Voci

Facebook è ormai la piazza virtuale che diventa agorà. Tra i tanti messaggi che rivolgo agli “amici”, riporto le indicazioni del mio tour di presentazioni del libro Libero Olio in libero Stato, oltre alla mia gioia per queste tappe pugliesi. E così c’è chi rilancia, con mio grande piacere, la notizia – come è giusto che sia, d’altra parte, creando così una condivisione e una circolarità di pensiero. L’amica Silvia Ruggeri mi dice che il mio libro, fresco di stampa dal 29 settemmbre scorso, Libero Olio in libero Stato, va letto e riletto. Ne sono convinto anch’io. Dovrei rileggerlo io stesso, in verità; e, a ben pensarci, confesso che ho la brutta abitudine di non leggere mai i miei libri dopo la loro pubblicazione. Mi è difficile, non riesco, ho come un blocco. Dopo averci lavorato a lungo, al momento della elaborazione, stesura e rilettura del testo, mi è quasi impossibile riuscire a leggere il libro stampato e consegnato ai lettori. Non l’ho mai fatto in vita mia. Forse perché il libro prima di essere stampato l’ho già interamente (e intensamente) vissuto. Non lo so, ma è così. Per lo meno, questa è la mia situazione personale, non so quella degli altri autori. Io che vengo dala scuola di Giuseppe Pontiggia, posso dire che il Peppo (così come era chiamato dagli amici) non solo rileggeva i suoi libri, ma quando questi venivano ristampati, nel passaggio da hard cover a tascabile, in certi casi ne modificava o integrava addirittura il testo. Un’operazione di grande coraggio, secondo me. Soffermandomi ancora sui post pubblicati sul mio profilo personale facebook, sempre relativi al libro, scrivo che per me le presentazioni del libro, soprattutto l’ultimo, rappresentano delle belle esperienze, molto intense, perché rivivo, quasi, le medesime emozioni di quando ero impegnato in tour con la presentazione del mio romanzo L’olio della conversione. Questo mio ultimo libro è diverso dai miei precedenti dedicati all’olio: c’è il canto e il disincanto. Non so se i produttori d’olio abbiano la sensibilità di capire le mie emozioni profonde, nell’aver scritto il libro e nel presentarlo. A volte me lo chiedo, ho come la sensazione che sia un pubblico diverso, rispetto a quello di altri mondi, di altre realtà, di altri contesti. Alfonso Pascale – un caro amico, ma anche tra gli intellettuali più lucidi e profondi che io conosca, sicuramente il più strutturato e insieme il più visionario in materia di ruralità – commenta così: “Luigi, gli agricoltori hanno senz’altro la sensibilità di capire le tue emozioni, così come gli altri. Non costituiscono un mondo a parte. Non lo sono mai stati finché hanno potuto. Spesso la ricerca di specificità e diversità degli agricoltori sono stati e sono tuttora soltanto un modo per affermare separatezze di comodo. Che a loro non giovano”. Come si può notare, riportando solo qualche traccia di quanto scritto sul social network, e avendo tralasciato altri commenti, altre storie, posso affermare che facebook sia davvero la nuova agorà, nel bene e nel male, è la piaza in cui ci si incontra – nella speranza che si tengano vive anche le piazze reali. Per questo ringrazio molto coloro che hanno organizzato le presentazioni del mio libro. Non riuscirei a ringraziare tutti, qui, viste le tante presentazioni fatte finora, ma sicuramente posso citare, almeno per gli incontri più recenti, di questi giorni, Gabriella Della Monaca, Francesco Nacci e Eustachio Cazzorla, il quale mi lusinga quando scrive: “Sull’olio serve una rivoluzione culturale, con la penna di Luigi si può”. Sì, effettivamente la rivoluzione è possibile. Partendo dal basso, e a piccoli passi.

Questa voce è stata pubblicata in Olivo Matto. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *