro di arachidi) di insegnare al consumatore il mangiar sano, collaborando ad una sana educazione alimentare, a noi che ne sappiamo di cibo e NON a giornalisti che non si sa bene a che titolo parlano ormai del mangiare e del bere ormai ad ogni pie’ sospinto, anch’essi avrebbero il modo e il piacere di mangiare SANO e non incappare in oli adulterati che quelli, si sa, esistono ma non sono solo ed esclusivamente TUTTI gli oli ITALIANI! Di grazia, mi dica il signor giornalista, dove lo ha assaggiato questo olio adulterato, lì al paese loro? E come c’è entrato? La FDA dov’era, allora? O l’ha assaggiato qui in Italia? Per quel che MI riguarda, qui a Melizzano (BN) non è mai venuto e non ha mai assaggiato il MIO olio, quindi perchè devo essere inclusa in questo “fascio” di adulteratori? Chi cavolo è questo “pover’omm” (si dice da queste parti) per infangare il lavoro di chi “fatica” seriamente? E poi con quel riferimento al porto di Napoli, si aggiorni, l’infelice scribacchino, è ormai obsoleto dare tutte le colpe a Napoli di tutti i mali dell’Italia, basta, che palle! Si informi un po’ di più sulle vicende italiane e scopra così che tutta l’Italia come tutto il mondo è paese. E con questo articolo l’illustre scrivano mi spieghi: è una semplice provocazione? A che scopo? Se giusto per far parlare di se’ che vada all’inferno; qui si suda per guadagnarsi ONESTAMENTE il pane, lui invece che fa, per guadagnarsi il suo, buttare la merda sugli altri?
    A CHI IL GIORNALISTA/VIGNETTISTA DEVE FARE QUALCHE PIACERE?
    NON CREDO ASSOLUTAMENTE NELLA BUONA FEDE DELL’ARTICOLO!

  3. Io sinceramente non so lei in che mondo vive, io giro il mondo per lavoro e sono un addetto al settore oleario. La Toscana insieme alla Liguria e l’Umbria ,imbottigliano 60% dell’olio extra vergine esportato dall’Italia, mentre tutti e tre le regioni insieme ne producono meno del 7% , si figuri che l’olio da loro prodotto non basterebbe neanche al consumo interno regionale. Mentre sono i primi importatori Mondiali di olio grezzo ,olio lampante ,poi con artefizzi e contraffazione con clorofilla,betecarotene e magheggi chimici diventa tutto OLIO EXTRA….Miracoloooooooooo……….
    ITALIANOOOOOOOOOOO. Vergognatevi avete rovotato il made in Italy

    • Luigi Caricato scrive:

      Mi sembra la scoperta dell’acqua calda, Ventimiglia. Anzi, i suoi dati non sono nemmeno aggiornati.
      E’ sempre stato così. Sono Liguria, Toscana e Umbria la sede delle più grandi aziende di marca in Italia. Dov’è il problema?
      Non vendono certo l’olio da olive spacciandolo tutto per ligure, toscano o umbro.
      Non confondiamo la sede delle aziende con la provenienza dell’olio, è un errore di prospettiva.
      Dall’affanno nei toni del suo commento la sensazione è che lei stia per scoppiare dalla rabbia.
      Stia tranquillo, i problemi dell’Italia olearia sono ben altri.
      Stia tranquillo, mi creda, non si lasci condizionare dal clima da far west in atto.
      E non parli sempre di contraffazioni, l’allarme lanciato da Coldiretti sta soltanto rovinando in maniera indecorosa il buon nome, e l’economia, del Paese.
      Coraggio, cerchi di essere ottimista e di trovare nel contempo la pace interiore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *