L’olio, a produrlo, costa sacrifici

brusaglinoNon c’è lavoro agricolo che non comporti sacrifici. Virgilio nelle Georgiche ha scritto che “il lavoro della terra è duro e nasce da sacrifici” (labor omnia vicit improbus et duris urgens in rebus egestas). Ha proprio ragione. Per questo quando a volte ascolto o leggo le storie quotidiane di chi lavora nei campi scopro un mondo ai più sconosciuto. Tutti, quando vanno al supermercato, acquistano l’olio guardando solo al prezzo, ma ignorano il sacrificio di chi l’olio lo produce. Ecco allora che mi permetto di pubblicare una lettera di Roberta Maccioni, dell’Antico Colle Fiorito. La sua è una lettera che molti altri scriverebbero, con il medesimo tono, la medesima stanchezza di chi è oppresso dallo Stato, dalla sua burocrazia lacerante. E’ un grido di dolore. E’ strano che un agricoltore debba sopportare le fatiche del produrre, del coltivare e nello stesso tempo dover affrontare le insidie delle Istituzioni. Scrive la Maccioni: “Lavoro 15, 16 ore al giorno (ti sto scrivendo alle due di notte), il tutto per arrivare a tamponare le continue richieste dei sanguisuga travestiti da: Imu,  Igea, Artea, Icea, Asl, Provincia, Inps, Inail e mille certificazioni”. Non è uno sfogo. La lettera di Roberta Maccioni, che riporto integralmente, è un grido di dolore che va ascoltato. Intanto, mi viene da pensare a ciò che accade intorno a noi.

La lettera l’ho ricevuta diverse settimane fa, ma resta sempre attuale. Mi unisco ai sentimenti espressi dall’imprenditrice toscana.

Buongiorno Luigi,

l’agricoltura è sempre il mio mondo. Sono stati anni duri, difficili ho sempre lottato, contro le avversità del tempo, contro il pregiudizio delle persone, ce l’ho sempre messa tutta e ce l’ho sempre fatta.

In questo ultimo periodo, sinceramente, mi sento stanca. Lavoro 15, 16 ore al giorno (ti sto scrivendo alle due di notte), il tutto per arrivare a tamponare le continue richieste dei sanguisuga travestiti da: Imu,  Igea, Artea, Icea, Asl, Provincia, Inps, Inail e mille certificazioni.

Da lunedi controllano anche i nostri conti in banca. Dovremo rendere conto di tutte le spese che facciamo. Incredibile!

Io rendo conto di tutto il mio lavoro, e loro  che gestiscono i miei soldi non rendono conto di niente. Se faccio un minimo errore di forma in un registro, è una contravvenzione sicura.

Se costruiscono autostrade, ospedali, porti ecc ecc, se buttano via milioni di euro,  o combinano le cose più disdicevoli, nessuno fa niente!  

Nessuno controlla questo carrozzone Italia!  Non si accorgono che ogni giorno chiudono aziende, negozi, che ogni giorno vengono licenziati padri di famiglia e  si uccidono persone per bene, stroncati dal sistema!

Non voglio angustiarti con questi discorsi. Scusami se mi senti poco, io leggo sempre ciò che scrivi. Sei un grande, come diciamo in Toscana. Tu dici sempre pane al pane e vino al vino, sei una persona pulita, una bella persona.

Grazie per tutto quello che fai per l’agricoltura.

Grazie per quello che fai per noi agricoltori.

Un caro saluto

Roberta Maccioni

Antico Colle Fiorito

 

 

L’immagine a correedo del post è un’opera di Raffaella Brusaglino, espsota questa estate presso Villa La Brilla, a Massarosa.

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Una risposta a L’olio, a produrlo, costa sacrifici

  1. vincenzo nisio scrive:

    Va ascoltata anche perchè vera. Lo si percepisce senza il minimo sforzo.
    Gli agricoltori italiani sono come gli ulivi, stanno alle intemperie e non muoiono mai, sopportano ogni evento, non dicono mai di no, sono sempre pronti a darti il massimo con il minimo ricevuto.
    E non reagiscono mai.

    L’agricoltura – ed in particolare l’olivicoltura – hanno bisogno di un aiuto.
    Noi, operatori del settore, ci sentiamo vicini agli agricoltori ed agli olivicoltori e per quanto possiamo ci dedichiamo volentieri a loro e alla loro attività.

    Grazie a Roberta della bella lettera e grazie al Caricato per la pubblicazione.
    Un Cordiale Saluto

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